Da Milano a Palermo, la stagione teatrale che sta riaprendo in questi giorni in Italia si annuncia speciale. In primo luogo perché attori, registi e pubblico soffrivano per la mancanza del palcoscenico e avevano una gran voglia di rivivere quel momento di sospensione del tempo (ma non certo dei pensieri) che è uno spettacolo dal vivo. In secondo luogo perché molti artisti e molti direttori hanno deciso di investire nella drammaturgia contemporanea, che parla di presente senza fare sconti alla realtà.
Il Teatro Stabile di Genova punta sui giovani autori e per tutto il mese di ottobre presenterà nove spettacoli scritti da drammaturghi di altrettanti Paesi per raccontare, a venti anni di distanza, il G8 del luglio 2001.
Anche la classica può parlare di muri (ideologici), di razzismo e di immigrazione. Lo fa con il progetto CrossOpera di Luigi Cinque, Valentin Ruckebier e Jasmina Mitrusic Djeric al Teatro Comunale di Modena mentre all'Arena del Sole di Bologna Lola Arias porterà sul palco nove cittadine e cittadini che in Lingua madre raccontano la loro esperienza di genitorialità, in famiglie sempre più fluide.
In Sicilia vanno in scena migranti e naufragi di barconi con la regia e le scene di Ugo Giacomazzi e Luigi Di Ganci per Il Pirata di Bellini al Teatro Massimo di Palermo.
E, nonostante sia passato oltre un secolo dal debutto dell'opera, parla di donne molto vicine ai giorni nostri anche l'Adriana Lecouvreur di Cilea con la regia di Rosetta Cucchi per il Comunale di Bologna.
Al Teatro della Pergola di Firenze arriva finalmente in scena un progetto molto ardito: si tratta della trasposizione dei Dubliners di James Joyce in lingua originale firmata da Giancarlo Sepe.
E a Roma? Allo spettacolo Andy diretto dal premio Oscar Gus Van Sant (che debutterà il 7 ottobre all'Argentina nell'ambito del Romaeuropa Festival) è dedicata l'intera storia di copertina di questo numero del Venerdì.