Nel mezzo della seconda ondata che li sta ri-vedendo padroni della notte decimata dal coprifuoco, colpo di scena per i riders che portano il cibo a domicilio agli italiani rintanati in casa: Just Eat, una delle piattaforme più grandi, esce dal branco e annuncia che li assumerà! È una piccola rivoluzione, per tutta una serie di motivi. Intanto l'anno scorso il governo aveva varato un decreto che prometteva: o le parti trovano un accordo o altrimenti da novembre 2020 i riders vanno considerati lavoratori dipendenti. Per evitare lo scenario fine-di-mondo Assodelivery, l'associazione di categoria di cui fa parte anche Just Eat, tira fuori dal cilindro un contratto collettivo in extremis. Lo fa con Ugl, sindacato ex-missino poi diventato ardentemente leghista, che non è minimamente rappresentativo tra i riders (per aggiungere la beffa al danno, metà dei riders sono immigrati e il segretario di Ugl era sceso in piazza con Salvini contro lo ius soli, per dire). I riders protestano, i sindacati confederali denunciano il "contratto pirata", la ministra del lavoro idem.
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E qui succede l'impensabile. Just Eat si smarca dal contratto collettivo che, tra le varie assurdità segnalate dal giuslavorista Valerio De Stefano, autore di Il tuo capo è un algoritmo, prevedeva che chi non lo accettava non potesse più lavorare. E annuncia le assunzioni a partire dal 2021. La notizia arriva a poche settimane dalla vittoria, in California, della Proposition 22, un referendum voluto da Uber per impedire il medesimo risultato. E che, grazie a una martellante campagna finanziata con 200 milioni di dollari, la più costosa nella storia dello stato (pensate quanti straordinari ci potevano pagare!) è passata con il 58 per cento di sì. Riders Union Bologna, un sindacato dal basso, si dice «cautamente ottimista» per il futuro. Deliveroo e Glovo, col loro sindacato padronale, sono invece sempre più sole.
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E qui succede l'impensabile. Just Eat si smarca dal contratto collettivo che, tra le varie assurdità segnalate dal giuslavorista Valerio De Stefano, autore di Il tuo capo è un algoritmo, prevedeva che chi non lo accettava non potesse più lavorare. E annuncia le assunzioni a partire dal 2021. La notizia arriva a poche settimane dalla vittoria, in California, della Proposition 22, un referendum voluto da Uber per impedire il medesimo risultato. E che, grazie a una martellante campagna finanziata con 200 milioni di dollari, la più costosa nella storia dello stato (pensate quanti straordinari ci potevano pagare!) è passata con il 58 per cento di sì. Riders Union Bologna, un sindacato dal basso, si dice «cautamente ottimista» per il futuro. Deliveroo e Glovo, col loro sindacato padronale, sono invece sempre più sole.
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