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Occupy Strasburgo

Alcuni dei cittadini partecipanti al quarto panel della Conferenza sul continente che sarà. Tema: l’immigrazione 
Ottocento cittadini, estratti a sorte, discutono il futuro dell’Europa. Chiacchiere inutili o primi passi di democrazia partecipativa? Abbiamo spiato dietro le porte chiuse
4 minuti di lettura

STRASBURGO. Ci sono una studentessa di Prato, una copywriter di Copenaghen e una pensionata dell'Alta Savoia. E al Parlamento europeo di Strasburgo devono scrivere il futuro dell'Ue. Non è una barzelletta. È una pazza idea delle istituzioni comunitarie, la Conferenza sul Futuro dell'Europa: 800 cittadini scelti a sorte e portati a Strasburgo in quattro weekend per produrre proposte che, si spera, saranno tradotte in leggi.

Dopo la grande assemblea plenaria sugli scranni dei parlamentari, i cittadini vengono divisi in piccoli sottogruppi e condotti nelle aule secondarie, dove dibatteranno tra loro, a porte chiuse, aiutati da moderatori e da esperti. I temi del fine settimana che abbiamo potuto spiare sono l'Ue nel mondo e i migranti. Noi sgusciamo dietro il primo gruppo. Sì, il dibattito sì. Tutti parlano la propria lingua e un esercito di interpreti li traduce nelle cuffie. 

STRASBURGO. Ci sono una studentessa di Prato, una copywriter di Copenaghen e una pensionata dell'Alta Savoia. E al Parlamento europeo di Strasburgo devono scrivere il futuro dell'Ue. Non è una barzelletta. È una pazza idea delle istituzioni comunitarie, la Conferenza sul Futuro dell'Europa: 800 cittadini scelti a sorte e portati a Strasburgo in quattro weekend per produrre proposte che, si spera, saranno tradotte in leggi.

Dopo la grande assemblea plenaria sugli scranni dei parlamentari, i cittadini vengono divisi in piccoli sottogruppi e condotti nelle aule secondarie, dove dibatteranno tra loro, a porte chiuse, aiutati da moderatori e da esperti. I temi del fine settimana che abbiamo potuto spiare sono l'Ue nel mondo e i migranti. Noi sgusciamo dietro il primo gruppo. Sì, il dibattito sì. Tutti parlano la propria lingua e un esercito di interpreti li traduce nelle cuffie. 

Stavolta l'Unione siamo noi

Autoironia tedesca

Il riscaldamento è soft: cosa pensate dell'Europa? C'è chi ringrazia Bruxelles per la cooperazione nell'acquisto dei vaccini. Poi Geraldas, 28enne di Sakiai, in Lituania, sorprende tutti: "Con gli accordi commerciali con la Corea del Sud abbiamo potuto comprare una nave per il trasporto del gas a un prezzo convenientissimo". 

La mini-agorà ha appena ingranato, quando ci si para davanti un usciere con il suo tipico frac e un medaglione legato a un catenone (una divisa ispirata a quella della Rivoluzione francese, perché inizialmente il capo del Protocollo era di nazionalità francese): "Sir, i giornalisti possono rimanere solo cinque minuti. Così i cittadini sono più liberi di esprimersi". 

Poco male. Il nostro giro d'Europa continua in un'altra aula, dove un ragazzo svedese spiega che l'Ue ha messo a disposizione strumenti nuovi per combattere le gang e un signore di nome Martin dice: "Tutti abbiamo imparato a voler bene ai nostri vicini. Anche se noi tedeschi non siamo molto popolari". Risate di approvazione. Ma riecco l'usciere. "Sir, only five minutes...". Capito, capito. 

Nella stanza accanto, finalmente, stanno emergendo opinioni contrastanti. Anna, polacca, sostiene che c'è bisogno di proteggere il confine con la Bielorussia per fermare i migranti. "Fossi stato in loro avrei fatto lo stesso, sarei entrato illegalmente, per la mia famiglia", replica un altro cittadino. "Allora facciamo venire solo i qualificati, come fanno i canadesi". "Eh sì, ma i canadesi sono circondati solo dall'oceano, dal ghiaccio e da un vicino ricco". "Bisognerebbe far qualcosa di più per i Paesi da cui vengono", è il pensiero più diffuso: aiutiamoli a casa loro. Il discorso sui migranti appare un po' ingenuo e fumoso, e a riportare tutti alla realtà ci pensa Cristian Vitrani, 48enne triestino, operatore del 118, che vede tutti i giorni l'inferno della rotta balcanica. 

Il tema dell'Ue nel mondo è invece dominato dalla "minaccia russa", che inquieta soprattutto i baltici e in generale i Paesi dell'Est. Ma è ora del coffee break. Tu pensi: vabbè ora parleranno del tempo, della choucroute alsaziana, di Netflix. E invece no. A malapena si filano i muffin. Origliamo un capannello: "Finché non avremo uniformità nelle condizioni economiche non ci sarà un'Europa unita", sostiene una ragazza maltese.  

I ricordi di Nonna Annie

L'entusiasmo è evidente e confortante. D'accordo, è un viaggio a Strasburgo tutto spesato, la città è molto graziosa, la cattedrale, la crocierina sul fiume... Ma c'è comunque chi si è fatto 15 ore di viaggio da un villaggio greco. E le otto ore al giorno di conferenza sono attive, tutti parlano e ascoltano.

"Quando ho risposto alla telefonata la prima cosa che mi hanno detto è stata: "Non è una truffa". Perché non potevo crederci. Tre giorni a Strasburgo a discutere dell'Europa insieme a persone di ogni età e di ogni parte del continente. È un sogno", ci dice Laura Cinquini, 22enne pratese, studentessa di antropologia culturale all'Università di Bologna. "Mi piacerebbe che questi eventi fossero più frequenti. Qui tutti gli italiani parlano male dei propri politici, come i cittadini dell'Est. Forse per questo riponiamo grandi speranze nell'Ue".

La danese Bodil Villumsen, 55 anni, autrice in un'agenzia pubblicitaria di Copenaghen, ricorda: "Avevo 7 anni nel 1973, quando la Danimarca entrò nell'Ue. Mia madre mi portò con sé al referendum e votò no. Anch'io per anni sono stata euroscettica, ma mi sono ricreduta. Se non siamo uniti come faremo a contrapporci a giganti come la Cina e gli Stati Uniti?".

I giovani tra i 16 e i 25 anni costituiscono un terzo degli invitati, ma c'è posto anche per Annie Hoez, 79enne di Thonon-Les-Bains, sulla sponda francese del lago di Ginevra. Ex dipendente di un'azienda farmaceutica, è diventata la mascotte del weekend quando si è commossa prendendo la parola nell'emiciclo. "Tutte le notti, durante la guerra, mia madre ci portava sulla riva al fiume per salvarci dai bombardamenti", ci racconta. "Oggi siamo tutti qui, abbiamo mandato in pensione i doganieri e condividiamo la stessa legge. Ai miei nipoti dico "Abbiate fede nell'Europa"".

Un difetto la Conferenza sembra però averlo. Si nota un certo conformismo. Si dibatte in modo educato, civile, informato, con toni ben diversi da quelli dei bar e delle piazze del continente. È una "Occupy Strasburgo" istituzionalizzata. Ed è la timidezza, o la paura di suonare dissacranti in un tempio dell'Ue, a non far loro esprimere opinioni "proibite" o non in linea con il mainstream bruxellese? Oppure a rispondere alla chiamata del sorteggio sono stati perlopiù cittadini non ostili alla Grande idea?

In plenaria e sulla piattaforma si parla intanto di stop alla vendita delle armi, ambasciate uniche all'estero, esercito comune, seggio dell'Ue all'Onu (al posto di quello della Francia: bonne chance!). 

La Commissaria croata

A rappresentare la Commissione europea nell'"esecutivo" della Conferenza c'è la vicepresidente Dubravka Šuica, commissaria alla Democrazia e alla Demografia, ex sindaca di Dubrovnik e già europarlamentare per il centrodestra croato. "Spero che gli storici guarderanno un giorno alla democrazia europea distinguendo un prima e un dopo rispetto a questa Conferenza", ci dice. "Il mondo è cambiato, lo vediamo con i social media, e la democrazia e i politici devono adattarsi. Non basta più interpellare i cittadini ogni quattro o cinque anni chiedendo loro il voto. Bisogna ascoltare la loro voce e le loro idee anche tra un'elezione e l'altra".

Ti aspetteresti che l'Europarlamento sia scettico verso l'esperimento, invece è il più entusiasta: la democrazia diretta non sostituisce quella rappresentativa, ma la "completa". Per i parlamentari è presente il mitico - per i federalisti - Guy Verhofstadt, ex premier belga liberale. "Lo vedete, non è uno show di propaganda, ma un nuovo modo di fare politica" ci spiega. "L'obiettivo è mettere pressione alle istituzioni, rendere loro impossibile non approvare le proposte della Conferenza. E sarà importante anche renderla permanente".

Sarà un'altra inconcludente "fabbrica di chiacchiere", come teme il sito Politico, o sta nascendo finalmente l'Europa dei cittadini? Si vedrà. Intanto gli 800 di Strasburgo andranno e si moltiplicheranno. Racconteranno nelle campagne polacche, nei porti di Cipro e nelle periferie di Helsinki che l'Ue non è così lontana. Che in Alsazia hanno imparato a conoscere l'Europa. Ed è stato anche divertente. 

Sul Venerdì del 19 novembre 2021