In Tibet cercando la mitica pantera delle nevi
di Giulia Villoresi , di Giulia VilloresiConosciamo bene gli animali della savana, mentre la fauna del Tibet ci è sostanzialmente ignota. Si tratta infatti di territori con un ambiente così estremo, e così complesso dal punto di vista politico, da scoraggiare la maggior parte degli osservatori. Eppure, proprio queste regioni custodiscono una delle più grandi banche genetiche del mondo animale. L'immenso altipiano del Qiangtang, per esempio, è noto come "paradiso degli animali selvatici". Tra questi, ce n'è uno mitico, della cui esistenza ormai dubitano persino i pastori nomadi che battono quest'area: è la pantera (o leopardo) delle nevi (Panthera uncia).
Il suo regno inizia a circa cinquemila metri di altitudine, dove i venti soffiano così forte da impedire alla neve di attecchire, e cul…
Conosciamo bene gli animali della savana, mentre la fauna del Tibet ci è sostanzialmente ignota. Si tratta infatti di territori con un ambiente così estremo, e così complesso dal punto di vista politico, da scoraggiare la maggior parte degli osservatori. Eppure, proprio queste regioni custodiscono una delle più grandi banche genetiche del mondo animale. L'immenso altipiano del Qiangtang, per esempio, è noto come "paradiso degli animali selvatici". Tra questi, ce n'è uno mitico, della cui esistenza ormai dubitano persino i pastori nomadi che battono quest'area: è la pantera (o leopardo) delle nevi (Panthera uncia).
Il suo regno inizia a circa cinquemila metri di altitudine, dove i venti soffiano così forte da impedire alla neve di attecchire, e culmina sui ghiacci perenni delle montagne. Elusiva e solitaria, la Panthera uncia si è ritirata in questo habitat per difendere la propria tranquillità. E ci è riuscita anche grazie a una pelliccia incredibilmente mimetica, che la rende quasi invisibile. Per osservarla, c'è chi è rimasto immobile anche per trenta ore consecutive a decine di gradi sotto zero. È il caso dello scrittore di viaggio Sylvain Tesson e del fotografo naturalista Vincent Munier, che nel 2018 hanno intrapreso una spedizione nel Qiangtang in cerca del misterioso felino. Il libro che ne è seguito, La pantera delle nevi (Sellerio), ha venduto 60 mila copie in pochi giorni. Adesso, con lo stesso titolo, arriva nelle sale italiane anche il film, premiato come miglior documentario ai César.
Vivere con metà ossigeno
Il sodalizio tra Munier e Tesson comincia nel 2017. "Vincent mi propose di accompagnarlo in Tibet" racconta Tesson, "alla ricerca di un essere che reputava ormai scomparso. Per me, un sogno. Per lui, un appuntamento". In queste terre ignote (secondo un report del Wwf, più del 70 per cento dell'habitat della pantera delle nevi è sottostudiato), dove l'estrema altitudine rende ogni movimento faticoso, e il freddo e il vento possono raggiungere intensità insopportabili, Munier e Tesson intraprendono un viaggio che sembra senza fine. E incontrano animali che la selezione ha forgiato per vivere in ipossia: sopra i quattromila metri, infatti, la disponibilità di ossigeno è dimezzata rispetto al livello del mare.
C'è la volpe tibetana, piccola e dagli occhi a mandorla (mai ripresa da una telecamera prima del 2006). Il gatto di Pallas, abilissimo predatore delle steppe, più piccolo del gatto domestico, ma dalla pelliccia decisamente più folta (lo spessore può raggiungere gli otto centimetri). Il lupo tibetano, che i biologi ipotizzano possa costituire una specie a sé per via dei suoi adattamenti fisiologici unici. E la sua principale preda, lo yak selvatico, un "animale preistorico", dalla mole gigantesca (i maschi adulti possono raggiungere i due metri al garrese) e l'olfatto eccezionale. Ma la pantera delle nevi - "il Graal", come la chiama Tesson - sembra davvero introvabile. Tesson e Munier la cercano nelle gole e tra i dirupi, sui rilievi e attraverso altipiani. Seguono le sue possibili prede, ma anche i corvi, che viaggiano al seguito dei predatori per nutrirsi dei loro lasciti.
"Al tutto e subito dell'"epilessia" moderna, si opponeva il forse poco, forse niente dei nostri appostamenti" dice Tesson. "Era eccitante cercare un animale che credevo scomparso. In termini di bellezza, potenza e adattamento la pantera occupa la vetta del Pantheon. Essendo il predatore più grande del suo habitat, la sua presenza in un massiccio testimonia la salute di quell'ecosistema: dice che tutta la catena alimentare sotto di lei sta bene".
Una visione "sacra"
Dopo le pendici meridionali dei monti Kunlun, il gruppo parte per la valle di un affluente del Mekong. Lì, nel fango, vedono le impronte di un felino. Non vogliono illudersi: in quella zona non piove mai, potrebbero essere vecchissime. Invece, pochi giorni dopo, eccola. "Non dimenticherò mai il momento in cui l'ho vista. Un'esperienza sacra. Per un attimo, ho creduto di vedere il volto di mia madre, scomparsa qualche mese prima. Prova che non sempre vediamo ciò che guardiamo".
Oggi si teme che gli esemplari di pantera in età riproduttiva siano meno di 2.500. Ma la verità è che di questo felino sappiamo pochissimo. Così poco che il Wwf ha diffuso un report sulla mancanza di pubblicazioni scientifiche su questa specie. La chiamiamo pantera, ma in realtà, dal punto di vista genetico, è più vicina alla tigre. Tuttavia, diverse caratteristiche la rendono un unicum tra i grandi felini. Per esempio, l'incapacità di ruggire. A causa della particolare morfologia della sua laringe, infatti, il massimo a cui può aspirare è un "miagolio penetrante". La specie, inoltre, è nota come la meno aggressiva tra i felidi di grossa taglia: a oggi non ci sono testimonianze di attacchi di una pantera delle nevi nei confronti dell'essere umano. Più piccola degli altri grandi felini (alcune femmine non superano i venticinque chili; un maschio ben sviluppato può raggiungere i 75), ma anche eccezionalmente atletica: alcuni esemplari possono saltare fino a nove metri in lunghezza e percorrere oltre 40 chilometri in una notte.
Anche la loro pelliccia è unica: un capolavoro di camouflage che sembra cambiare forma con i movimenti del suo corpo. Ecco perché Tesson, aspettandola, ha dovuto imparare a "guardare con pazienza". Grazie alla pantera, ha scoperto che "scrutando un luogo che si crede di conoscere, possono rivelarsi elementi inaspettati. Ma per questo bisogna accettare la lentezza, calmare la marionetta febbrile che tremula dentro di noi".
Sul Venerdì del 21 ottobre 2022