Se digitate Aotearoa nella finestra di ricerca, Google Maps vi porta qui: sulla Nuova Zelanda. Questo è infatti il nome del Paese oceanico in te reo, la lingua dei Maori, il popolo polinesiano che lo abitava quando, a partire dal Seicento, arrivarono gli europei. Oggi solo il 15 per cento circa della popolazione neozelandese dichiara di appartenere al gruppo etnico maori, ma negli ultimi anni, spiega il Guardian, la cultura tradizionale sta vivendo un sostanzioso revival. Diverse espressioni in lingua maori sono diventate di uso comune e sono sempre più i neozelandesi che decidono di studiarla: la premier Jacinda Arden spera che entro il 2040 sarà parlata da almeno un milione di persone.
Pochi giorni fa Vodafone New Zealand ha deciso di cambiare la strisciata che compare in cima ai telefoni degli abbonati in "VF Aotearoa". La decisione non ha lasciato indifferenti quei neozelandesi di origine europea che qualcuno chiamerebbe "allergici alla dittatura del politicamente corretto" e qualcun altro, più semplicemente, "razzisti". Ha fatto parecchia notizia su Twitter un certo Danny Black che, al grido di "My country is called NEW ZEALAND" ha intimato a Vodafone di tornare al vecchio nome altrimenti lui avrebbe cambiato provider. "Accomodati" gli ha risposto la compagnia. Ma soprattutto, gli account Twitter degli altri provider gli hanno risposto: "non venire qui, perché anche noi abbiamo tutte le intenzioni di continuare a usare il te reo". Spernacchiato anche al di fuori dei confini nazionali, il buon Danny ha cancellato l'account.
*"Come stai?" in lingua maori
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