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La Cei: “L’aborto è passato per diritto, è grave. Rimuoviamo le sue cause economiche e sociali”

(ansa)

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I vescovi riecheggiano papa Francesco quando denunciano “pochi figli e troppi animali domestici”. E ribadiscono le critiche a procreazione medicalmente assistita e gestazione per altri
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In Italia c’è una “scarsa o nulla percezione” della “gravità” dell’aborto, “tanto da farlo passare per un “diritto””, tra virgolette, secondo la Conferenza episcopale italiana, che nel messaggio per la Giornata nazionale della vita denuncia il fatto che una società giusta dovrebbe rimuovere le circostanze che costringono a una “decisione drammatica” la donna che “interrompe la gravidanza per problemi economici o sociali”.

La legge 194

“Il riconoscimento del “diritto all’aborto” è davvero indice di civiltà e espressione di libertà?”, si domanda la Cei, guidata dal cardinale Matteo Zuppi: “Quando una donna interrompe la gravidanza per problemi economici o sociali (le statistiche dicono che sono le lavoratrici, le single e le immigrate a fare maggior ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza) esprime una scelta veramente libera, o non è piuttosto costretta a una decisione drammatica da circostanze che sarebbe giusto e “civile” rimuovere?”.

Alcune “interpretazioni della legge 194/…

In Italia c’è una “scarsa o nulla percezione” della “gravità” dell’aborto, “tanto da farlo passare per un “diritto””, tra virgolette, secondo la Conferenza episcopale italiana, che nel messaggio per la Giornata nazionale della vita denuncia il fatto che una società giusta dovrebbe rimuovere le circostanze che costringono a una “decisione drammatica” la donna che “interrompe la gravidanza per problemi economici o sociali”.

La legge 194

“Il riconoscimento del “diritto all’aborto” è davvero indice di civiltà e espressione di libertà?”, si domanda la Cei, guidata dal cardinale Matteo Zuppi: “Quando una donna interrompe la gravidanza per problemi economici o sociali (le statistiche dicono che sono le lavoratrici, le single e le immigrate a fare maggior ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza) esprime una scelta veramente libera, o non è piuttosto costretta a una decisione drammatica da circostanze che sarebbe giusto e “civile” rimuovere?”.

Alcune “interpretazioni della legge 194/78, che si poneva l’obiettivo di eliminare la pratica clandestina dell’aborto”, scrive la Cei, “nel tempo abbiano generato nella coscienza di molti la scarsa o nulla percezione della sua gravità, tanto da farlo passare per un “diritto””, mentre per i vescovi “la difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano”. La Cei mette sullo stesso piano, nel testo, i “tanti bambini che perdono la vita nei teatri di guerra”, “quelli che muoiono nei tragitti delle migrazioni per mare o per terra”, “quanti sono vittime delle malattie o della fame nei Paesi più poveri della terra” e “quelli cui è impedito di nascere”.

Denatalità e politica

Nell’annuale messaggio per la Giornata per la vita, che la Chiesa celebra il prossimo 2 febbraio e che è stato pubblicato oggi, l’episcopato italiano si concentra sul tema della denatalità: “Se la questione della natalità dovesse diventare la bandiera di qualcuno contro qualcun altro, la sua portata ne risulterebbe svilita e le scelte relative sarebbero inevitabilmente instabili, soggette a cambi di maggioranza o agli umori dell’opinione pubblica”.

“Pochi figli e troppi animali domestici”

La Conferenza episcopale italiana riecheggia le ripetute critiche formulate da papa Francesco a coloro che ai figli preferiscono “un gatto o un cagnolino”, quando afferma che in Italia ci sono “pochi figli e troppi pets”, ossia “l’aumento esponenziale degli animali domestici, che richiedono impegno e risorse economiche, e a volte vengono vissuti come un surrogato affettivo che appare assai riduttivo rispetto al valore incomparabile della relazione con i bambini”.

Pma e gestazione per altri

Nel suo messaggio, infine, la Cei accenna alla procreazione medicalmente assistita e alla gestazione per altri quando affronta la questione del “desiderio di diventare genitori a qualsiasi costo, che interessa coppie o single, cui le tecniche di riproduzione assistita offrono la possibilità di superare qualsiasi limitazione biologica, per ottenere comunque un figlio, al di là di ogni valutazione morale”.

Secondo i vescovi “le persone che avvertono la mancanza di figli vanno accompagnate a una generatività e a una genitorialità non limitate alla procreazione, ma capaci di esprimersi nel prendersi cura degli altri e nell’accogliere soprattutto i piccoli che vengono rifiutati, sono orfani o migranti “non accompagnati”. Questo ambito – scrive la Cei – richiede una più puntuale regolamentazione giuridica, sia per semplificare le procedure di affido e adozione che per impedire forme di mercificazione della vita e di sfruttamento delle donne come “contenitori” di figli altrui”.

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