Vaticano

Papa Francesco nella veglia pasquale sferza i cristiani "pusillanimi" davanti a ingiustizie

Papa Francesco battezza il nigeriano John Ogah (afp)
Il pontefice contesta: "Troppi silenzi". E invita a mobilitarsi, ciascuno "con la quota di potere che abbiamo". Battezzati 8 adulti: c'è anche il migrante eroe che disarmò un rapinatore
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ROMA - La sferzata pasquale di papa Francesco ha i toni inequivocabili delle parole usate durante la veglia presieduta nella basilica di San Pietro. Si rivolge ai cristiani ma li chiama "discepoli" per accostarli a coloro che abbandonarono Gesù nelle ore della Passione. E come quelli furono incapaci di reagire duemila anni fa, anche il cristiano di oggi, dice il Papa, "si trova intirizzito e paralizzato, senza sapere dove andare di fronte a tante situazioni dolorose che lo opprimono e lo circondano".

L'escamotage omiletico del Papa è chiaro e costante. Nel suo parallelo, il cristiano contemporaneo è come quello dele pagine più difficili del Vangelo, "immerso in una routine schiacciante che lo priva della memoria" e che "lo abitua al si è fatto sempre così". E’ "ottenebrato", tanto da essere incapace di scandalizzarsi, come lo fu quello di duemila anni fa quando il sommo sacerdote manda a morte ingiustamente un uomo sacrificandolo al miraggio di un ipotetico benessere comune.

"Di fronte all’ingiustizia che ha condannato il Maestro, i discepoli hanno fatto silenzio - ricorda Bergoglio -; di fronte alle calunnie e alla falsa testimonianza subite dal Maestro, i discepoli hanno taciuto. Durante le ore difficili e dolorose della Passione, i discepoli hanno sperimentato in modo drammatico la loro incapacità di rischiare e di parlare in favore del Maestro; di più, lo hanno rinnegato, si sono nascosti, sono fuggiti, sono stati zitti". E’ un discepolo "ammutolito", scoraggiato tanto da credere che "non si può fare nulla per vincere tante ingiustizie che vivono nella loro carne tanti nostri fratelli". Vittima di "determinismi uniformanti e paralizzanti".

Ai cristiani contemporanei Jorge Mario Bergoglio ricorda che celebrare la Pasqua significa proprio vincere "quell’atteggiamento pusillanime che tante volte ci assedia e cerca di seppellire ogni tipo di speranza". Si tratta di rispondere a un annuncio gridato "in mezzo ai nostri silenzi" per sostenere la speranza e trasformarla "in gesti concreti di carità". Pasqua, spiega il Papa, significa "rompere le abitudini ripetitive" e quindi "rinnovare la nostra vita, le nostre scelte e la nostra esistenza". Un invito che viene rivolto "là dove ci troviamo, in ciò che facciamo e che siamo; con la quota di potere che abbiamo". E Bergoglio incalza: "Vogliamo partecipare a questo annuncio di vita o resteremo muti davanti agli avvenimenti?".

Una provocazione che, nella notte della veglia, si è fermata all'annuncio evangelico, ma potrebbe proiettarsi su richiami più espliciti all'attualità già nel messaggio che il Papa pronuncerà nel giorno di Pasqua, alle 12, a margine della benedizione Urbi et orbi dalla loggia di San Pietro, dopo la messa in programma alle 10 all'interno della basilica.

Il rito celebrato oggi da Francesco ha visto anche il battesimo di otto adulti provenienti da Albania, Italia, Nigeria, Perù e Stati Uniti. Tra loro anche John Ogah, il migrante nigeriano di 31 anni che a settembre affrontò e disarmò un malvivente che aveva appena rapinato un supermercato alla periferia di Roma brandendo una mannaia. Padrino di battesimo è stato per lui Nunzio Carbone, il comandante della Compagnia carabinieri di Roma Casilina che per primo prese a cuore la sua vicenda e lo sostenne nella richiesta di permesso di soggiorno che infatti ha recentemente ottenuto. E lui ha scelto, come nome di battesimo Francesco, proprio in onore del Papa. Benedetto XVI - è stato comunicato da suo segretario personale, Georg Gaenswein - ha presieduto invece la veglia in forma privata nel monastero dove vive all'interno del Vaticano.