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Profonda Francia, l'assassino è nel villaggio

5 marzo 2019: la polizia torna sulla scena del crimine a Montréal-la-Cluse, villaggio francese vicino al confine con la Svizzera (Jean-Pierre BALFIN/Photopqr/le progres / Ipa) 
Un paesino, una donna uccisa, un attore sbandato, il colpevole perfetto. E poi Florence Aubenas, reporter di guerra, che indaga sui meccanismi perversi della giustizia
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MONTREAL-LA-CLUS, paesino lacustre della Francia orientale a pochi chilometri dal confine svizzero. Un micro-ufficio postale e un'impiegata, l'unica, che una mattina viene ritrovata uccisa a coltellate. Féminicide? Non è detto. Certo, al momento del delitto, Catherine Burgod, 41 anni, sta divorziando, e l'ex marito vive male la separazione. Ma non è suo il Dna maschile individuato sulla maniglia della cassa, dalla quale sono spariti 2.600 euro. E non è nemmeno il Dna di Gérald Thomassin, attore sbandato e tossico che abita proprio davanti alla posta, ma che adesso si ritrova al gabbio. Sulla base di cosa? Di indizi "gravi, precisi e concordanti" dice l'accusa. Nient'altro. 

L'assassinio è avvenuto il 19 dicembre 2008. Thomassin finisce agli arresti nell'agosto 2013. Ma è nell'estate successiva che questa storia diverrà materia di una lunga inchiesta giornalistica poi sfociata in un …

MONTREAL-LA-CLUS, paesino lacustre della Francia orientale a pochi chilometri dal confine svizzero. Un micro-ufficio postale e un'impiegata, l'unica, che una mattina viene ritrovata uccisa a coltellate. Féminicide? Non è detto. Certo, al momento del delitto, Catherine Burgod, 41 anni, sta divorziando, e l'ex marito vive male la separazione. Ma non è suo il Dna maschile individuato sulla maniglia della cassa, dalla quale sono spariti 2.600 euro. E non è nemmeno il Dna di Gérald Thomassin, attore sbandato e tossico che abita proprio davanti alla posta, ma che adesso si ritrova al gabbio. Sulla base di cosa? Di indizi "gravi, precisi e concordanti" dice l'accusa. Nient'altro. 

L'assassinio è avvenuto il 19 dicembre 2008. Thomassin finisce agli arresti nell'agosto 2013. Ma è nell'estate successiva che questa storia diverrà materia di una lunga inchiesta giornalistica poi sfociata in un libro esemplare, Lo sconosciuto delle poste (Feltrinelli). Lo ha scritto Florence Aubenas, già reporter di Libération e oggi a Le Monde. Aubenas si è addentrata nella vicenda per oltre sei anni e il risultato è più cose insieme: l'immersione in una Francia periferica e sconosciuta, nelle sue pieghe psicologiche, sociali, economiche. Ma anche una radiografia, per niente rassicurante, della macchina giudiziaria; nonché la dimostrazione di come un qualunque fattaccio di "nera" possa schiuderci un mondo. 

Florence Aubenas. A lungo reporter di guerra, nel 2005 Aubenas fu tenuta in ostaggio per cinque mesi in Iraq (Getty Images) 
Ripartiamo dall'agosto 2014: "Sono in redazione a Le Monde senza granché da fare" racconta al telefono Aubenas, "quando mi passano una chiamata. È di una donna che lavora nel cinema come direttrice di casting e segretaria di produzione. Mi parla di Gérald Thomassin. Lo conosce da quando a 15 anni fu scelto per un film, Le Petit Criminel, che gli valse un César, l'Oscar francese. La donna si dice assolutamente convinta della sua innocenza. Perciò vado a Montréal-la-Cluse e inizio a occuparmi del caso". 

Perché l'ha appassionata?

"Per vari motivi. Volevo scoprire chi era l'assassino. Ma andando avanti il mistero si aggrovigliava, si caricava di altri misteri. E poi c'era la complessa personalità di Thomassin".

L'ha incontrato più volte. Chi è?

"Un uomo dall'infanzia molto difficile. Da piccolo è stato affidato ai servizi sociali. È in un istituto che viene selezionato per il film che gli darà il successo. Sulle prime non vuole fare cinema. Quando gli propongono il casting rifiuta. Non conosce neppure il significato della parola casting. Pensa che voglia dire "visita medica"".

A quel primo film ne seguiranno però altri ventuno. 

"Sì. Thomassin è un attore disciplinato. Non crea incidenti, si presenta puntuale sul set. Ma appena termina le riprese torna alla vita nomade di prima. L'alcol, la droga... Entra ed esce dai centri di disintossicazione. Resterà sempre con un piede nel cinema e l'altro per strada".

Su consiglio di amici, si rifugia a Montréal, tremila abitanti, per uscire dal giro, per ripulirsi.

"Ma nel villaggio si fa subito notare. Con due ragazzi del posto forma un terzetto che trascorre le giornate sulle panchine a fumare, bere birra, la musica a tutto volume dal radione. Sono cose che in una grande città passerebbero inosservate, ma che in una piccola comunità attirano l'attenzione, il sospetto. Agli occhi dei paesani, Thomassin è "lo Straniero"".

Da sinistra: Catherine Burgod, 41 anni, uccisa il 9 dicembre 2008. Gérald Thomassin, attore sbandato e tossicodipendente, scarcerato e poi sparito nel nulla il giorno del confronto che l’avrebbe definitivamente scagionato 

Vive a pochi metri dalla Posta. Ci va a ritirare i quattro soldi del sussidio mensile. I suoi rapporti con la vittima, Catherine, finiscono qui. 

"Da quanto emerso finora, sì. Nei fascicoli non c'è molto di più. Inizialmente qualche giornale scrisse che nell'ufficio erano state ritrovate tracce del suo Dna, ma la notizia era falsa".

Dati i suoi andazzi, Thomassin rappresenta però il "sospetto ideale". E la giustizia, lei scrive, "non ammette mai di lasciar morire un caso". Quella del colpevole è una sedia che non può restare vuota.

"Quando ci sei dentro, è un ingranaggio dal quale è difficile uscire. Sotto i riflettori degli inquirenti anche la tua azione più banale diventa sospetta. Voltaire diceva: 'Se mi accusassero di aver rubato i campanili di Notre-Dame, la prima cosa che farei è scappare'".

Il postino

Quando la uccidono, Catherine sta divorziando dall'uomo che le ha dato un figlio. E ne aspetta un secondo da un nuovo compagno. I primi sospetti si concentrano sull'ex marito.

"Senza i test del Dna, a finire in carcere sarebbe stato lui. Perché è depresso. Oltre che dalla moglie è stato mollato pure dalla fidanzata. La sua vita viene rivoltata come un calzino. "Da un bicchiere di vino a pasto è passato a tre" annotano gli investigatori. La macchina giudiziaria comincia a riscaldarsi, inizia la fabbricazione del colpevole".

Un rullo compressore che non guarda in faccia nessuno.

"Se, uscendo di casa, lei trovasse sul portone il cadavere di un'inquilina del palazzo e denunciasse la cosa alla polizia, diventerebbe automaticamente il primo sospettato. L'uomo che ha scoperto il corpo di Catherine Burgod è rimasto in guardina per 48 ore. Dopo si è rivolto a uno psicoterapeuta".

Il delitto fa precipitare un'intera comunità nella paranoia.

"Diciamo in un clima di sospetto generalizzato. Il fatto è avvenuto all'apertura della Posta, nell'ora in cui la piazzetta del paese è più frequentata. Quell'ufficio postale ha un'unica porta di entrata e uscita. Quindi ci si dice: se l'assassino è passato inosservato, significa che è uno di noi". 

 

Gérald Thomassin nel film Le Petit Criminel del 1990: a 15 anni gli valse un premio César 

In tempi di giornalismo mordi e fuggi, come ha fatto ad occuparsi di questa storia per sei anni?

"Non mi ci sono dedicata a tempo pieno. Ho preso un anno sabbatico e trascorso per sei anni le vacanze a Montréal-la-Cluse".

Con gli abitanti si sono creati legami. In che modo ha gestito i suoi rapporti con le "fonti"?

"Questione delicata. Cerco sempre di muovermi con molte precauzioni. Alle persone con cui parlavo dicevo che stavo lavorando a un libro. E prima di pubblicarlo gliel'ho fatto leggere".

Com'è stato il primo approccio di una giornalista calata da Parigi con una comunità non proprio loquace? Dove alloggiava, in albergo?

"No, a Montréal non ci sono praticamente alberghi. Dormivo in stanze di appartamenti privati. Stanze che le famiglie affittano perché i figli che le occupavano sono andati a studiare o a lavorare altrove. Stanze dove ti ritrovi circondato dai giocattoli, dagli orsacchiotti, dai peluche di quei ragazzi da bambini. Durante la permanenza, ti fai la spesa da solo e metti le provviste sul ripiano che ti è stato assegnato nel frigorifero comune. Mi piace lavorare così.In questi casi il momento più difficile non è arrivare, ma ripartire. È quando te ne torni in città, a Parigi, e ti lasci alle spalle vite di donne, di uomini, chiedendoti se sarai in grado di raccontarle onestamente, senza tradirle". 

Il caso resta aperto. Scarcerato per mancanza di prove, Thomassin è sparito. Nell'agosto 2019 avrebbe dovuto presentarsi a Lione per un confronto che l'avrebbe definitivamente scagionato, però non s'è fatto vivo. Lei lo aspettava in tribunale, gli aveva addirittura pagato il biglietto del treno...

"Sì, uscito di prigione, si era stabilito a Rochefort, dall'altra parte della Francia. Il 28 agosto sale sul treno diretto a Lione, ma durante un cambio a Nantes svanisce nel nulla. Da quel momento non sappiamo più niente di lui".

Che idea si è fatta della scomparsa?

"So solo che da quel giorno il suo cellulare è spento. E che il conto postale dove riceveva i sussidi è per la prima volta in attivo. Da oltre due anni non risulta alcun prelievo. La sua vita amministrativa, tessera sanitaria inclusa, si è fermata al 28 agosto 2019. Non so che dirle. Ma sono quasi certa che non sia stata una scomparsa volontaria. Gérald non vedeva l'ora di andare a quel confronto che avrebbe messo fine ad anni di carcere e sospetti. Però si è volatilizzato senza lasciare tracce".

Oggi c'è un uomo in carcere per l'assassinio di Catherine Burgod.

"Il suo Dna corrisponde a quello ritrovato nell'ufficio".

Ma è stata una scoperta fortuita.

"Dato che negli archivi dei Dna non si trovava nulla, gli inquirenti si erano detti che il colpevole doveva essere morto. Poi è successo un fatto banale: una ragazza ha denunciato il compagno perché le aveva rubato la carta bancomat. L'uomo è andato a deporre in commissariato, gli hanno fatto i test di rito - quelli che ormai fanno a tutti - ed è venuto fuori che il suo Dna combaciava con quello trovato in una macchia di sangue alla Posta. Lui ha ammesso il furto, ma nega l'omicidio. Dice di aver trovato Catherine già morta. Non si è ancora arrivati al processo". 

Sul Venerdì del 19 novembre 2021