L'uomo che sussurra ai cactus
di Riccardo Staglianò , di Riccardo StaglianòROMA. L'Echinopsis atacamensis ha una sessantina d'anni ma, come si dice, "sta un fiore". A forza di crescere ha sfondato, coi suoi quattro metri, il tetto della serra. Il cactus crestato San Pedro, che per quantità di rughe ricorda i cani Sharpei, ha tante braccia quante una Shiva botanica. Su un tavolaccio giace poi il ramo amputato di un altro trichocereus perché si era spezzato e l'avevano portato dal dottore per farlo guarire e re-impiantare.
Il dottore è Gaetano Palisano, 72 anni da Bagheria, barba bianca e occhi d'un azzurro normanno. "È appoggiato lì da quasi tre anni, perché tanti ce ne possono volere perché butti di nuovo le radici" dice, come se fosse l'attesa più normale del mondo, l'uomo che sussurra ai cactus. È opinione diffusa che le piante succulente non abbiano bisogno di grandi attenzioni, che siano ispide come i loro padroni. "Si dicono un sacco di stupi…
ROMA. L'Echinopsis atacamensis ha una sessantina d'anni ma, come si dice, "sta un fiore". A forza di crescere ha sfondato, coi suoi quattro metri, il tetto della serra. Il cactus crestato San Pedro, che per quantità di rughe ricorda i cani Sharpei, ha tante braccia quante una Shiva botanica. Su un tavolaccio giace poi il ramo amputato di un altro trichocereus perché si era spezzato e l'avevano portato dal dottore per farlo guarire e re-impiantare.
Il dottore è Gaetano Palisano, 72 anni da Bagheria, barba bianca e occhi d'un azzurro normanno. "È appoggiato lì da quasi tre anni, perché tanti ce ne possono volere perché butti di nuovo le radici" dice, come se fosse l'attesa più normale del mondo, l'uomo che sussurra ai cactus. È opinione diffusa che le piante succulente non abbiano bisogno di grandi attenzioni, che siano ispide come i loro padroni. "Si dicono un sacco di stupidaggini" taglia corto sorridendo Palisano che, a vederlo, ispido è anche lui ma poi, se si accorge di aver detto una cosa che suona troppo ultimativa, aggiunge subito "non volevo metterti premura". Questo sull'Appia Antica, sul lembo a Nordovest del parco della Caffarella e a poche centinaia di metri dall'Almone, negletto terzo fiume di Roma, è il suo regno. Un ettaro e rotti di verde, selvaggio, quasi extraterritoriale, "un puttanaio" che gestisce dal 1985, con l'idea fissa di impiantarci un orto botanico aperto al pubblico.
Dai molluschi alle piante
Prima un minimo di biografia. Nel paesone a est di Palermo, Gaetano cresce nella natura, con una predilezione per fossili e conchiglie. Fa ragioneria e poi si iscrive a scienze naturali ("Botanica, zoologia, mineralogia: mondi meravigliosi"). Vera passione: la malacologia, lo studio dei molluschi. "Mi laureo con una tesi sperimentale. Lavoro con un paleontologo. Dopo il militare a Aviano conosco una ragazza romana e mi trasferisco nella capitale. Collaboro per anni col museo civico di zoologia dove si profila un concorso, ma ritagliato su misura per una biologa" racconta nella radura del vivaio.
Nell'85 vira sulle piante grasse prendendo in affitto l'appezzamento sull'Appia. Cinque anni dopo la proprietaria glielo vende tarando già il valore al prezzo che gli avrebbero pagato in caso di esproprio. Si iscrive alla Coldiretti. Insegna scienze naturali nelle scuole medie. Diventa, complice una legge del '92 sulla tutela della fauna e flora selvatica, consulente e poi ausiliario di polizia giudiziaria per riconoscere le piante rare trafugate.
Nel '95 arrivano i vigili e gli annunciano che il terreno sarà espropriato: deve passare di lì la nuova entrata del parco. Intanto la sua collezione di succulente si calcola in migliaia, compresi esemplari oggetto di sequestro giudiziario inamovibili se non dietro ordine della magistratura. Nel '97 Palisano scrive al Comune, sindaco Rutelli, proponendo di trasformare le sue serre private in orto botanico. Anche spostandosi. Nessuna risposta fino al 2003 quando, all'Ufficio espropri, scopre che la proposta era stata accettata senza darle seguito. Kafka sull'Appia. Altre lettere, meline, silenzi istituzionali. Nel 2006 formalizza una cessione bonaria al Comune, per cui viene indennizzato. Segue pax lunga tredici anni. Nel 2019 altri vigili arrivano per la "presa di possesso" dei terreni. Salvo sparire per due anni quando tornano intimando di liberare tutto "entro cinque giorni". Impraticabile. Perché nel frattempo Palisano ha impiantato una colonia di tartarughe che figliano come conigli. E, come fauna a rischio, sono addirittura più inamovibili di certo deep state capitolino. Il ministero dell'Ambiente gli dà ragione.
Ma è pur sempre una terra non più sua. A fine 2021 arrivano in venti tra delegati del Comune, veterinari e poliziotti. Però d'inverno le tartarughe sono in letargo e non si possono svegliare. I pizzardoni si sentono presi in giro. Tornano ad aprile 2022, sin qui ultimo atto, e contano le tartarughe. Sabrina Alfonsi, l'attuale assessora all'Ambiente, ha ereditato questa grana: "Giuridicamente non c'è alcun contenzioso: Palisano è il detentore in via provvisoria di un bene di proprietà comunale. È una delle tante situazioni da risolvere per la realizzazione del Parco Archeologico dell'Appia Antica. Ho chiesto la convocazione a breve di una riunione per individuare le soluzioni più rapide ed efficaci". E la proposta di orto botanico? "Potrebbe essere una buonissima idea che però va resa compatibile con l'esigenza di completare le opere per le vie di accesso al Parco, una delle quali interferisce con l'area di Palisano. Per la quale ha ricevuto un indennizzo importante". Qualcosa mi dice che il coinvolgimento del Nostro non sarà la prima scelta.
La mia eredità
Palisano insiste: "Mi sto facendo vecchio e non ho figli. Vorrei solo lasciare questo patrimonio biologico, accumulato a spese mie in una vita di lavoro, alla cittadinanza. Spostandomi altrove". Quando lo conobbi anni fa mi disse che non poteva vendermi una pianta perché era il mese sbagliato per spostarla. E comunque avrei dovuto promettere di tenerla all'aperto altrimenti niente. Conoscete un altro commerciante che vi fa tornare dopo sei mesi, previo auto da fé? I soldi, per questo ex Soccorso Rosso che andò a scavare tra le macerie in Irpinia nel 1980, sono un optional. Ha una pensione bonsai lui e una più decente la moglie ex insegnante. Vivendo qui da mane a sera, tranne i passaggi al mercato generale dove compra lattuga e carote per le tartarughe, ha spese di sussistenza. Se ha la sfortuna di sedere sulla migliore nuova entrata possibile al Parco dovrà andarsene: non ne dubita nessuno, a partire da lui, che fa notare come realizzarla lungo il greto dell'Almone risolverebbe ogni problema. Ma disperdere il tesoro verde-marrone che ha accumulato sarebbe assurdo. Rimasticando un vecchio slogan "vogliamo il pane e le piante grasse"!
Sul Venerdì dell'11 novembre 2022