Vista da lontano, dalla Street View di Google Maps, questa fontana che ingentilisce il parco di Porta Fiorentina ad Acquapendente, in provincia di Viterbo, sembrerebbe rappresentare due ninfe o altre figure mitologiche femminili, e non ci sarebbe nulla di male. E invece qualche problema c’è. Nella sua rubrica Bioritmi sul Venerdì di oggi 7 gennaio, Claudia Arletti parla del Censimento dei monumenti femminili italiani realizzato dalle attiviste dell’associazione Mi riconosci?. Sono state censite le statue dedicate a donne realmente vissute, personaggi letterari e figure anonime collettive (la moglie, la partigiana, la mondina), escludendo figure allegoriche come “la Patria” o “la Vittoria” e la Madonna. Il risultato (qui una mappa interattiva, a cura di Ludovica Piazzi e Anna Sofia Lippolis) è abbastanza modesto: meno di un paio di centinaia di opere in tutta Italia, e meno di venti in tutto nelle principali città. Le figure più rappresentate sono, prevedibilmente, Anita Garibaldi e Grazia Deledda; ma in generale sono pochissime le donne celebrate per meriti diversi dal sacrificio e dalla cura.
In più, scrivono le curatrici, “diverse statue a figura intera che intendono omaggiare donne del passato o specifiche categorie presentano corpi nudi o fortemente sessualizzati”. E questa è una tendenza che non sembra attenuarsi nemmeno con il nuovo millennio. Qualche tempo fa ha fatto - giustamente discutere (e indignare, e sghignazzare, o entrambe le cose insieme) la discinta statua della Spigolatrice inaugurata a Sapri. Ma quella (commento personale) ha almeno l’attenuante di raffigurare in maniera idealizzata un personaggio immaginario. La fontana di Acquapendente, inaugurata non più tardi del 2003, vorrebbe invece rendere omaggio a Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli, due giornaliste uccise mentre facevano il loro lavoro. Guardiamola da vicino e chiediamoci, con le autrici dello studio: “due giornalisti sarebbero stati rappresentati allo stesso modo?”
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