Questa è la sede della Corte Penale Internazionale dell'Aia, in Olanda. Un complesso di edifici inaugurato nel 2015, dopo un concorso internazionale vinto da uno studio danese e una lavorazione che ha rispettato scrupolosamente i tempi di consegna. Un design moderno, molto verde, sul davanti l'immancabile pista ciclabile. Nella schermata di Google Street View c'è persino il sole, che non deve essere frequentissimo da quelle parti.
Nulla di più lontano dalle immagini che arrivano da Bucha, o da Mariupol, o dagli altri luoghi dell'Ucraina e del mondo dove sono stati e vengono quotidianamente commessi quei crimini che la Corte dovrebbe perseguire e punire. Nel suo servizio sul Venerdì di oggi Francesca Caferri racconta come il procuratore Karim Khan e altri funzionari ucraini e internazionali stanno cercando di raccogliere tutte le prove per istruire un processo contro i responsabili, Putin compreso. Impresa meritoria anche se (anzi, forse proprio perché) di difficilissima realizzazione.
È una speranza, un'illusione, un'ipocrisia?
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