Doveva cominciare da qui, dalla stazione ferroviaria di Wilmington, Delaware, la sua città, il gran giorno di Joe Biden. Mercoledì prossimo, 20 gennaio, il neopresidente aveva programmato di imbarcarsi qui per Washington, dove alle 12 è previsto il giuramento che porrà fine ai quattro anni dell'era Trump e all'interminabile, drammatica transizione. Ma la capitale è blindata per evitare il bis dell'assalto al Campidoglio del 6 gennaio e le autorità antiterrorismo hanno imposto di cancellare (almeno) questa parte del programma.
Con quel viaggio di un'ora e un quarto circa Biden voleva rendere omaggio a un lato della sua storia personale molto citato nelle sue biografie e in campagna elettorale. Nel 1972 era stato appena eletto senatore quando la moglie Neilla e la figlia Naomi, di soli 13 mesi, rimasero uccise in un incidente stradale. Per restare vicino ai due figli sopravvissuti, Joe decise di non prendere casa a Washington ma di fare il pendolare. E ha continuato a fare la spola in treno per i successivi 36 anni che ha passato in Senato, dov'è stato tra l'altro uno strenuo sostenitore delle neglette ferrovie americane. Tanto da guadagnarsi il soprannome "Amtrak Joe" (Amtrak è appunto la società che gestisce la linea) e da spingere le autorità a intitolargli addirittura la stazione di Wilmington, che dal 2011 si chiama ufficialmente Joseph R. Biden, Jr., Railroad Station.
Questa abitudine di intitolare strade, edifici e altri luoghi pubblici a personaggi ancora viventi a noi europei fa un po' accapponare la pelle, ma negli Stati Uniti non pare suscitare troppi imbarazzi (del resto la stessa capitale fu battezzata mentre George Washington era ancora vivo e in carica). Per citare solo gli ultimi presidenti, l'aeroporto di Little Rock, nell'Arkansas, si chiama Bill and Hillary Clinton National Airport; George W. Bush si è portato a casa giusto un paio di scuole elementari; mentre a Barack Obama è stato dedicato di tutto, tra cui parecchie strade in patria e all'estero. Anche Nancy Pelosi, la Speaker democratica della Camera dei Rappresentanti che ha appena messo sotto impeachent Trump per la seconda volta, si è guadagnata un viale nel Golden Gate Park di San Francisco, la sua città. Quanto al presidente uscente, il nome Trump naturalmente già campeggia sui tanti hotel, complessi residenziali, casinò e campi da golf del suo (traballante) impero, ma pare che fino a poco fa Donald stesse brigando per farsi intestare anche un aeroporto – purché trafficato e in buono stato – o una portaerei nuova di zecca. Ora come ora non sembra avere molte chance.
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