Il Venerdì

Un cantiere per blindare l'Europa

https://goo.gl/maps/za9TkVvfYBoLvkgRA 
VIAGGI DA FERMO L'immagine satellitare del ponte in costruzione per unire la Croazia aggirando la Bosnia. E isolandola un po' di più Dalla nostra newsletter: iscriviti qui
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In croato (l'ho imparato dal traduttore online) gradilište vuol dire "cantiere", mentre Pelješki most è il ponte che collegherà la terraferma croata alla punta della penisola, sempre croata, di Pelješac (Sabbioncello nell'italiano ereditato da quei luoghi dai tempi della dominazione veneziana). La schermata satellitare di Google maps lo mostra ancora in costruzione, ma il 28 luglio i croati hanno festeggiato la posa del 165° e ultimo tassello, ed entro l'anno prossimo il ponte dovrebbe essere aperto alla circolazione. Come spiega Raffaele Oriani nel reportage che pubblichiamo sul Venerdì di oggi, quest'opera ardita (2,4 chilometri di lunghezza) e costosa (circa 400 milioni di euro, all'85 per cento stanziati dall'Unione Europea) ha un unico scopo: scavalcare il territorio di Neum, l'unico sbocco al mare della Bosnia Erzegovina, che divide in due la costa croata.

All'epoca della Jugoslavia nessuno se ne accorgeva, oggi che la Croazia è membro dell'Ue e candidata all'ingresso dell'area Schengen, quei venti chilometri di Bosnia costringono i turisti in viaggio tra Spalato e Dubrovnik a mettersi in fila a ben due posti di confine. Il ponte fa fare un giro più lungo ma garantisce la continuità territoriale della Croazia e dell'Unione. E pazienza se il messaggio che arriverà ai bosniaci sarà: guardate quanto abbiamo speso per tenervi fuori.

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