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L'astronave sull'autostrada e la nostalgia del futuro

L'interno dell'autogrill Villoresi ovest in una foto pubblicata da Life negli anni 60 
VIAGGI DA FERMO Abbattuto e ricostruito l'autogrill Villoresi ovest, icona del boom degli anni Sessanta. Dalla nostra newsletter: abbonatevi qui
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Fino all'anno scorso era così, come l'aveva progettato l'architetto Angelo Bianchetti nel 1958: l'autogrill Villoresi ovest, storico avamposto sull'Autostrada dei Laghi, nota anche con il più burocratico nome di Lainate-Como-Chiasso. Oggi restano in piedi gli avveniristici archi d'acciaio autoportanti, mentre l'"astronave" sottostante (cioè l'autogrill vero e proprio) è stata buttata giù. La società Autogrill rassicura: si tratta di una "ricostruzione conservativa del design originale" per "migliorare la struttura e ottimizzarla dal punto di vista estetico ed energetico". I lavori, dopo l'interruzione causa Covid, sono ripresi alacremente, la ricostruzione è già in fase avanzata (come testimonia un servizio di fine luglio sul sito legnanonews) e insomma, giurano, l'autogrill rinascerà come e meglio di prima, un po' più sicuro, un po' più funzionale, con un po' di cubatura in più. 
 
Certo se ne va un pezzo di storia dell'architettura del nostro Paese. La "piramide spaziale" di Bianchetti diventò subito un'icona del boom economico, tanto da finire su un servizio della rivista Life che celebrava la rinascita italiana. Ad avere l'idea di disseminare "ristoranti per automobilisti" lungo le nascenti autostrade, e a inventarsi il nome stesso, "autogrill", fu l'industriale Angelo Pavesi (quello dei Pavesini): in 30 anni, su suo incarico, Bianchetti ne progettò una settantina. Simone Colafranceschi ha raccontato quell'epopea nel libro Autogrill. Una storia italiana (il Mulino). Oggi gli autogrill sono luoghi (anzi non-luoghi) rassicuranti: quelli più antichi come il Villoresi ovest ispirano una sorta di nostalgia per un futuro ormai perduto, fatto di Pil in crescita perenne, modernizzazione, motorizzazione di massa. Difficile ormai immedesimarsi in chi, all'epoca, vi vedeva il trionfo del consumismo e dell'alienazione. Come nel finale di Il pollo ruspante, l'episodio del film Ro.Go.Pa.G. diretto nel 1963 da Ugo Gregoretti, quando Ugo Tognazzi e gli altri avventori  si trasformano in mansuete, omologate galline.

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