In Austria c'è chi dice Graz ai comunisti
di Raffaele Oriani , di Raffaele OrianiGRAZ (Austria). "Dunque lei è comunista?" chiedo a Robert Krotzer, assessore all'Assistenza e alla salute del Comune di Graz. Siamo nella seconda città austriaca dopo Vienna, e dalle finestre del municipio si inseguono le volute barocche del centro storico patrimonio dell'umanità. "Certo che sono comunista" ci risponde Krotzer, un vispo trentenne vestito con il gusto sportivo e ricercato di tanti giovani austriaci. Alle sue spalle campeggia una citazione di Rosa Luxemburg, sulla scrivania un piccolo busto di Lenin, accanto alla libreria la ballata di Brecht che Strehler affidò alla voce di Milva: "La notte più lunga, eterna non è...". Bei momenti, niente da dire, ma siamo nel 2021: "Cosa vuol dire per lei oggi essere comunista?".
GRAZ (Austria). "Dunque lei è comunista?" chiedo a Robert Krotzer, assessore all'Assistenza e alla salute del Comune di Graz. Siamo nella seconda città austriaca dopo Vienna, e dalle finestre del municipio si inseguono le volute barocche del centro storico patrimonio dell'umanità. "Certo che sono comunista" ci risponde Krotzer, un vispo trentenne vestito con il gusto sportivo e ricercato di tanti giovani austriaci. Alle sue spalle campeggia una citazione di Rosa Luxemburg, sulla scrivania un piccolo busto di Lenin, accanto alla libreria la ballata di Brecht che Strehler affidò alla voce di Milva: "La notte più lunga, eterna non è...". Bei momenti, niente da dire, ma siamo nel 2021: "Cosa vuol dire per lei oggi essere comunista?".
A pochi isolati da Lidl sorge il Volkshaus, ovvero la Casa del popolo dove Elke Kahr ha il suo quartier generale, e una squadra di anacronistici militanti non ha mai smesso di applicare la formula magica di ogni successo a sinistra: se vuoi cambiare il mondo, rimboccati le maniche.
La signora in rosso
In questi giorni Frau Kahr è impegnata nelle trattative per la prossima giunta, ma ci permette di starle accanto in un pomeriggio qualsiasi di una giornata come le altre: fuori dal suo ufficio c'è la fila, una dopo l'altra stanno per entrare a colloquio le tante storie malconce dell'altra Graz. La signora bionda riceve i 200 euro necessari per tirare innanzi fino alla tredicesima di dicembre, un'altra signora si guadagna da vivere tenendo discorsi ai funerali ma vorrebbe che il Comune la assumesse come consolatrice ufficiale: "Come sa, non ho posti da distribuire, ma posso informarmi se è il caso che faccia domanda". Una giovane mamma curda non sa come conciliare le venti ore di lavoro part time con il posto al nido che non le hanno ancora assegnato: "Intanto le do questi 200 euro per la baby sitter, poi vedo di sollecitare l'assegnazione". C'è un papà ceceno che ha appena ricevuto un decreto di espulsione, ma ha tre figli senza la mamma che qui vanno a scuola da anni: "Il suo caso è molto difficile, domattina la faccio chiamare dal nostro avvocato che si occupa di rifugiati".
Anche quando non c'è soluzione si abbracciano e si baciano alla faccia di ogni distanziamento. Ma è così che si ribalta la storia? Elke Kahr può dare una mano perché ha pazienza, esperienza, contatti, e perché come tutti i suoi colleghi di partito rinuncia a due terzi dello stipendio: "In Austria i politici guadagnano molto, ma a me per vivere bastano duemila euro al mese, gli altri quattromila sono da sempre a disposizione". Più di un analista ha scritto che a Graz si sono sbagliati: hanno votato un fac simile della Caritas invece di un partito politico. Glielo riferisco, ma Kahr non si scompone: "Sono comunista, per me conta solo la felicità della povera gente".
Un wc per tutti
Ma davvero si sono sbagliati? Trent'anni fa a Graz i comunisti erano in rotta come ovunque nel mondo, poi un mitico assessore di nome Ernest Kaltenegger inventò la formula del partito utile appiccicato ai bisogni del popolo. Si concentra sulla casa, e quando nel 2003 Graz viene scelta come capitale europea della cultura, fa inserire nel programma ufficiale l'iniziativa "Neanche un alloggio senza bagno & wc": "In sei anni costruimmo più di duemila bagni negli appartamenti popolari che ne erano sprovvisti" ricorda ora al telefono con il Venerdì.
Le piastrelle con il logo di Graz 2003 sono diventate le insegne della lunga marcia che lo scorso 26 settembre ha portato il Partito comunista d'Austria (che a livello nazionale conta per lo 0,69 percento) a conquistare quasi un terzo dei voti alle elezioni comunali: "La parola chiave di questo successo è credibilità" spiega Manès Weisskircher, politologo che ha studiato a fondo l'ascesa del partito di Kaltenegger e Kahr. "I comunisti di Graz si sono conquistati una stima che va ben oltre la fetta di popolazione direttamente coinvolta dalla loro azione".
Le paure degli industriali
L'ultimo report interno certifica che nel 2020 gli assessori comunisti hanno aiutato finanziariamente 693 cittadini, non tutti austriaci, non tutti elettori. Il 26 settembre 2021 la stessa squadra ha raccolto 34.283 voti: a funzionare è stato il lavoro, il messaggio, la politica, non la clientela. La Confindustria locale ha già avvertito che lo sviluppo della città è in pericolo, e che gli investimenti esteri potrebbero presto risentire della sbornia elettorale rosso fuoco. Non è escluso. Ma sulla riva sbagliata della Mur, nell'oasi di buonumore che avvolge la Casa del popolo, per il momento e sinceramente se ne infischiano: "Sono felice, mi sento come ubriaca per questo successo" dice una ragazza intirizzita di freddo che attende di parlare con la futura sindaca. Nelle ultime settimane pare che abbiano brindato in tanti, e non solo con Sauvignon stiriano: "Ho la casella di posta intasata da migliaia di mail" sorride Elke Kahr "Ricevo congratulazioni da compagni di tutto il mondo". Magari è l'ultimo colpo di coda. O l'inizio di una nuova storia.
Sul Venerdì del 22 ottobre 2021