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Vaccino sì vaccino no vaccino boh

L’hub vaccinale della Nuvola a Roma. (Simona Granati / Getty Images) 
Nelle fabbriche e negli uffici, tra gli insegnanti e negli ospedali, tra gli amici e all’interno della stessa famiglia, il paese (dei cachi) è attraversato da una faglia pericolosa. Inchiesta  
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In pochi  lo ricordano, ma nel 2019, nei primi mesi dell'anno che avrebbe dato il nome al virus, il cavallo di battaglia di Fratelli d'Italia era la lotta dura e pura alla fattura elettronica. Anche al tempo di Meucci e Bell c'era chi paventava disgrazie dall'introduzione del telefono, e quindi nulla di nuovo: la rivolta di Giorgia Meloni contro uno degli strumenti più semplici ed efficaci di lotta all'evasione fiscale segue il solco di una lunga e ininfluente tradizione. Si potrebbe liquidare così anche la guerriglia ai vaccini che negli ultimi mesi ha trovato la stessa robusta sponda politica, questa volta arricchita da contributi dell'intero arco costituzionale.

Giordano Riello, della famiglia veneta leader mondiale degli impianti di climatizzazione, fa notare che tra i suoi duemila collaboratori la minoranza ora riluttante ai vaccini corrisponde più o meno alla percentuale che un anno fa inveiva a ogni richiesta di tampone: "…

In pochi  lo ricordano, ma nel 2019, nei primi mesi dell'anno che avrebbe dato il nome al virus, il cavallo di battaglia di Fratelli d'Italia era la lotta dura e pura alla fattura elettronica. Anche al tempo di Meucci e Bell c'era chi paventava disgrazie dall'introduzione del telefono, e quindi nulla di nuovo: la rivolta di Giorgia Meloni contro uno degli strumenti più semplici ed efficaci di lotta all'evasione fiscale segue il solco di una lunga e ininfluente tradizione. Si potrebbe liquidare così anche la guerriglia ai vaccini che negli ultimi mesi ha trovato la stessa robusta sponda politica, questa volta arricchita da contributi dell'intero arco costituzionale.

Giordano Riello, della famiglia veneta leader mondiale degli impianti di climatizzazione, fa notare che tra i suoi duemila collaboratori la minoranza ora riluttante ai vaccini corrisponde più o meno alla percentuale che un anno fa inveiva a ogni richiesta di tampone: "Avevano paura del 5G". La naturalezza con cui lo dice tradisce una dolorosa consuetudine con obiezioni del genere. Di fronte alla nostra incredulità, Riello ci concede qualche spiegazione ulteriore: "Dicevano che, con la scusa del tampone, le multinazionali puntano a inserirci un microchip collegato alle reti telematiche di ultima generazione".

Intuizioni del genere evidentemente non illuminano solo i raduni dei nostalgici di Donald Trump. Ma possiamo fare finta che sia tutto qui? Secondo i filosofi Massimo Cacciari e Giorgio Agamben il Green Pass è il nuovo volto dell'autoritarismo. Chi più banalmente pensa che sia uno strumento semplice ed efficace per combattere il virus (più o meno come la fattura elettronica con l'evasione fiscale) ha la tentazione di liquidare queste riserve con un'alzata di spalle. Legittimo, ma probabilmente sbagliato. Perché la posta in gioco è alta: se un anno fa la lotta al virus univa l'Italia dei balconi, delle bare di Bergamo e della devozione per i camici bianchi, la gestione del vaccino rischia ora di dividerla secondo inedite e inquietanti linee di faglia.

31 luglio 2021: cartelli di protesta alla manifestazione No Green Pass di Milano. Nicola Marfisi / AGF 

Il medico e l'infermiera

Questa seconda estate pandemica è attraversata da dimostrazioni contro l'introduzione della Certificazione verde Covid-19, volgarmente detta Green Pass. Da Roma a Torino, da Milano a Trieste, ci sono i terrapiattisti per cui il Covid è una sorta di complotto massonico, e c'è semplicemente chi ha un'opinione diversa dalla maggioranza. Senza poterne rivelarne il nome, incontriamo un dirigente medico. O meglio, un ex dirigente nonché ex medico: "Dal 3 agosto sono sospeso dalla professione e dallo stipendio perché non ho voluto vaccinarmi" chiarisce al Venerdì. Un po' in tutta Italia stanno maturando le conseguenze del decreto 44 dello scorso primo aprile: gli operatori sanitari non vaccinati vanno demansionati o allontanati dal servizio. Il nostro interlocutore assicura di non essere affatto un No Vax: "Ho delle riserve sulla sperimentazione di questo specifico vaccino". Se le autorità dovessero rincorrere le riserve di 60 milioni di italiani, o anche solo dei 400 mila medici iscritti all'Ordine, i 128 mila morti che abbiamo accumulato fin qui probabilmente sarebbero solo un assaggio. Ma non è questa la faglia: "Debellare il virus è fondamentale, ma non si persegue questo scopo mettendo in ginocchio migliaia di famiglie. Io ad esempio ho passato un anno a lottare contro il Covid, per mesi ho curato giorno e notte polmoniti interstiziali: è giusto che oggi lo Stato schiacci me, singolo, fino all'eliminazione professionale?". E oltre al singolo, c'è la sua funzione: "Per il mio reparto perdere un medico è un danno enorme, e sì che io, come tanti colleghi, potrei dare il mio contributo anche lontano dal contatto diretto con i pazienti". 

Dice molte cose sensate, il medico non più medico. Poi ci mette in contatto con un'infermiera del suo stesso ospedale: "Cresce da sola due figli: io me la cavo, ma non tutti possono reggere senza stipendio". Verrebbe da dire: vaccinatevi! Ma siamo qui per ascoltare: "Adoro il mio lavoro" assicura l'anonima infermiera. E poi ancora: "Mi mancano le colleghe e i pazienti prima ancora dello stipendio". Anche la nostra interlocutrice si è fatta un anno di Covid, sballottata di reparto in reparto, tra penuria di mascherine e cronica insufficienza di personale. Dal 27 luglio è virtualmente disoccupata: "In famiglia mi guardano terrorizzati e io non ci dormo la notte". Per spiegare ai figli cosa passa per la testa della mamma, qualche giorno fa li ha radunati in salotto: "Abbiamo letto insieme l'articolo 32 della Costituzione sulla libertà di cura, ma non sono riuscita a convincerli, mi chiedono semplicemente come andremo avanti". Come lei, sono in migliaia. Medici, infermieri e ausiliari che credono nello Stato, nella medicina, ma non in Pfizer e Moderna. Per questo è stato approvato un decreto, e stanno arrivando le sanzioni: inevitabili o meno, fa male dover rinunciare a un medico valoroso e a un'operatrice che, dopo trent'anni di corsia, la sera parla con i figli di Costituzione.

Un'altra manifestazione contro il Green Pass a Roma (Cristiano Minichiello / AGF) 

Scelte consapevoli

I due ragazzi dell'infermiera desiderano vaccinarsi e lo faranno. "Mi basta che sia una scelta libera e consapevole" dice la mamma non immunizzata. Da un paio di mesi l'avvocato Gianni Baldini di Firenze ha invece a che fare con genitori che non ne vogliono sapere: "Sto trattando almeno trenta casi di minori decisi a vaccinarsi contro il parere di mamme o papà no vax". Sì perché, oltre agli ospedali, la faglia del vaccino attraversa ormai anche le famiglie: "Dopo che i media hanno segnalato il caso del diciassettenne che ho rappresentato nel contenzioso contro i genitori, mi hanno contattato ragazzi da tutta Italia" spiega Baldini. Si tratta di accompagnare il minore nell'operazione chirurgica di piegare l'opposizione genitoriale senza sfasciare l'unità familiare: "In genere i ragazzi non hanno un grammo dei dubbi di mamma e papà: desiderano vaccinarsi perché hanno fiducia nella scienza, sentono forte la responsabilità sociale, vogliono tornare a vivere tra coetanei e temono di contagiare proprio i genitori che nel vaccino vedono solo un pericolo". 

Visto dallo studio Baldini, lo scontro vaccinale corre lungo tutti i lati del triangolo familiare: c'è la coppia cementata dal credo no vax, il padre che si ribella alla madre scettica, la madre che si batte contro il padre impaurito. I ragazzi però li trovi sempre nello stesso campo: "Sono molto più pragmatici e consapevoli dei genitori: forse perché conoscono meglio i meccanismi delle fake news e la facilità con cui in internet si può dimostrare di tutto". Probabilmente non per esclusivo merito di Baldini, ma tra luglio e agosto la fascia d'età under 20 è stata l'unica a segnare un costante incremento di somministrazioni giornaliere.

E a scuola che si fa?

Ma poi c'è l'autunno. Che succederà a settembre? Vaccinati e no, i ragazzi torneranno in classe. Dove dovrebbero trovare solo insegnanti accessoriati di Green Pass: a un mese dalla ripartenza sono però ancora oltre 200 mila i docenti e non docenti non immunizzati, e migliaia i refrattari all'obbligo vaccinale. Un sondaggio della storica rivista La Tecnica della Scuola (pubblicata ininterrottamente dal 1949) in poche ore ha raccolto 11 mila pareri di addetti ai lavori, al 50 per cento contrari all'obbligo di Green Pass. Contrarissima è Marisa Murgia, maestra di scuola primaria nel Bresciano, che alla stessa rivista ha scritto una lettera accorata: "La scuola è una comunità di docenti, studenti e famiglie: perché imporre la vaccinazione agli insegnanti e non ai genitori?". Al Venerdì Murgia ribadisce il disagio per una scelta virata in imposizione: "Se mi avessero chiesto di partecipare alla sperimentazione mi sarei offerta volontaria per il bene del mio Paese" chiarisce. "Ma questo è un ricatto, che tra l'altro non salverà la scuola: se c'è una cosa che abbiamo imparato in quest'anno e mezzo di distanziamento e mascherine è che i bambini non si contagiano in classe, ma giocando tra amichetti e con i familiari".

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Dall'altro 50 per cento risponde Cristiano Villari, professore di scuola media a Orte, in provincia di Viterbo: "Altro che imposizione, a scuola ci vorrebbe il Green Pass per tutti, compresi gli studenti, se non delle medie almeno delle superiori: se ci si limita a docenti e non docenti finiremo per chiudere per il terzo anno di fila". Villari è vaccinato dallo scorso 28 maggio, Murgia il primo settembre farà la sua prima dose: per il primo è una data da incorniciare, la seconda ci metterà del tempo a digerire la sconfitta. Non è incoraggiante che l'unica cosa che sembra unirli oltre la faglia sia la convinzione che, nonostante il Green Pass, per la scuola i tempi bui siano tutt'altro che alle spalle.

La via della persuasione

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Parlando con medici e insegnanti si capisce presto che, giusto o sbagliato, l'obbligo di Green Pass resta un azzardo: che fare se davvero si rifiutassero a migliaia? Quante classi sguarnite, quanti reparti in affanno? Anche Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, chiarisce che l'unica via praticabile è la persuasione: "Per ragioni di privacy non conosciamo né i nomi né le percentuali dei non vaccinati tra i nostri collaboratori, ma a chi invoca la Certificazione verde in fabbrica dico che l'economia è tornata a correre, e non possiamo permetterci di lasciare a casa nessuno". Nemmeno Giordano Riello pensa a forzature che emarginino i non vaccinati: "Ogni azione va concertata con i sindacati, ma non penso che la soluzione sia l'obbligo vaccinale per entrare in azienda: al massimo il Green Pass potrà fare la differenza per sedersi a mensa".

In fabbrica tutto ha un costo, anche proteggersi, distanziarsi, monitorare i contagi: "In un anno e mezzo abbiamo speso 800 mila euro tra mascherine e tamponi" spiega Riello. "Però, mi creda, la nostra preoccupazione non va ai costi ma alla salute dei lavoratori e all'operatività dell'azienda". Dopo un'estate d'attesa, l'autunno resta un'incognita che miscela vaccini e varianti. Per indicare la rotta, ai suoi 1.500 dipendenti italiani Carraro ricorda la vicenda dei suoi 1.500 dipendenti indiani: "Nel nostro impianto di Pune l'impatto del Covid è stato pesantissimo, e dopo i primi sei morti abbiamo deciso di offrire il vaccino libero e gratuito: un mese fa si sono immunizzati tutti, e a oggi non contiamo nemmeno un contagio". Finalmente un dato univoco. Non basterà a rimarginare la faglia.

Sul Venerdì del 20 agosto 2021