In mezzo ai troll russi: la nostra inviata al primo incontro fisico dei guerrieri del web di Putin
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiSAN PIETROBURGO. L'appuntamento è alle ore 18 al numero 25 di Universitetskaja naberezhnaja, una successione di vetrate oscurate che restituiscono soltanto il riflesso delle coppie che passeggiano nel tardo pomeriggio assolato lungo l'argine dell'isola Vasilevskij. Quello che un tempo si chiamava "Street Food Bar" e, prima ancora, "Kitsch Russo", la scorsa primavera è stato riconvertito nel quartier generale del club di discussione "Cyber Front Z", una legione di soldati digitali che combatte la cosiddetta "operazione militare speciale" russa non in Ucraina, ma sui social media, e che per la prima volta è uscita allo scoperto.
Sotto il segno della "z"
Ogni giorno il fronte dei cyberguerrieri invita gli oltre 110 mila "patrioti" iscritti al suo canale Telegram a prendere di mira a colpi di mouse e tastiera i "traditori" russi o i nemici ucraini e occidentali. Nel fine settimana, inv…
SAN PIETROBURGO. L'appuntamento è alle ore 18 al numero 25 di Universitetskaja naberezhnaja, una successione di vetrate oscurate che restituiscono soltanto il riflesso delle coppie che passeggiano nel tardo pomeriggio assolato lungo l'argine dell'isola Vasilevskij. Quello che un tempo si chiamava "Street Food Bar" e, prima ancora, "Kitsch Russo", la scorsa primavera è stato riconvertito nel quartier generale del club di discussione "Cyber Front Z", una legione di soldati digitali che combatte la cosiddetta "operazione militare speciale" russa non in Ucraina, ma sui social media, e che per la prima volta è uscita allo scoperto.
Sotto il segno della "z"
Ogni giorno il fronte dei cyberguerrieri invita gli oltre 110 mila "patrioti" iscritti al suo canale Telegram a prendere di mira a colpi di mouse e tastiera i "traditori" russi o i nemici ucraini e occidentali. Nel fine settimana, invece, si riunisce dal vivo per discutere insieme a deputati e politologi di quelle che definisce "fake news ucraine", patriottismo o sanzioni. È qui la novità. L'esercito di Internet non si limita più a disseminare in Rete notizie false e zizzania nascondendosi dietro a falsi profili. Ha convertito la propaganda online in dibattito offline, il proselitismo virtuale in confronto reale. Il tutto nel segno della "Z", la lettera diventata il simbolo dell'offensiva contro Kiev.
Per mesi al microfono del "Cyber Front Z" si sono avvicendati ospiti illustri come il vicepresidente della Duma Vitalij Milonov o il politologo Maksim Shugalej, già detenuto in Libia con l'accusa di essere una spia al servizio di Mosca. Questa domenica un centinaio di persone - "affluenza record", sottolineano gli organizzatori - si è riunito per ascoltare un volontario tornato dal fronte: Vladimir, nome di battaglia Ulfer. Prima di dargli la parola, i giovani moderatori Egor e Aleksandr "Sasha" mostrano due video: quello che viene presentato come "il nuovo delirio" di Oleksij Arestovich, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, e l'ennesima invettiva del leader ceceno Ramzan Kadyrov, diretta stavolta contro l'alleanza militare delle ex Repubbliche Sovietiche Csto. "Dov'è la Csto? Perché non difende gli interessi della Russia nell'operazione militare speciale?", chiede il padrone di casa Sasha. Una signora alza la mano per intervenire: "Gli alleati hanno paura. Col crollo dell'Urss hanno ottenuto l'indipendenza e ora temono che, dopo l'Ucraina, la Russia voglia rivendicare i loro territori". Sasha ribatte citando l'esempio del Kazakhstan, suo Paese natale: "Il golpe di gennaio è finito grazie all'intervento del Csto. Potrebbe quantomeno esprimere solidarietà a parole a Mosca". Il dibattito prende il via.
I panini no-Nato
Intanto schermi sulle pareti, fra tricolori, Z e il motto "Non abbandoneremo i nostri", riproducono filmati dal fronte: lanci di missili, voli di elicotteri, soldati in trincea. Mentre uno sciame di cameriere scivola tra i tavoli per raccogliere e smistare gli ordini. Oltre alle salsicce viennesi e ai pelmeni, i tradizionali ravioli siberiani, il menù propone hot dog Topol-M "che battono la fame", dal nome di un missile russo. Hamburger Invidia di Biden "solo per veri patrioti", cheeseburger Nemico della Nato, patatine fritte lanciarazzi Katjusha "veloci e dritte sul bersaglio" e gli shawarma AK-12 e AK-15, come i fucili. I prezzi sono irrisori. Nessuno conferma chi ci sia dietro. Ma sullo scontrino compare il nome della "Concord Management and Consulting Llc", azienda di Evgenij Prigozhin, "il cuoco di Vladimir Putin": milionario della ristorazione fedelissimo del presidente russo, ma soprattutto eminenza grigia della compagnia militare privata Wagner e della famigerata "fabbrica dei troll" nata con il conflitto nel Donbass e sanzionata dagli Stati Uniti dopo le interferenze nelle presidenziali del 2016. Il "Cyber front Z" non è che il suo erede. Non combatte però soltanto la guerra dell'informazione con l'Occidente. Ora lotta anche per conquistare i cuori e le menti degli stessi russi. Perciò i media pietroburghesi lo hanno ribattezzato "fabbrica dei troll 2.0".
Muoversi per primi
È la volta di Ulfer."Voglio parlarvi di noi volontari. Quando il regime ucraino ha aggredito il Donbass otto anni fa, in molti non siamo rimasti indifferenti e siamo andati lì a difendere il mondo russo, talora senza preparazione, guidati soltanto dal patriottismo e dallo spirito di unità fraterna. Ma Kiev non voleva la pace. Senza l'operazione speciale, avrebbe invaso il Donbass o la stessa Russia. Il nostro presidente ha fatto bene a lanciare un attacco preventivo. Com'è solito dire, se la rissa è inevitabile, colpisci per primo". dice rilanciando la retorica governativa che capovolge la realtà. Poi passa il microfono al compagno d'armi Timur, in arte Kiba. Sono in tanti a incalzarli con le domande. I due combattenti in mimetica rispondono senza censure. "Sì, l'esercito era impreparato e invia al fronte munizioni vecchie". "Il pericolo più grande? La morte. Ma anche i vertici che non prendono decisioni per scansare le responsabilità". Il botta e risposta si fa sempre più serrato. "Che possiamo fare?", chiede una donna. "Inviate aiuti, scrivete lettere", rispondono Ulfer e Kiba. "E fate girare informazioni. Non siete qui per fare due chiacchiere, ma perché la società sappia quanto costa la vittoria".
Il nuovo Stato
Si va avanti per due ore prima di una breve pausa che è anche l'occasione per scambiare le impressioni con i vicini. Al nostro tavolo è seduto Marcus Godwin, cittadino britannico di 63 anni, da 19 in Russia, "musicista, drammaturgo e insegnante d'inglese". "I bombardamenti in Jugoslavia e in Iraq non erano bastati. Mi sono svegliato soltanto otto anni fa con il golpe in Ucraina", dice riferendosi alla Rivolta di Majdan. "Sfortunatamente il mio governo, insieme a quello statunitense, preme per distruggere la Russia". Dopo il break, la parola passa al politologo Semjon Uralov. Ipotizza già come andrà governata quella che chiama "Post-Ucraina": "Sarà un poligono per nuovi giocatori, ma sarà la Russia a distribuire le carte. I futuri amministratori non potranno che essere i nostri eroi che oggi sono tra noi. Sarà il principio del nuovo impero russo: un Super-Stato i cui confini si allargheranno a ogni vittoria. Ma per costruirlo per prima cosa bisogna distruggere l'Anti-Stato creato in Ucraina". Uralov si dilunga in digressioni storiche, ma la gente in sala preme con gli interrogativi più disparati sulla russofobia, il futuro di Odessa o la denazificazione. È un pubblico eterogeneo. Qualcuno si presenta: il pensionato Viktor, ex inviato di Radio Modern da Kharkov, la studentessa di Giurisprudenza Lidia, l'informatico 22enne Serghej. Alle 22 il dibattito si chiude con uno scrosciante applauso a Kiba che dice: "Laddove ha messo piede il soldato russo, la bandiera russa non dovrà essere mai ammainata".
Sasha è soddisfatto: "Oggi c'era quasi il doppio della gente". Insiste che il Cyber Front Z è un "movimento spontaneo". "È nato per rispondere agli attacchi informativi della propaganda ucraina. Superato lo shock iniziale, abbiamo lanciato gli eventi offline. Abbiamo trovato questa location grazie all'amicizia di persone non indifferenti". Prigozhin? "È un patriota, ma non c'entra nulla con questo club". Eppure lo scontrino parla chiaro.