CITTÀ DEL VATICANO - Francesco e il primate della Chiesa anglicana Justin Welby si sono incontrati oggi nella Chiesa dei Santi Andrea e Gregorio al Celio dove hanno ricordato l'incontro di cinquant'anni fa tra Paolo VI e l'allora primate anglicano, Michael Ramsey.
Insieme, ed è il motivo più importante dell'incontro, hanno formato una Dichiarazione comune che apre fra le due Chiese una nuova stagione missionaria: "Possiamo e dobbiamo essere uniti nella causa comune di sostenere e difendere la dignità di tutti gli uomini". In sostanza, Bergoglio e Welby non nascondo le divergenze fra le due Chiese, ma in qualche modo le mettono in secondo piano per lasciare spazio a una nuova unità sul piano pratico, sul piano pastorale.
Gli ostacoli che dividono le due Chiese sono "seri". Ma, dicono, "non siamo scoraggiati". "Con fiducia e gioia nello Spirito Santo confidiamo che il dialogo e il mutuo impegno renderanno più profonda la nostra comprensione e ci aiuteranno a discernere la volontà di Cristo per la sua Chiesa".
I disaccordi riguardano l'ordinazione delle donne e più recenti questioni relative alla sessualità umana. In sostanza, la Chiesa anglicana dal 1992 permette il sacerdozio alle donne, che possono arrivare fino alla carica di vescovo. Mentre il clero può sposarsi. Inoltre, sul piano della sessualità, è nota la recente apertura dell'arcivescovo di Canterbury alle nozze omosessuali. Due consuetudini che la Chiesa cattolica non ammette. E, a motivo delle quali, l'unità resta ancora un miraggio.
Eppure la strada della stessa unità, sul piano pratico, è possibile. "Il mondo - scrivono i due - deve vederci testimoniare, nel nostro operare insieme, questa fede comune in Gesù. Possiamo e dobbiamo lavorare insieme per proteggere e preservare la nostra casa comune: vivendo, istruendo e agendo in modo da favorire una rapida fine della distruzione ambientale, che offende il Creatore e degrada le sue creature, e generando modelli di comportamento individuali e sociali che promuovano uno sviluppo sostenibile e integrale per il bene di tutti. Possiamo, e dobbiamo, essere uniti nella causa comune di sostenere e difendere la dignità di tutti gli uomini. La persona umana è declassata dal peccato personale e sociale. In una cultura dell'indifferenza, muri di estraneazione ci isolano dagli altri, dalle loro lotte e dalle loro sofferenze, che anche molti nostri fratelli e sorelle in Cristo oggi patiscono".
Insieme, ed è il motivo più importante dell'incontro, hanno formato una Dichiarazione comune che apre fra le due Chiese una nuova stagione missionaria: "Possiamo e dobbiamo essere uniti nella causa comune di sostenere e difendere la dignità di tutti gli uomini". In sostanza, Bergoglio e Welby non nascondo le divergenze fra le due Chiese, ma in qualche modo le mettono in secondo piano per lasciare spazio a una nuova unità sul piano pratico, sul piano pastorale.
Gli ostacoli che dividono le due Chiese sono "seri". Ma, dicono, "non siamo scoraggiati". "Con fiducia e gioia nello Spirito Santo confidiamo che il dialogo e il mutuo impegno renderanno più profonda la nostra comprensione e ci aiuteranno a discernere la volontà di Cristo per la sua Chiesa".
I disaccordi riguardano l'ordinazione delle donne e più recenti questioni relative alla sessualità umana. In sostanza, la Chiesa anglicana dal 1992 permette il sacerdozio alle donne, che possono arrivare fino alla carica di vescovo. Mentre il clero può sposarsi. Inoltre, sul piano della sessualità, è nota la recente apertura dell'arcivescovo di Canterbury alle nozze omosessuali. Due consuetudini che la Chiesa cattolica non ammette. E, a motivo delle quali, l'unità resta ancora un miraggio.
Eppure la strada della stessa unità, sul piano pratico, è possibile. "Il mondo - scrivono i due - deve vederci testimoniare, nel nostro operare insieme, questa fede comune in Gesù. Possiamo e dobbiamo lavorare insieme per proteggere e preservare la nostra casa comune: vivendo, istruendo e agendo in modo da favorire una rapida fine della distruzione ambientale, che offende il Creatore e degrada le sue creature, e generando modelli di comportamento individuali e sociali che promuovano uno sviluppo sostenibile e integrale per il bene di tutti. Possiamo, e dobbiamo, essere uniti nella causa comune di sostenere e difendere la dignità di tutti gli uomini. La persona umana è declassata dal peccato personale e sociale. In una cultura dell'indifferenza, muri di estraneazione ci isolano dagli altri, dalle loro lotte e dalle loro sofferenze, che anche molti nostri fratelli e sorelle in Cristo oggi patiscono".