In Ucraina i treni arrivano puntuali. Anche con la guerra e le bombe
dal nostro inviato
Fabio Tonacci
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dal nostro inviato Fabio Tonacci
In questinove mesidi guerrale ferrovie ucraine hanno evacuato migliaiadi famiglie: spesso gli uomini sono rimastia combattere. (Fabio Tonacci)
Da quando è iniziata la guerra le ferrovie di Kiev non hanno mai smesso di funzionare. Anche merito di un manager, per i russi nemico numero 2 (dopo Zelensky). Lo abbiamo raggiunto
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Kiev. All'ora più buia, quando tutto ciò che era dato si è fatto incognita per colpa di una decisione presa al Cremlino, l'Ucraina si è aggrappata all'unica certezza che le era rimasta. I suoi treni. Che non hanno mai smesso di funzionare. Nemmeno nel giorno 1 dell'invasione, quel 24 febbraio 2022 impresso a caldo nella memoria collettiva che ha precipitato l'Occidente nella paura. Non un solo intercity è stato cancellato causa guerra. Andavano allora e vanno adesso che sono trascorsi nove mesi dall'alba in cui i carri armati di Putin hanno oltrepassato il confine. E vanno bene, con una puntualità che in Italia ce la sogniamo. Bomba o non bomba, arriveranno a destinazione con un ritardo che mediamente non supera i cinque minuti.
Le frecce azzurre
I lunghi convogli blu di fabbricazione post-sovietica con il marchio della compagnia statale Ukrzaliznytsia, nata nel 1991 come l'Ucraina indipendente, sono qualcosa di …
Kiev. All'ora più buia, quando tutto ciò che era dato si è fatto incognita per colpa di una decisione presa al Cremlino, l'Ucraina si è aggrappata all'unica certezza che le era rimasta. I suoi treni. Che non hanno mai smesso di funzionare. Nemmeno nel giorno 1 dell'invasione, quel 24 febbraio 2022 impresso a caldo nella memoria collettiva che ha precipitato l'Occidente nella paura. Non un solo intercity è stato cancellato causa guerra. Andavano allora e vanno adesso che sono trascorsi nove mesi dall'alba in cui i carri armati di Putin hanno oltrepassato il confine. E vanno bene, con una puntualità che in Italia ce la sogniamo. Bomba o non bomba, arriveranno a destinazione con un ritardo che mediamente non supera i cinque minuti.
Le frecce azzurre
I lunghi convogli blu di fabbricazione post-sovietica con il marchio della compagnia statale Ukrzaliznytsia, nata nel 1991 come l'Ucraina indipendente, sono qualcosa di più di semplici treni. Rappresentano il simbolo della resilienza del Paese e il sistema circolatorio a prova di infarto che ne permette il movimento. E, dunque, la sopravvivenza. Quattro milioni di ucraini (tra cui un milione di bambini e 112 mila animali) sono fuggiti dai missili russi via rotaia, 600 mila hanno potuto riparare all'estero, 200 delegazioni internazionali sono salite in carrozza per incontrare il presidente Zelensky o i suoi ministri.
dalla nostra inviata Brunella Giovara, dalla nostra inviata Brunella Giovara
La terza ferrovia d'Europa, la sesta al mondo per numero di passeggeri e la settima per quantità di merci trasportate, è gestita dal 38 enne Oleksandr Kamyshin, un uomo che la Russia considera il nemico pubblico numero due. Il numero uno è Zelensky, e già questo basta a capire l'importanza strategica che la ragnatela di binari ha sia per Kiev sia per Mosca. La Russia, dopo l'invasione, ne controlla il 17 per cento.
Oleksandr Kamyshin, 38 anni,è l’amministratore delegatodelle Ferrovie ucraine dal novembre 2021 (Getty images)
"In guerra il treno rimane il mezzo di trasporto più stabile e sicuro", dice al Venerdì Kamyshin, amministratore delegato di Ukrzaliznytsia dal novembre 2021. È noto per testare personalmente la qualità degli arredi e del tè servito in prima classe, gira con una pistola nella tasca dei pantaloni e lavora anche con la febbre. "Ovvio che possono colpirci in ogni momento, ma un convoglio è un obiettivo non semplice e i nostri ferrovieri sono ben addestrati. Purtroppo ne abbiamo già persi 271, uccisi dagli ordigni russi".Il manager si è inventato il Diplomatic Drome, un protocollo segreto per far arrivare i ministri esteri a Kiev in sicurezza e, con altrettanta sicurezza, riportarli a casa. Negli scompartimenti della Ukrzaliznytsia sono state scattate istantanee memorabili: Mario Draghi che va a incontrare Zelensky insieme a Macron e Scholtz (16 giugno 2022), la presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen che scende dal treno in livrea gialla e azzurra, accompagnata da uno stuolo di collaboratori e guardie del corpo (8 aprile).
Abbassare le luci
Quando Kiev era stretta nella tenaglia dell'esercito di Putin, il modo meno pericoloso per raggiungerla da ovest (Lviv) e da sud (Odessa) era salire su un notturno con le cuccette. Il tragitto andava in direzione contraria a ciò che l'istinto di conservazione suggeriva. A quaranta chilometri dalla stazione centrale il locomotore si fermava, il capotreno passava a chiedere ai passeggeri di serrare le tendine, ogni luce doveva essere spenta, ogni monitor di telefonino doveva avere la luminosità al minimo. Si rimaneva al buio e si sussurrava, quasi che i russi potessero ascoltare le conversazioni. Il serpente ferroso allora riprendeva la corsa nella notte ucraina, comportandosi in maniera opposta al normale: più si avvicinava a Kiev e più accelerava. "Siamo bersagli dell'artiglieria nemica", spiegava il controllore. Si penetrava veloci nel centro urbano fino alla frenata ultima, le pinze di acciaio che stringevano le ruote, il lungo stridìo annunciava l'ingresso in stazione, anch'essa oscurata. Si vedevano scendere due categorie di persone: i mariti che avevano accompagnato le famiglie alle frontiere con la Polonia e la Moldavia, i combattenti volontari che andavano in battaglia.
dalla nostra inviata Anna Lombardi, dalla nostra inviata Anna Lombardi
Lenti ma puntualissimi
Erano i giorni in cui ci si domandava se Kiev avrebbe retto l'impatto, i giorni dei razzi sulle case di Kharkiv, della presa di Mariupol, dell'occupazione di Kherson, eppure i 74 treni passeggeri a media e lunga percorrenza della flotta dell'Ukrzaliznytsi (1.300 vagoni) andavano. Viaggiavano e viaggiano anche quando nelle stazioni la sirena dell'allarme aereo si mette a strillare, spostando esseri umani e cose da Ovest a Est, da Nord a Sud: 2 mila soldati feriti evacuati, 11 mila tonnellate di aiuti umanitari consegnate, 3 milioni di pacchi portati a destinazione.
(Fabio Tonacci)
Non è la velocità la qualità migliore degli intercity ucraini: il notturno tra Kiev e Odessa impiega undici ore per percorrere 474 chilometri, per dire. Il punto di forza è l'affidabilità, l'impressionante puntualità in tempo di guerra che fa invidia alle nazioni europee in tempo di pace. "Attualmente, il 92 per cento dei nostri convogli parte in orario, il 94 per cento arriva in orario", riferiscono dalla compagnia statale. "A causa dei bombardamenti delle infrastrutture dell'energia alcune linee possono essere temporaneamente interrotte. In questi casi usiamo i locomotori diesel. Se c'è allerta aereo, invitiamo i passeggeri a proteggersi nei rifugi delle stazioni". Rapido paragone: secondo un recente dossier di Statista, azienda privata tedesca di ricerche di mercato, nel 2018 il primato della puntualità dei treni a lunga percorrenza nell'Unione spettava alla Lettonia (98,7 per cento in orario), la Germania era al sedicesimo posto (70,5 per cento), l'Italia al 21esimo (53, 31 per cento) e la media Ue si attestava attorno al 78,7 per cento.
I macchinisti hanno fatto corsi per lavorarecon il rischiodi attacchi (Lynsey Addario/The New York Times)
Sui binari d'Europa
Sul Kiev-Odessa, la steward Tatyana, 36 anni, svela un altro segreto dei treni ucraini: la pulizia. "Ogni vagone letto ha due dipendenti dedicati, impieghiamo quattro-cinque ore per sistemare tutto e rendere le cuccette confortevoli". Tatyana percorre questa tratta cinque volte alla settimana, con turni che non sono mai inferiori alle dodici ore. Prende diecimila grivne al mese, che al cambio sono 274 euro. Non esattamente una paga favolosa. Ma Kamyshin ha comunque cambiato la faccia alla compagnia ferroviaria, prima datrice di lavoro del Paese con 230 mila dipendenti, riuscendo a liberarla, almeno in parte, dai macigni della corruzione e dell'inefficienza. Pretende il massimo dai lavoratori, al limite dell'abnegazione. Come quando ha chiesto ai suoi operai il ripristino immediato delle linee nelle zone appena liberate tra Kharkiv e Balaklia, tra Kiev e Kramatorsk, nel Donbass, e tra Izyum e Kramatorsk, teatro quest'ultima della strage di 60 civili provocata da un missile russo. "La nostra prossima sfida è l'integrazione con l'Europa", dice. "Dovremo adottare lo scartamento europeo, però non è solo una questione di ricostruzione. Serve un'altra mentalità, e ci vorrà del tempo. Ma noi siamo pronti".