E ora sperimentiamo vaccini contro il cancro
di Giuliano Aluffi , di Giuliano AluffiItaliano per un ottavo (la bisnonna era di Trento) e austriaco per il resto Christoph Huber, 77 anni, cofondatore di BioNTech, l'azienda farmaceutica di Mainz, in Germania, che insieme al colosso Pfizer ha realizzato in tempi record il vaccino anti-Covid iniettato a milioni di italiani. "Vengo da una famiglia che sforna professori universitari da più generazioni. Io ho scelto la disciplina medica perché ho perso in età precoce uno dei miei migliori amici per un tumore. Nel 1968, quando mi sono laureato, non si riusciva a curare un solo caso di tumori del sangue: non c'erano farmaci utili né si faceva il trapianto del midollo. Così ho pensato che c'era bisogno di molta più ricerca di base per rimediare alla situazione drammatica di chi riceveva una diagnosi che, allora, era a tutti gli effetti una condanna".
Italiano per un ottavo (la bisnonna era di Trento) e austriaco per il resto Christoph Huber, 77 anni, cofondatore di BioNTech, l'azienda farmaceutica di Mainz, in Germania, che insieme al colosso Pfizer ha realizzato in tempi record il vaccino anti-Covid iniettato a milioni di italiani. "Vengo da una famiglia che sforna professori universitari da più generazioni. Io ho scelto la disciplina medica perché ho perso in età precoce uno dei miei migliori amici per un tumore. Nel 1968, quando mi sono laureato, non si riusciva a curare un solo caso di tumori del sangue: non c'erano farmaci utili né si faceva il trapianto del midollo. Così ho pensato che c'era bisogno di molta più ricerca di base per rimediare alla situazione drammatica di chi riceveva una diagnosi che, allora, era a tutti gli effetti una condanna".
Da allora Huber è diventato, con oltre 450 articoli di ricerca, uno dei leader nel campo dell'immunologia oncologica, ovvero di quella branca della medicina che combatte i tumori facendo leva sulla potenza del sistema immunitario. Ed è per la ricerca di vaccini antitumore che ha fondato, prima, nel 2001, Ganymed Pharmaceuticals, spinoff dell'Università di Mainz, dove insegnava immunologia, e poi, nel 2008, BioNTech, azienda pioniera - insieme a Moderna - nell'uso della tecnologia mRna. In pratica questa tecnologia consiste nell'istruire le cellule del paziente a produrre proteine curative o utili - come nel caso del vaccino per il Covid - a suscitare una forte risposta immunitaria contro un certo agente patogeno. Per chi volesse ascoltarlo dal vivo, Huber dialogherà con l'immunologo Alberto Mantovani nell'incontro Un vaccino contro i tumori, il 9 ottobre al festival BergamoScienza.
Come siete riusciti a realizzare in così poco tempo il vaccino per il Covid?
"La tecnologia a mRna era pronta: l'avevamo sviluppata nell'area oncologica, con già dieci anni di sperimentazioni cliniche. I primi studi risalgono addirittura a trent'anni fa. A metà gennaio del 2020, quando si sono diffuse le informazioni sul genoma del Sars-CoV-2, il mio amico e cofondatore di BioNTech Ugur Sahin in pochi giorni ha preparato il progetto di sviluppo del vaccino: gli ci è voluto così poco proprio perché ormai avevamo una prassi consolidata e due aziende altamente digitalizzate e robotizzate per sviluppare i vaccini in poco tempo. Poi, in un paio di settimane, abbiamo stretto il patto con Pfizer. Questo perché le società biotech piccole e medie come BioNTech sono eccellenti nello sviluppare cure innovative e superare le prime fasi di sviluppo, ma quando si arriva alla sperimentazione clinica di fase 3, con oltre 40 mila soggetti coinvolti, servono i mezzi e l'esperienza delle grandi case farmaceutiche, che sono anche più efficaci nello stringere accordi con i governi".
Cosa vi ha spinto a puntare tutto sull'mRna?
"L'estrema duttilità di questa tecnologia. Tutte le azioni più importanti per mantenerci in vita sono compiute, nel nostro corpo, dalle proteine. Il Dna contiene le istruzioni necessarie a produrre tutte le proteine che ci servono. Ma il Dna resta al sicuro nel nucleo della cellula, non si arrischia a fuoriuscirne. Ciò che esce dal nucleo per raggiungere i ribosomi, ovvero le "fabbriche" delle proteine, è la molecola mRna, o Rna messaggero. Quando i ribosomi sono raggiunti da un filamento mRna si mettono a produrre le proteine specificate. Noi oggi possiamo intervenire in questo processo grazie a degli mRna prodotti in laboratorio e capaci di far fabbricare alle nostre cellule qualsiasi proteina possa servire per curare una malattia o per stimolare il sistema immunitario".
"I vaccini a mRna sono più facili e più veloci da produrre rispetto ai vaccini basati su proteine (come il vaccino annuale contro l'influenza, che inocula una piccola proteina del virus nel corpo) o a quelli con vettore virale, che usano tipicamente un adenovirus per portare nel nucleo delle cellule le istruzioni necessarie a produrre gli antigeni. Le nostre cellule, poi, nel caso del vaccino per il Covid, non continuano a produrre proteine Spike ad libitum, perché una volta inoculato, e dopo aver fatto il suo lavoro, l'mRna ha vita breve, si degrada in poche ore e viene eliminato".
Come funzionano i vaccini antitumore?
"Ne abbiamo realizzati più tipi. Il primo vaccino scatena il sistema immunitario contro un gruppo di antigeni che sono condivisi dalla maggioranza dei tumori di un certo tipo. La sperimentazione clinica ci dice che per i melanomi in fase avanzata otteniamo remissioni della malattia in più di un terzo dei pazienti, che rimangono stabili anche dopo due anni. Contiamo di mettere sul mercato il nostro vaccino entro il 2024. Nel frattempo abbiamo esteso questo progetto ai tumori al seno, alla prostata, al polmone. Il secondo tipo di vaccino anticancro che stiamo sviluppando ha un approccio diverso, personalizzato sul paziente".
Cosa si intende per "vaccino personalizzato"?
"Il cancro è causato da mutazioni genetiche. Ogni singolo tumore ne contiene un centinaio. Purtroppo circa il 97 per cento di queste mutazioni non è condiviso tra malati: sono come un'impronta digitale del paziente. Per questo serve un trattamento personalizzato. Noi confrontiamo, per ogni paziente, i genomi delle cellule cancerose e di quelle sane: così individuiamo le mutazioni. Poi selezioniamo quelle a più alto potere immunogenico, cioè più facilmente riconoscibili come "nemico" dal nostro sistema immunitario. E per ogni paziente sviluppiamo un vaccino contro le sue venti mutazioni più immunogeniche. Abbiamo i risultati di una prima sperimentazione clinica su 500 pazienti, ma non li abbiamo ancora pubblicati: posso dire che questo approccio sembra soprattutto efficace nel prevenire la ricorrenza del tumore".
Ma potete produrre in tempo utile un vaccino diverso per ogni paziente, che nell'attesa può aggravarsi?
"Per come abbiamo organizzato il processo, riusciremo a produrre, per ogni paziente, il suo vaccino in meno di un mese dall'arrivo del campione tumorale: è un tempo incredibile. E proprio l'expertise che siamo stati costretti a maturare per bruciare sul tempo i tumori ci ha permesso anche di accelerare lo sviluppo del vaccino anti-Covid".
In molti casi le cellule cancerose sanno diventare "invisibili" al sistema immunitario. Come affrontate questo problema?
"L'mRna è ottimo per comandare alle cellule di produrre proteine a piacimento. Un approccio su cui stiamo lavorando lo usa per far produrre alle cellule cancerose delle citochine, ovvero sostanze che funzionano da sistema d'allarme segnalando la presenza di un nemico. In questo modo è come se la cellula cancerosa si "autodenunciasse" richiamando l'attenzione del sistema immunitario, che la distrugge".
Qual è il futuro di questi studi?
"Da un paio di anni stiamo lavorando a un vaccino a mRna contro l'influenza, ma siamo ancora alla fase preclinica. E abbiamo iniziato a sviluppare vaccini mRna contro l'Hiv e la tubercolosi. In linea di principio, con questa tecnologia si possono rimpiazzare tutti i vaccini già esistenti. E si possono affrontare infezioni micobatteriche come la tubercolosi. E si può fare anche molto altro: per esempio, spingere le cellule a produrre piccole quantità di allergeni sufficienti ad abituare il sistema immunitario a non reagire in modo troppo aggressivo e così aumentare la nostra tolleranza alle allergie".
Sul Venerdì del 1° ottobre 2021