Il Venerdì

L'alpaca, l'Afghanistan e noi

L'alpaca Geronimo sul cartello di un manifestante. Fotografia di Tolga Akmen/AFP 
VIAGGI DA FERMO Storie di animali e profughi, tra l'Inghilterra e Kabul Dalla nostra newsletter: iscriviti qui
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Questa fattoria immersa in un bucolico paesaggio inglese degno di Agatha Christie è l’Alpaca Power, un allevamento del Gloucestershire che è stato teatro di un dramma abbastanza ripreso dai media e dai social, non solo oltremanica. Qui infatti viveva Geronimo, un simpaticissimo alpaca nero trovato positivo alla tubercolosi bovina e quindi condannato all’abbattimento nonostante quattro anni di battaglie legali, gli appelli disperati dell'allevatrice e le manifestazioni di protesta giunte fino alla porta di Downing Street. Il video straziante in cui il povero camelide viene prelevato e condotto verso la morte ha fatto, come si dice, il giro del web. 

Per motivi evidenti questa storia me ne ha ricordata un’altra, sempre collegata al Regno Unito, che come si sa è uno dei Paesi più animalisti del mondo (anche se a modo suo, vedi caccia alla volpe). Uno degli ultimi voli partiti dall'Afghanistan (con l'assistenza delle truppe inglesi) ha trasportato a Londra Pen Farthing, un ex marine che a Kabul aveva fondato un’organizzazione di beneficenza per animali abbandonati, assieme ai circa 170 tra cani e gatti che aveva raccolto. "Operation Ark", l'ha chiamata. Gli uomini e le donne che lavoravano con lui al rifugio sono invece dovuti restare a Kabul, nonostante diversi di loro avessero i documenti per espatriare.

Ora, bisogna credere a Farthing quando dice che il suo motto è sempre stato “persone e animali insieme” e che da adesso in poi si dedicherà a portare in salvo i suoi collaboratori afghani. Bisogna guardare in faccia le nostre contraddizioni, noi che a casa abbiamo un cane, un gatto o anche solo un pesce rosso, prima di accusare gli altri di avere un ordine sballato di priorità. Bisogna ricordare che l'amore per gli animali non esclude quello per gli esseri umani, anzi molto spesso lo accompagna e lo fortifica. 

E però, se un afghano si sente considerato meno di un cane (o di un alpaca), che gli rispondiamo?

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