Vaticano

Il cardinale Ruini ricoverato in terapia intensiva: “È vigile, condizioni stabili”. Non si esclude un miglioramento

Il cardinale Camillo Ruini
Il cardinale Camillo Ruini 

Ieri sera ha avuto un infarto. Oggi ha fatto la comunione ed è di “discreto buon umore”. Se i parametri continuassero a migliorare, domani potrebbe essere trasferito in altro reparto

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Il cardinale Camillo Ruini, 93 anni, ex presidente della Conferenza episcopale italiana, è ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Gemelli di Roma.

"Nella tarda serata di ieri il cardinale Camillo Ruini è stato ricoverato d'urgenza presso il Policlinico Gemelli per un dolore toracico", riferisce lo stesso ospedale in una nota. “In considerazione dell'età avanzata e della storia clinica del cardinale, si è reso necessario il ricovero in Terapia intensiva cardiologica. Il paziente è vigile e collaborante e le sue condizioni cliniche sono al momento stabili. Prosegue il monitoraggio e le terapie".

Il cardinale, a quanto apprende Repubblica, oggi ha fatto la comunione ed è di "discreto buon umore". Se i parametri continueranno a migliorare, come avvenuto in queste ore, non è escluso che domani esca dalla terapia intensiva.

Il ricovero ieri sera

Il porporato, ha riferito l’Ansa citando fonti del Vicariato di Roma, si è sentito male nel tardo pomeriggio di ieri, probabilmente a causa di un infarto, e ora è in rianimazione all'ospedale romano dove ieri sera era stato trasportato d'urgenza. Da quanto si apprende oggi è circolato un messaggio nel quale il vescovo Guerino di Tora invitava a pregare per la sua salute.

L’ascesa con Giovanni Paolo II

Nato a Sassuolo, provincia di Modena, il 19 febbraio 1931, Ruini, licenziato in filosofia e teologia alla Pontificia università Gregoriana negli anni che hanno preceduto il Concilio vaticano II, è stato ordinato sacerdote nel 1954. Nel 1983 è stato nominato vescovo ausiliare di Reggio Emilia da papa Giovanni Paolo II, che già nei primi anni di pontificato aveva posato l’occhio su questo giovane sacerdote brillante, efficiente e che, in una delle regioni più rosse d’Italia, non nascondeva un profondo anti-comunismo. Segretario generale della Cei nel 1986, Karol Wojtyla nel 1991 lo nomina vicario generale per la diocesi di Roma, lo crea cardinale e lo promuove presidente della Conferenza episcopale italiana. Una posizione che ricopre fino all’era di Benedetto XVI: nel 2006 lascia infatti la guida della Cei al cardinale Angelo Bagnasco, l’anno dopo gli succede alla guida del Vicariato il cardinale Agostino Vallini.

L’era dei “valori non negoziabili”

Il cardinale Ruini ha incarnato un’era ecclesiale, rendendo la Cei, al momento della fine della Democrazia cristiana, protagonista della politica italiana con l’avvento del bipolarismo e la discesa in campo di Silvio Berlusconi, che il cardinale considerava un amico. Amico in gioventù di Romano Prodi (nel 1969 celebrò il matrimonio con Flavia) il porporato non ha approvato la nascita del Partito democratico dalla fusione della cultura cattolica e quella post-comunista. La sua strategia, imperniata sulla difesa di “valori non negoziabili”, è passa da scelte a volta dirompenti: Ruini schierò la Cei per l’astensione in occasione del referendum sulla procreazione medicalmente assistita (2005), quando nel 2006 Piergiorgio Welby scelse di morire, con l’aiuto dei radicali, il cardinale gli vietò i funerali religiosi, nel 2007 mobilita in piazza San Giovanni in Laterano il primo Family day, raduno di tutte le sigle cattoliche contro il progetto di una legge per regolarizzare le coppie dello stesso sesso.

Gli ultimi anni

Ruini ha guidato la Chiesa italiana con piglio deciso e non ha avuto rapporti facili né con il cardinale Segretario di Stato di Wojtyla, Angelo Sodano, né con quelo di Benedetto XVI, Tarcisio Bertone. Nel 2009 il Giornale diretto da Vittorio Feltri attaccò uno dei suoi collaboratori più fidati, Dino Boffo, con rivelazioni che lo indussero a lasciare la guida del quotidiano Avvenire. Si è parlato del suo nome per il Conclave del 2005. Nel 2013 ha accolto la rinuncia di Benedetto XVI al pontificato con un breve comunicato dal quale traspariva disappunto. Non è mai entrato in sintonia con papa Francesco. In un colloquio recentemente pubblicato dal Corriere della sera ha parlato della morte e dell’aldilà: "Più che paura provo pentimento non solo per i peccati commessi ma per le tante cose che avrei potuto fare e non ho fatto. Ho dedicato troppo tempo a me e ai miei libri, anche se mi rincuora l'affetto di tante persone".

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