È datata maggio 2021, solo un anno fa, l'ultima immagine disponibile su Google Street View del McDonald's di piazza Puškin, a Mosca: una giornata normale, con gente a passeggio e vari clienti seduti ai tavoli all'aperto. Fu il primo ad aprire nell'allora Unione Sovietica, nel gennaio 1990: quel giorno si calcola che 30 mila persone si misero in fila per entrare, sventolando bandiere rosse con gli archi dorati, come si vede in un video d'epoca appena ripubblicato anche dal nostro sito.
McDonald's esce dalla Russia, la lunga fila a Mosca per l'apertura del primo fast-food nel 1990
Viene in mente la Golden Arches Theory of Conflict Prevention, una teoria diciamo geopolitica formulata dal giornalista americano Thomas Friedman a fine anni 90 e spesso ripetuta in questi anni da parecchi cantori, anche italiani, della globalizzazione capitalistica senza se e senza ma. La teoria proclama: "Non è mai scoppiata una guerra tra due Paesi che avessero McDonald's". Il senso, molto a spanne, sarebbe che in Paesi così sviluppati, consumisti e "globalizzati" da poter ospitare la catena di polpettifici la guerra sarebbe troppo impopolare e antieconomica. L'affermazione era già fragile all'epoca ed è stata smentita dai fatti parecchie volte in questi anni (gli scontri tra India e Pakistan, i bombardamenti Nato sulla Serbia, l'invasione russa della Georgia sono tutti controesempi di "McDonald's countries" che si fanno la guerra). Lo stesso Friedman ha in seguito sostenuto che la sua era poco più di una battuta e che però è vero che benessere e globalizzazione riducono il rischio di scontro armato. Diciamo che dopo il 24 febbraio la teoria ha bisogno di un'ulteriore revisione.
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