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La democrazia dei rossi e dei neri

Illustrazione di Gipi 
PER POSTA La storia dei comunisti italiani, da Togliatti in poi, è stata di evidente lealtà alla Costituzione e alla Repubblica
2 minuti di lettura

Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, secondo lei basta definirsi antifascisti per essere davvero democratici? Chiaro che se uno è fascista, democratico non può esserlo in alcun modo. Ma l’essere antifascisti è sufficiente per esserlo, democratici? Stalin, per dire, era sicuramente antifascista, eppure certo non era democratico. E tanti dittatori comunisti come lui. Così come certamente erano antifascisti i comunisti italiani negli anni 50, quando però molti di loro anelavano alla instaurazione di un regime sovietico. Antifascisti si dichiaravano le Brigate Rosse o altre simili organizzazioni. Sa quale era la denominazione ufficiale del Muro di Berlino nella Germania Est? “Barriera di protezione antifascista”. Capisce cosa intendo, immagino.
Paolo Raggio - Arenzano (Genova)

Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, secondo lei basta definirsi antifascisti per essere davvero democratici? Chiaro che se uno è fascista, democratico non può esserlo in alcun modo. Ma l’essere antifascisti è sufficiente per esserlo, democratici? Stalin, per dire, era sicuramente antifascista, eppure certo non era democratico. E tanti dittatori comunisti come lui. Così come certamente erano antifascisti i comunisti italiani negli anni 50, quando però molti di loro anelavano alla instaurazione di un regime sovietico. Antifascisti si dichiaravano le Brigate Rosse o altre simili organizzazioni. Sa quale era la denominazione ufficiale del Muro di Berlino nella Germania Est? “Barriera di protezione antifascista”. Capisce cosa intendo, immagino.
Paolo Raggio - Arenzano (Genova)

Caro Raggio, capisco benissimo cosa intende. E ha ragione: essere antifascisti non basta, in sé, per essere democratici, e i Paesi comunisti dell’Est Europa ne sono stati la prova lampante. Ma se la nostra Costituzione è per definizione antifascista, non è certo per un arbitrio ideologico. È perché la liberazione dal nazifascismo e la fine della Seconda guerra mondiale sono state l’evento determinante del Novecento europeo. Lo spartiacque tra dittatura e libertà, tra nazionalismo e nascente spirito comunitario, tra culto del Capo e rispetto dei diritti dell’uomo (faticherei a dire che uguale esito abbia avuto, nell’Europa orientale, la caduta del comunismo). Nel Dopoguerra hanno ritrovato vigore le vecchie democrazie e ne sono nate di nuove, come la nostra: il voto alle donne basterebbe da solo a spiegare che la democrazia si compie, in Italia, solo a partire dal 1947, con la promulgazione della Costituzione. Della quale – veniamo al punto – i comunisti sono stati artefici di primo piano insieme a democristiani, socialisti, liberali, azionisti, repubblicani, parte dei monarchici.

Che poi una parte della sinistra (minoritaria) considerasse la cosiddetta “democrazia borghese” appena un passaggio strumentale sulla via della “dittatura del proletariato”, è perfettamente vero. Ci sono stati i Secchia, gli stalinisti a oltranza (anche post Stalin), i movimentisti esagitati, i teorici della “rivoluzione tradita” che non volevano deporre le armi, fino al terrorismo rosso. Ma la storia dei comunisti italiani, da Togliatti in poi, è stata di evidente lealtà alla Costituzione e alla Repubblica. È stata perfettamente organica alla storia della democrazia italiana, né la molto discussa “doppiezza”, dovuta a una collocazione internazionale molto compromettente (almeno fino allo strappo di Berlinguer con i sovietici), riuscì mai a mettere in dubbio l’appartenenza del Pci alla democrazia parlamentare, e la sua difesa della Costituzione. Questo, a mio avviso, rende del tutto improponibile l’apparentamento tra antifascismo e anticomunismo. Sono storie troppo diverse,  quelle dei fascisti e dei comunisti, vissute da persone diverse, e con intenzioni diversissime. L’assalto alla Cgil da parte dei fascisti è solo l’ennesima, eloquente pagina della nostra storia nazionale che vede i “rossi” e i “neri” su fronti opposti, i primi dentro la democrazia, i secondi fuori, e contro.

Sul Venerdì del 22 ottobre 2021