Il Venerdì

Patrick c'è: la prigione dov'è rinchiuso Zaki

(fotogramma)
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Dove comincia, dove finisce il carcere di Tora, alla periferia del Cairo, dove è rinchiuso Patrick George Zaky? Da qualche parte in qualcuno degli anonimi edifici che si vedono sulle mappe satellitari di Google, tra le mura color sabbia che si confondono con l'arido terreno della periferia del Cairo, c'è la cella in cui è detenuto. Era stato arrestato per "diffusione di informazioni dannose per lo Stato e propaganda contro lo Stato stesso" il 7 febbraio, al  ritorno da Bologna, dove studiava.
 
Tora è una delle più famose e famigerate prigioni egiziane: ha "ospitato" tra gli altri gli ultimi due ex presidenti, Hosni Mubarak, rovesciato dalle manifestazioni della Primavera araba, e Mohammed Morsi, eletto nel 2012, poi deposto nel colpo di Stato anti-Fratelli Musulmani guidato dall'attuale presidente Al Sisi e infine morto per arresto cardiaco durante un'udienza in tribunale nel 2019. Ma si contano a decine, a centinaia, gli oppositori del regime che sono vissuti, e troppe volte morti, tra quelle mura. E non si contano le denunce di sovraffollamento, maltrattamenti, torture, il tutto oggi aggravato dalla diffusione del Covid-19 (vedi l'allarme lanciato da Human Rights Watch solo pochi giorni fa). Sono interessanti anche le "recensioni" degli utenti che compaiono su Google, facilmente tradotte dall'app: "Libertà per i detenuti", "non adatto all'uso umano", ecc.
 
Patrick Zaky resta detenuto almeno fino a fine agosto, l'ultimo ricorso è stato respinto solo lunedì 27. L'unica buona notizia è che gli è stato permesso di partecipare all'udienza in tribunale e che gli avvocati l'hanno trovato in buona salute, anche se molto dimagrito Nell'intervista di Francesca Caferri pubblicata sul numero del 31 luglio, sua sorella Marise spiega al Venerdì come la famiglia tenta di mantenere il contatto con lui: «Il venerdì lo passo in casa con la mamma a preparare le cose da portare in carcere a Patrick. E il sabato in fila davanti alla prigione. Arriviamo alle sei del mattino e restiamo in attesa, insieme a tante altre famiglie che sono lì per lo stesso motivo, in fila e senza parlare con nessuno: passano ore e ore, fino a quando una guardia prende la busta con le provviste che abbiamo cucinato, le altre poche cose ammesse, ci scrive sopra il nome di Patrick e va via. La nostra giornata finisce così». 

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