I 40 anni del Centro Astalli, il Papa: troppo spesso i migranti "si scontrano con un deserto di umanità"
di Paolo Rodari , di Paolo RodariNel cuore di Roma il Centro Astalli è impegnato da quarant'anni in attività e servizi che hanno l'obiettivo di accompagnare, servire e difendere i diritti di chi arriva in Italia in fuga da guerre e violenze, non di rado anche dalla tortura. Guidato dai gesuiti, il Centro è un punto di riferimento anche per il Papa che nella sua mensa è entrato in visita il 10 settembre del 2013 e ha incontrato circa 400 tra rifugiati e volontari.
Oggi, per i suoi 40 anni, il Centro ha inaugurato la mostra "Volti al futuro", venti ritratti di rifugiati accolti, realizzati da Francesco Malavolta nelle strade di Roma. La mostra, che fino al 28 novembre è es…
Nel cuore di Roma il Centro Astalli è impegnato da quarant'anni in attività e servizi che hanno l'obiettivo di accompagnare, servire e difendere i diritti di chi arriva in Italia in fuga da guerre e violenze, non di rado anche dalla tortura. Guidato dai gesuiti, il Centro è un punto di riferimento anche per il Papa che nella sua mensa è entrato in visita il 10 settembre del 2013 e ha incontrato circa 400 tra rifugiati e volontari.
Oggi, per i suoi 40 anni, il Centro ha inaugurato la mostra "Volti al futuro", venti ritratti di rifugiati accolti, realizzati da Francesco Malavolta nelle strade di Roma. La mostra, che fino al 28 novembre è esposta nella berniniana chiesa di Sant'Andrea al Quirinale, è stata inaugurata dal cardinale Angelo De Donatis, Vicario di Papa Francesco per la Diocesi di Roma, dal cardinale Michael Czerny, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati della Santa Sede, dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri.
"Non vogliamo celebrare il passato - ha detto padre Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli - ma vogliamo impegnarci da oggi a costruire il futuro con i rifugiati. Per questo siamo qui, per rinnovare il nostro impegno nella costruzione di comunità aperte e solidali in cui i migranti vengano percepiti come una ricchezza, come un dono. Noi da 40 anni a Roma lo sperimentiamo ogni giorno. Operatori e volontari sono testimoni credibili della bellezza dell'incontro con i rifugiati".
Per l'occasione ha mandato un saluto introduttivo anche Papa Francesco: "Pensando a voi rifugiati - ha scritto - mi viene in mente il popolo di Israele che per 40 anni cammina nel deserto, prima di entrare nella Terra Promessa. Liberato dalla schiavitù, ha impiegato il tempo di una generazione per costituirsi come popolo". Così "molti tra voi sono dovuti scappare da condizioni di vita assimilabili a quelle della schiavitù". Durante il viaggio "troppo spesso vi scontrate con un deserto di umanità", mentre "nazionalismi e populismi si riaffacciano a diverse latitudini, la costruzione di muri e il ritorno dei migranti in luoghi non sicuri appaio come l'unica soluzione di cui i governi siano capaci per gestire la mobilità umana". Nonostante tutto sono tanti "i segni di speranza". E i rifugiati sono "segno e volto di questa speranza", nell'augurio che "si realizzi veramente la cultura dell'incontro"