Il Venerdì

La Swastika buona: storia di un villaggio che non vuole cambiare nome

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Swastika è un villaggio di quattro case, due chiese, un ufficio postale e una stazione dei pompieri che si trova nell'Ontario, in Canada. Si chiama così perché è nato nel 1908 accanto a una miniera d’oro, la Swastika Gold Mine. E la miniera si chiamava così perché per millenni la svastica è stato un simbolo di buona sorte, pace e prosperità pressoché universale. Tanto che ancora ai primi del Novecento compariva nei distintivi dei boy-scout, nella testata del giornalino di un’associazione americana per ragazze di buona famiglia, in marchi e pubblicità dei prodotti più disparati, Coca-Cola compresa. Lo racconta l’art director americano Steven Heller nel suo libro Storia universale della svastica (Utet) a cui Matteo Tonelli dedica un articolo pieno di notizie e curiosità nel numero di oggi del Venerdì.

Tutto naturalmente cambiò quando Hitler – appellandosi a una presunta origine "ariana" della svastica – ne fece l'emblema del suo partito. La croce uncinata è diventata il simbolo dell’odio, della discriminazione, dello sterminio. E, ammette lo stesso Heller, nessun "recupero" è possibile, visto l'uso che continuano a farne neonazisti, razzisti e suprematisti di tutto il mondo. Interessante notare come la trasformazione fu repentina: già nel 1937, solo quattro anni dopo l’ascesa di Hitler al potere e ben prima della guerra e della Shoah, la scrittrice inglese Katharine Burdekin intitolava Swastika night un romanzo distopico ambientato in un futuro in cui il nazismo ha trionfato e Hitler viene venerato come un Dio. (In Italia La notte della svastica è pubblicato da Sellerio).
Solo i minatori dell’Ontario hanno tenuto duro. Durante la Seconda guerra mondiale qualcuno provò a ribattezzare il loro villaggio Winston, come Churchill, ma loro risposero che il nome Swastika stava lì da ben prima di Hitler e andava benissimo così. Suo malgrado però, il paesino un collegamento con il Führer ce l’ha. Lì sarebbe stata concepita Unity, una delle molto aristocratiche e molto eccentriche sei sorelle Mitford, rampolle di una grande famiglia inglese di proprietari di miniere. La sorella maggiore, Nancy Mitford, è stata una famosa romanziera: Natalia Aspesi l'ama molto e ne ha scritto sullo scorso numero del Venerdì. Unity invece divenne fervente nazista, intima amica e forse amante di Hitler, fino a tentare il suicidio allo scoppio della guerra. Forse la svastica era nel suo destino, o forse inventò la storia del concepimento proprio per affascinare il Führer. Di questo comunque i bravi minatori swastikesi non hanno alcuna colpa.

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