Gallimard, la fabbrica dei Nobel per la Letteratura da Hemingway ad Annie Ernaux
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI. "Siamo una piccola casa editrice, lo rivendico. Mi considero un artigiano" sorride con falsa modestia Antoine Gallimard nel salone affacciato su un grazioso giardino interno. Nel cuore del mondo editoriale parigino, a due passi dal Boulevard Saint-Germain, il tempo sembra essersi fermato. È qui, al numero 5 di rue Gaston-Gallimard, che l'editore, terzo in linea di successione, riceve gli ospiti. Settantacinque anni, da trentaquattro è alla guida della prestigiosa maison che stampa le famose collane "Collection blanche" e "La Pléiade". L'erede doveva essere suo fratello Christian, ma un dissidio famigliare ha invece proiettato questo uomo gioviale alla testa dell'impero. "Ogni tanto vado dai miei lettori per provocarli, non voglio che si addormentino" scherza Gallimard nel silenzio dell'edificio storico.
PARIGI. "Siamo una piccola casa editrice, lo rivendico. Mi considero un artigiano" sorride con falsa modestia Antoine Gallimard nel salone affacciato su un grazioso giardino interno. Nel cuore del mondo editoriale parigino, a due passi dal Boulevard Saint-Germain, il tempo sembra essersi fermato. È qui, al numero 5 di rue Gaston-Gallimard, che l'editore, terzo in linea di successione, riceve gli ospiti. Settantacinque anni, da trentaquattro è alla guida della prestigiosa maison che stampa le famose collane "Collection blanche" e "La Pléiade". L'erede doveva essere suo fratello Christian, ma un dissidio famigliare ha invece proiettato questo uomo gioviale alla testa dell'impero. "Ogni tanto vado dai miei lettori per provocarli, non voglio che si addormentino" scherza Gallimard nel silenzio dell'edificio storico.
Il 10 dicembre a Stoccolma Annie Ernaux ha ricevuto il premio Nobel per la Letteratura alla presenza del re di Svezia. È il quarantaquattresimo Nobel targato Gallimard, un record che nessun'altra casa editrice può vantare. Dal primo, Rabindranath Tagore nel 1913, a Luigi Pirandello fino a Peter Handke, da Albert Camus a Patrick Modiano, passando per Faulkner e Hemingway, Boris Pasternak e Jean-Paul Sartre, l'unico ad aver rifiutato il riconoscimento dell'accademia svedese.
Antoine Gallimard legge con puntiglio la lista posata sul tavolo. Si potrebbero aggiungere, precisa, Claude Simon e Samuel Beckett, da quando l'editore ha comprato le Éditions de Minuit. Solo negli ultimi vent'anni, gli scrittori della casa hanno quasi monopolizzato il Nobel: tre francesi (Le Clézio e Modiano prima di Ernaux) e nove stranieri. Cita poi alcuni autori che, secondo lui, sono stati immeritatamente esclusi: Milan Kundera, Philip Roth, Michel Tournier.
Storia di Annie
"Se Annie Ernaux è una scrittrice così potente, è perché ha dato le sue patenti di nobiltà alla testimonianza letteraria" osserva Gallimard. "La sua è la storia di una donna che non è nata in un ambiente privilegiato. I suoi genitori avevano un piccolo spaccio alimentare in Normandia. Come Jean-Luc Godard nei suoi film, combina un grande realismo e una composizione romanzesca che mette in musica la tragedia della situazione e riesce a toccare i lettori". Il Nobel alla scrittrice non è stata una sorpresa. "Come spesso è successo con gli altri nobelizzati, è un'autrice che abbiamo accompagnato fin dall'inizio" sottolinea Alban Cerisier, storico e archivista della casa. Nel 1974 Ernaux aveva pubblicato il suo primo romanzo, Gli armadi vuoti, dopo un rifiuto dell'editore Grasset. "Scrittrici come lei si contano sulle dita di una mano" fu all'epoca il commento del comitato di lettura della Gallimard.
Di destra e di sinistra
Il "piccolo artigiano" ha saputo difendere il suo posto nell'industria editoriale francese, terza in Europa dopo Germania e Regno Unito. "Ho solo seguito il sentiero meravigliosamente tracciato da mio nonno e da André Gide" spiega Gallimard: fu insieme allo scrittore francese che nel 1911 Gaston fondò le Éditions de la Nouvelle Revue Française (Nrf). Qual è quel sentiero? "Non c'è bisogno di mille discorsi: la letteratura è al di sopra di tutto e la letteratura è in tutto", riassume l'editore. Non si tratta di limitarsi a una scuola letteraria, né di essere una casa editrice politicamente impegnata. "Abbiamo scrittori di destra e di sinistra. Non pubblichiamo Ernaux perché è una femminista, ma perché crediamo nella sua letteratura, per lo stesso motivo per cui pubblichiamo Céline".
Ogni giorno in Francia si vendono un milione e duecentomila libri, un quinto viene dalla holding Madrigall di Gallimard, che nel 2012 ha deciso di acquistare anche l'editore Flammarion. "In un mercato che si stava concentrando avevo l'impressione di trovarmi in una fragile scialuppa, dentro una chiusa con enormi pareti che si avvicinavano sempre di più. Serviva una barca più forte per resistere alla pressione del capitalismo aggressivo". Flammarion è ora gestita da una delle sue figlie e l'investimento è stato nel frattempo ripagato grazie a un colpo di fortuna: l'acquisto dei diritti della saga di Harry Potter. "È stato un enorme acceleratore per risanare i conti" racconta l'editore. "Il settimo volume ha avuto una tiratura di 3 milioni di copie e in 15 giorni ne avevamo vendute 2,4 milioni. Sì, è stato magico".
Non si considera un uomo d'affari, ma ne ha le qualità. "Sono una persona a cui piace sognare, ma so che per farlo bisogna avere i mezzi. Controllo i flussi in cassa, come misuro la temperatura corporea". Il cuore dell'attività, insiste, rimane la caccia ai nuovi autori. Gallimard riceve settemila manoscritti all'anno. "Il 95 per cento finisce nel cestino": troppo egocentrismo tra i giovani autori. Trent'anni fa, ricorda, si leggevano più storie, romanzi puri. Eppure il suo volto si addolcisce quando parla del miracolo del talento: "Trovare un nuovo scrittore è come scoprire un giardino in primavera, sei semplicemente felice".
Al vertice del processo di selezione c'è il temuto comitato di lettura, composto da una decina di persone. Come bussola Gallimard cita Mario Vargas Llosa, premio Nobel nel 2010: "La letteratura introduce il non conformismo nelle nostre menti". Se in un comitato di lettura, una persona dice di aver amato un libro mentre gli altri nove non lo vogliono, a lui viene voglia di pubblicarlo. "Mai inseguire il consenso". Per dare una definizione della maison usa questa formula:"Non voglio essere solo il Louvre dell'editoria, ma anche una giovane galleria contemporanea".
Il miglior nemico
Qualche rimpianto c'è, come non aver pubblicato Salman Rushdie. Ma l'errore più clamoroso fu rifiutare il primo volume della Recherche. Gaston Gallimard non volle Dalla parte di Swann e Proust andò da Grasset. "Mio nonno, che insieme a Gide si rese subito conto di aver commesso un errore, cominciò a girare per le librerie con un carretto di legno per fare incetta di copie e non farle scoprire al pubblico. Per fortuna sono poi riusciti a rimediare". Dall'anno scorso la pubblicazione degli inediti di Proust è una nuova manna per l'editore.
Oggi Gallimard si affida a un equilibrio fra scrittori affermati e scoperte. Come Clara legge Proust di Stéphane Carlier, la storia di una parrucchiera che scopre la Recherche, e Il mago del Cremlino, scritto dall'italiano Giuliano da Empoli e arrivato in finale al Goncourt. La ricerca di nuovi lettori è una priorità. "Oggi c'è una generazione sacrificata: tra i 14 e i 40 anni nessuno compra più libri"" lamenta l'editore. Per lui sono i troppi schermi ad aver ucciso la lettura anche se poi è costretto ad ammettere che la Francia è ancora un'isola felice per qualità e quantità di lettori.
Intanto prosegue la guerra aperta con il suo miglior nemico, Vincent Bolloré, che ha tentato di fondere i primi due gruppi del mercato, Hachette ed Editis. "Bolloré è l'esercizio solitario di un potere autoritario" commenta Gallimard che ha chiesto, per ora invano, alla ministra della Cultura Rima Abdul Malak di approvare una legge sull'indipendenza dell'editoria simile a quella che regolamenta i media. Quanto a lui, non è ancora pronto a voltare pagina, ma quando lo farà tutto, garantisce, resterà in famiglia. A guidare il gruppo "sarà una delle mie figlie" prevede, senza sbilanciarsi. "Mi sto preparando, ma è un affare privato".
Sul Venerdì del 9 dicembre 2022