Quasi tutti noi, specie se di una certa età, abbiamo imparato alle elementari che la montagna più alta d'Europa è il Monte Bianco, al confine tra Francia e Italia. So di darvi un dolore, ma queste affermazioni sono entrambe false, o almeno controverse. Se fissiamo i confini del nostro continente al Caucaso, come fanno molti storici e geografi, allora il monte più alto d'Europa è l'Elbrus, che sta in Russia e misura 5.642 metri, un po' più del Bianco che invece si ferma a 4.810. E anche il Bianco, poi, è davvero mezzo italiano? Secondo Parigi no, la cima sta tutta in territorio francese: lo dice il trattato di Cherasco del 1796. Roma risponde che invece il confine passa proprio sulla linea del displuvio, lo stabiliscono le carte originali dell'accordo tra Napoleone III e Vittorio Emanuele II del 1860. Ma quelle carte non si trovano più, controbattono i francesi, le hanno portate via i nazisti chissà dove. Insomma nonostante decenni di pace e di alleanza, i due Paesi non si sono ancora messi d'accordo. Fino a qualche anno fa Google Maps mostrava il confine "all'italiana" a chi si collegava dall'Italia, e quello "alla francese" a tutto il resto del mondo: solo di recente, in corrispondenza della vetta, sono comparse due linee tratteggiate che rendono conto della controversia, e poi se la sbrighino i governi.
La storia del Monte Bianco è raccontata in Confini, un libro del giornalista Mauro Suttora che ripercorre la storia di tutte le frontiere italiane. Non è solo una questione di geografia, anzi: perché l'Italia finisce (o comincia) a Chiasso, a Ventimiglia o a Gorizia, e non qualche chilometro prima o qualche chilometro dopo? C'entrano le guerre, certo, ma più spesso di quanto si pensi c'entrano anche i capricci di un nobile o di un prelato o la disputa tra famiglie di pastori.