Il Venerdì

A questi vaccini manca un Sabin

Albert Sabin (1906-1993) 
VIAGGI DA FERMO Tante strade celebrano lo scopritore del rimedio antipolio. Che non lo brevettò mai Dalla nostra newsletter: iscriviti qui
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Se su Google Maps si cerca "via Sabin" appaiono decine di risultati  (io ne ho preso uno a caso, uno stradone alla periferia di San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna). E tante sono anche le piazze, le scuole, i parchi pubblici dedicati ad Albert Bruce Sabin, nato nel 1906 nell'attuale Polonia da genitori ebrei ed emigrato da ragazzo negli Stati Uniti, dove divenne uno degli scienziati più famosi del mondo grazie al vaccino orale contro la poliomielite che mise a punto negli anni Cinquanta e Sessanta. A renderlo un eroe internazionale, tanto da venire celebrato anche da noi (so di almeno una famiglia che in quegli anni battezzò il figlio Sabin), fu pure la sua decisione di non brevettare il vaccino, in modo da tenere bassi i prezzi e diffonderlo il più possibile. È anche grazie a lui se la polio è stata praticamente debellata in tutto il pianeta.

Ora sappiamo bene che i tempi sono cambiati: Sabin lavorò al suo vaccino in ambito universitario, impiegò più di dieci anni a svilupparlo, e altri ancora passarono prima che fosse reso disponibile. Mentre i vaccini anti-Covid li abbiamo avuti entro pochi mesi dall'inizio della pandemia grazie a giganteschi investimenti in capitale e forza lavoro. Sappiamo anche che gli investimenti vanno remunerati, perché le aziende farmaceutiche sono società a fini di lucro. E lo sanno bene, molto meglio di noi, i rappresentanti di Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito al WTO, l'Organizzazione Mondiale del commercio, che si sono rifiutati di liberalizzare i brevetti sui vaccini, come gli chiedevano 80 Paesi "poveri" e innumerevoli organizzazioni non governative. Sabin, che dalla sua invenzione non guadagnò neanche un cent e che la condivise anche con i nemici sovietici, evidentemente non si intendeva né di economia aziendale né di geopolitica. Sapeva però che una malattia infettiva non conosce confini, e che nessuno è davvero al sicuro se non lo sono tutti. Chissà se c'è ancora qualche Sabin in giro, da qualche parte nel mondo.

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