Una chiave e tante liti: quel che resta dei Mandela
di Pietro Veronese , di Pietro VeroneseGià da vivo, Nelson Mandela era stato messo in vendita dalla sua avida famiglia, il suo nome trasformato in un brand. Adesso, nove anni dopo la morte dell'ex presidente del Sudafrica e premio Nobel per la Pace, avvenuta nel 2013, siamo alla svendita. Oggetti e dipinti di uno dei più grandi leader politici e morali del XX secolo sono finiti all'asta a New York. Tra questi, uno che riassume simbolicamente l'intera sua vita: la chiave della cella dove fu rinchiuso sull'isola-prigione di Robben Island, per 18 dei 27 anni che durò la sua detenzione.
Passi per gli occhiali da sole, le camicie variopinte che erano parte integrante del suo look, le stilografiche dono dei potenti della Terra, da George W. Bush a Barack Obama, gli ac…
Già da vivo, Nelson Mandela era stato messo in vendita dalla sua avida famiglia, il suo nome trasformato in un brand. Adesso, nove anni dopo la morte dell'ex presidente del Sudafrica e premio Nobel per la Pace, avvenuta nel 2013, siamo alla svendita. Oggetti e dipinti di uno dei più grandi leader politici e morali del XX secolo sono finiti all'asta a New York. Tra questi, uno che riassume simbolicamente l'intera sua vita: la chiave della cella dove fu rinchiuso sull'isola-prigione di Robben Island, per 18 dei 27 anni che durò la sua detenzione.
Passi per gli occhiali da sole, le camicie variopinte che erano parte integrante del suo look, le stilografiche dono dei potenti della Terra, da George W. Bush a Barack Obama, gli acquerelli dipinti non senza talento nelle ore perse. Ma la chiave no. Il ministro della Cultura del Sudafrica, che ha appreso dell'imminente messa all'asta da un tabloid londinese, ha valutato che quell'oggetto è patrimonio nazionale e ha bloccato il tutto.
Ci fu infatti un lungo tempo, nell'ultimo quarto del Novecento, in cui Nelson Mandela era il prigioniero politico più famoso del mondo; gli anni in cui il Sudafrica era ancora retto dal regime razzista e segregazionista dell'apartheid e a Mandela venivano dedicati monumenti e piazze nelle maggiori capitali d'Occidente, piazze riempite da migliaia di manifestanti che ne chiedevano a gran voce la liberazione. Una storia ancora viva negli animi di chi ricorda e racchiusa in quel pezzetto di metallo.
La vicenda della messa all'asta e dell'intervento governativo è vecchia di un paio di mesi. In compenso è viva e infuria adesso la lite fra gli eredi, nuovo capitolo di una storia deprimente, iniziata quando il padre della patria era ancora vivo. In attesa di una soluzione, gli oggetti restano nei caveau della casa d'aste Guernsey's di New York. Il problema è stabilire a chi vadano restituiti. Al governo del Sudafrica? Alla fondazione che porta il nome di Mandela? Alla figlia, Makaziwe Mandela-Amuah, la maggiore dei suoi discendenti ancora vivi e la persona che ha scelto e impacchettato tutti gli oggetti spediti a New York? Ai nipoti di Makaziwe, che l'accusano di averli semplicemente rubati, a loro insaputa? La vicenda è tanto squallida quanto ingarbugliata e sta dando lavoro ai reporter di gossip e a svariati avvocati di Johannesburg.
Vino rosso e t-shirt
Nelson Mandela ebbe tre mogli. Dal primo matrimonio con Evelyn Mase nacquero quattro figli, di cui oggi sopravvive la sola Makaziwe, sessantasettenne. Poi, giovane avvocato e già leader politico, Nelson incontrò la bella Winnie Madikizela e se ne innamorò perdutamente. Divorziò e si risposò. Ebbe appena il tempo di avere da lei due figlie, Zenani e Zindzi, prima di scomparire a Robben Island, da dove non ci si aspettava che sarebbe mai uscito vivo. Infine, quando era già presidente e dopo il secondo divorzio, si unì a Graça Machel, vedova del presidente del Mozambico (unica donna dei tempi moderni ad essere stata first lady di due diversi Stati).
Già quando era all'apice del potere, nell'ultimo decennio del secolo scorso, e poi negli anni del ritiro, quando continuava a godere di fama universale, l'anziano Mandela dovette fare i conti con le insaziabili richieste di figlie e nipoti. Finanziamenti per lanciare affari arrischiati, finiti regolarmente male. Abusi e prepotenze per occupare posizioni di vantaggio sul mercato, seguiti da convocazioni davanti ai tribunali. Avido sfruttamento del cognome del padre (o del nonno) per ottenere crediti che nulla giustificava. Le figlie trovarono la strada per suscitare in lui facili sensi di colpa: Makaziwe per essere stata abbandonata in favore della seconda famiglia; Zindzi e Zenani per essere cresciute con un padre parecchio assente, ergastolano a Robben Island.
Tra i progetti più sfacciati si ricordano il reality Being Mandela sull'americana Cozi Tv, che ha come protagoniste Zaziwe e Swati, figlie di Zenani; per iniziativa di altre nipotine, una linea d'abbigliamento con il marchio 46664, che era il numero di Mandela nel registro detenuti; infine un vino rosso di buon qualità, cui Makaziwe tentò (invano) di dare il nome dell'augusto genitore.
La tomba della discordia
Questo spettacolo indecoroso segnò gli ultimi anni di vita di un uomo il quale avrebbe meritato molto di meglio. Culminò poi in una furibonda lite in tribunale per decidere il luogo della sepoltura, ovviamente con l'idea di farne un centro di attrazione, con parchi, grandi alberghi e così via. E qui arriviamo all'ultimissima trovata di Makaziwe: le vendite all'asta. La motivazione è sempre quella di raccogliere fondi per un Giardino della memoria e un Museo sulla vita di Mandela a Qunu, il paesotto dove è sepolto. Si è cominciato con gli acquerelli, con i quali l'ex presidente si dilettò una volta in pensione. Il primo fu venduto nel 2019 a New York, per poco più di centomila euro. Ora si è passati agli Nft, la nuova certificazione digitale, per una serie di cinque acquerelli intitolata My Robben Island, battuta in questi giorni.
In mezzo, l'operazione fallita da Guernsey's: oggetti di vestiario e da scrivania, una copia autografata della Costituzione democratica del Sudafrica. E la fatidica chiave. "Ero in viaggio e quando sono tornato ho trovato la casa vuota", ha denunciato il nipote Ndaba, trentanovenne figlio di un fratello di Makaziwe. "La zia si è portata via tutto: divani, tappeti quadri, tende, il letto del nonno, i suoi vestiti, le sedie, le lampade... Tutto". No, non è facile essere Mandela.