Il Venerdì

Fatevi una risata, è tanto social

La dichiarazione di Angela da Mondello a un telegiornale («Non ce n’è Coviddi») sui social e su YouTube è stata reinterpretata in chiave comica anche con remix musicali 
Facebook, Instagram, Tik Tok: oggi la comicità ha traslocato in rete. Dove, senza pagare il biglietto, assistiamo al rinascimento della commedia
2 minuti di lettura
E nel frattempo, dove va la commedia? Non è domanda da poco: "Gli italiani ridono della vita!" spiegava quasi 200 anni orsono Giacomo Leopardi. "Ne ridono assai più, e con più verità e persuasione intima di disprezzo e freddezza che non fa niun'altra nazione". Siamo dunque al cuore del carattere nazionale. Così, spariti i (tanti) mostri sacri del cinema, invecchiati i loro (pochi) successori, soffocati dall'uniformità i comici in tv; chiusi adesso anche i cinema e i teatri, non è pensabile che la commedia, sigillo autobiografico dell'Italia, sia evaporata. Di qui il lieto annuncio: la commedia si è trasferita sulla rete e va alla grandissima sui social, Facebook, Instagram e Tik Tok, per lo più.

Si perdoni il risoluto entusiasmo, ma è lì dentro che senza pagare il biglietto è dato assistere al rinascimento, al risorgimento o se si vuole, con maggiore cautela, al ricominciamento di una comicità popolare che corrisponde perfettamente al proprio tempo e che scaturisce da quella stessa società - frammentata e sgangheratissima - che vi si autorappresenta come dentro uno specchio. Una commedia insieme inedita e perenne, tanto più inconsapevole quanto più autentica e preziosa nella sua dimensione elettronica e molecolare. Una commedia dal basso, quindi artigianale, incolta e domestica, ma corale, di strada, di nicchia, di tribù. Una commedia inesorabilmente contaminata dal pop e dal trash dei reality (anch'essi produttori di effimere maschere) spesso provocatoria, oscena, crudele. Ma attenzione: straordinariamente viva.

Non ci sono più compagnie o mattatori, ma comici-influencer solitari, alcuni talentuosissimi, che si arrabattano per strappare like, follower e un piatto di minestra grazie a qualche sponsorizzazione - un po' come i loro proto-antenati girovaghi. Una quantità di post-commedianti, fra cui molte e formidabili donne e sublimi maschere Lgbt (vedi la pagina Trashiamma su Ig) che mettono in scena il loro quotidiano e agognano la gloria del tormentone ("Ho preso il muro, fratellì", "Non ce n'è Coviddi", "Te pare 'n ciambellone?") giocando grevi con il corpo, il porno, la blasfemia, l'alcol, le droghe, la parte maledetta, insomma - che però fa ridere.

Una risata lunga, disperata, sguaiatissima, però vera. Un'Italia di bulli vanagloriosi, finti scemi, grotteschi predicatori, marionette snodabili, poveri diavoli e demoni da psichiatra, freak e ossessi come amuleti che attirano e scaricano la malasorte liberando, per quei pochi secondi che dura il video, dalle loro paure e disgrazie. Si chiamano Gaetanino, Paolina, 1727, Maria Ciampa, il Brasile, Davide Lacerenza, Filippo Champagne, Enzakkione e il clan Spiriticchio, la Regina de Roma e mille altri, compreso un cinese che parla palermitano. Il bello è che ciascuno in rete si sceglie i suoi, riattivando l'antico rapporto tra comici e spettatori - a parziale conferma che qui in Italia la tecnologia slitta verso il futuro remoto, dall'Atellana e dai Fescennini alle aspre e amare delizie di Instagram.

Sul Venerdì del 13 novembre 2020