Il Papa in Svezia: "Superiamo le controversie e purifichiamo il nostro passato"
dal nostro inviato PAOLO RODARI
Francesco arriva in occasione della commemorazione del quinto centenario della Riforma luterana. Una tappa storica per l'importanza della data: "La nostra divisione si allontanava dall'intuizione originaria del popolo di Dio"
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MALMOE (Svezia) - «Non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza che la separazione ha prodotto tra noi. Abbiamo la possibilità di riparare a un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni gli altri». Anche perché si deve «riconoscere» con «onestà» «che la nostra divisione si allontanava dal disegno originario del popolo di Dio» «ed è stata storicamente perpetuata da uomini di potere di questo mondo più che per la volontà del popolo fedele». Sono le prime ore del pomeriggio quando Francesco arriva nella cattedrale luterana di Lund per uno dei momenti più significativi di tutto il suo viaggio in Svezia: la preghiera ecumenica comune.
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Cinquecento anni dopo lo strappo di Lutero, la cui «esperienza ci interpella», Francesco arriva in Svezia per commemorare la Riforma ed entra subito in medias res: siamo qui per superare le divisioni, per «purificare il nostro passato» e «lavorare sul presente». La strada è «chiedere perdono insieme» per le colpe del passato: «Dio solo è giudice», ha detto il Papa. E ancora: «Si deve riconoscere con la stessa onestà e amore che la nostra divisione si allontanava dalla intuizione originaria del popolo di Dio, che aspira naturalmente a rimanere unito, ed è stata storicamente perpetuata da uomini di potere di questo mondo più che per la volontà del popolo fedele, che sempre e in ogni luogo ha bisogno di essere guidato con sicurezza e tenerezza dal suo Buon Pastore. Tuttavia, c’era una sincera volontà da entrambe le parti di professare e difendere la vera fede, ma siamo anche consapevoli che ci siamo chiusi in noi stessi per paura o pregiudizio verso la fede che gli altri professano con un accento e un linguaggio diversi».
Papa Bergoglio riconosce che occorre essere grati della Riforma stessa: «Con gratitudine riconosciamo che la Riforma ha contribuito a dare maggiore centralità alla Sacra Scrittura nella vita della Chiesa». Il suo è dunque uno sguardo positivo, per nulla chiuso o timoroso verso una stagione che ha comunque voluto purificare la stessa Chiesa da situazioni inaccettabili e non più condivisibili.
Ma Lutero è stato importante anche per la spinta, la domanda che ha originato il suo passo verso la Riforma: «L’esperienza spirituale di Martin Lutero ci interpella e ci ricorda che non possiamo fare nulla senza Dio. “Come posso avere un Dio misericordioso?”. Questa è la domanda che costantemente tormentava Lutero. In effetti, la questione del giusto rapporto con Dio è la questione decisiva della vita. Come è noto, Lutero ha scoperto questo Dio misericordioso nella Buona Novella di Gesù Cristo incarnato, morto e risorto. Con il concetto di “solo per grazia divina”, ci viene ricordato che Dio ha sempre l’iniziativa e che precede qualsiasi risposta umana, nel momento stesso in cui cerca di suscitare tale risposta. La dottrina della giustificazione, quindi, esprime l’essenza dell’esistenza umana di fronte a Dio».
Andare incontro ai fratelli luterani, condividere la loro storia, valorizzare ciò che è stato, la positività che nonostante le divisioni ha portato l’azione di Martin Lutero. È questo anche il senso della Dichiarazione congiunta cattolico-luterana che sempre a Lund Francesco e vescovo Munib Yunan presidente della Lwf, la Federazione Luterana mondiale, hanno sottoscritto. Un testo breve ma significativo. Molta acqua è passata sotto i ponti da quando Lutero cinquecento anni fa iniziò la Riforma. Da cinquant’anni, in particolare, il cammino ecumenico ha aiutato «a superare molte differenze e hanno approfondito la comprensione e la fiducia tra di noi. Al tempo stesso, ci siamo riavvicinati gli uni agli altri tramite il comune servizio al prossimo, spesso in situazioni di sofferenza e di persecuzione. Attraverso il dialogo e la testimonianza condivisa non siamo più estranei. Anzi, abbiamo imparato che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide».
Certo, «differenze teologiche sono state accompagnate da pregiudizi e conflitti e la religione è stata strumentalizzata per fini politici». Ma ora «la nostra comune fede in Gesù Cristo e il nostro battesimo esigono da noi una conversione quotidiana, grazie alla quale ripudiamo i dissensi e i conflitti storici che ostacolano il ministero della riconciliazione. Mentre il passato non può essere cambiato, la memoria e il modo di fare memoria possono essere trasformati. Preghiamo per la guarigione delle nostre ferite e delle memorie che oscurano la nostra visione gli uni degli altri. Rifiutiamo categoricamente ogni odio e ogni violenza, passati e presenti, specialmente quelli attuati in nome della religione. Oggi ascoltiamo il comando di Dio di mettere da parte ogni conflitto. Riconosciamo che siamo liberati per grazia per camminare verso la comunione a cui Dio continuamente ci chiama».
Lutero ha provocato anche una ferita. Ma, scrivono i due, «desideriamo ardentemente che questa ferita nel Corpo di Cristo sia sanata. Questo è l’obiettivo dei nostri sforzi ecumenici, che vogliamo far progredire, anche rinnovando il nostro impegno per il dialogo teologico». E ancora: «Oggi, in particolare, noi alziamo le nostre voci per la fine della violenza e dell’estremismo che colpiscono tanti Paesi e comunità, e innumerevoli sorelle e fratelli in Cristo».