Quelle due o tre case che nell'immagine satellitare accanto al titolo si scorgono a stento, mimetizzate tra la roccia gialla e gli sterpi del deserto dello Utah, rispondono all'indirizzo postale 2j6p+8p Tselakai Dezza. Per spedire un pacco all'altro minuscolo agglomerato qui sotto dovete invece mettere sulla busta 29cx+9h, Mexican Water.
Siamo nel cuore della Navajo Nation, la sterminata riserva indiana che si estende su oltre 70 mila chilometri quadrati attraversando tre Stati Usa (oltre allo Utah, il New Mexico e l'Arizona). Qui abitano alcuni tra i più poveri e discriminati esponenti della più povera e discriminata minoranza etnica del Paese: quella dei nativi americani. Molti di loro un indirizzo vero e proprio non l'hanno mai avuto: ricorrono a caselle postali nel villaggio più vicino o a sommarie indicazioni stradali. Ma senza un vero indirizzo è difficile comparire nel censimento o registrarsi per votare, per non parlare di quando bisogna far arrivare un'ambulanza. Così, raccontano Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni nel reportage che pubblichiamo sul Venerdì del 24 luglio e nel videoreportage che lo accompagna, gli attivisti nativi hanno ottenuto che come indirizzi fossero accettati i Plus Codes, le coordinate abbreviate assegnate secondo un sistema messo a disposizione da Google. È una delle iniziative per far diventare "visibile" una comunità dispersa e rimasta a lungo senza voce. E magari per giocare un ruolo decisivo alle prossime elezioni, naturalmente contro Trump, già bersaglio delle proteste degli indiani al monte Rushmore lo scorso 4 luglio.
I Plus Codes possono indicare qualunque punto del globo: per divertirvi a trovare quello di casa vostra, cliccate qui e inserite l'indirizzo. Noi della redazione del Venerdì siamo al VF8W+H9 di Roma, Italy, ma non so se mettendolo sulla busta i pacchi arriverebbero lo stesso.
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Siamo nel cuore della Navajo Nation, la sterminata riserva indiana che si estende su oltre 70 mila chilometri quadrati attraversando tre Stati Usa (oltre allo Utah, il New Mexico e l'Arizona). Qui abitano alcuni tra i più poveri e discriminati esponenti della più povera e discriminata minoranza etnica del Paese: quella dei nativi americani. Molti di loro un indirizzo vero e proprio non l'hanno mai avuto: ricorrono a caselle postali nel villaggio più vicino o a sommarie indicazioni stradali. Ma senza un vero indirizzo è difficile comparire nel censimento o registrarsi per votare, per non parlare di quando bisogna far arrivare un'ambulanza. Così, raccontano Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni nel reportage che pubblichiamo sul Venerdì del 24 luglio e nel videoreportage che lo accompagna, gli attivisti nativi hanno ottenuto che come indirizzi fossero accettati i Plus Codes, le coordinate abbreviate assegnate secondo un sistema messo a disposizione da Google. È una delle iniziative per far diventare "visibile" una comunità dispersa e rimasta a lungo senza voce. E magari per giocare un ruolo decisivo alle prossime elezioni, naturalmente contro Trump, già bersaglio delle proteste degli indiani al monte Rushmore lo scorso 4 luglio.
I Plus Codes possono indicare qualunque punto del globo: per divertirvi a trovare quello di casa vostra, cliccate qui e inserite l'indirizzo. Noi della redazione del Venerdì siamo al VF8W+H9 di Roma, Italy, ma non so se mettendolo sulla busta i pacchi arriverebbero lo stesso.
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