Po, quel che resta del fiume tra siccità e bombe d'acqua
dalla nostra inviata Brunella Giovara , dalla nostra inviata Brunella GiovaraLIVRAGA (Lodi). A un certo punto piove, ed è una grand'acqua. Sull'argine, un uomo fradicio sotto un ombrello inutile, pronuncia la sua sentenza: "Ma non basta mica, quest'acqua. Il fiume resterà basso". Il tizio inzuppato dice la verità nella bufera, ma in questo viaggetto bisogna andare per ordine, raccontando le disgrazie della Food Valley italiana, che nasce e vive intorno al grande fiume, ora grande fiume a metà, che si chiama Po. Alle ore 11 di questo 22 novembre, nel pieno del ciclone denominato Poppea, vengono a galla tronchi marci, carcasse di nutrie, le magagne di un territorio enorme, afflitto da alte temperature, precipitazioni scarse come non mai, varie morìe animali e vegetali, siccità, cuneo salino, futuro incerto.
Po, il grande fiume tra siccità e bombe d'acqua
Si comincia da Livraga, provincia di Lodi. Cascina de' Livraghi, una corte gigantesca dove da…
LIVRAGA (Lodi). A un certo punto piove, ed è una grand'acqua. Sull'argine, un uomo fradicio sotto un ombrello inutile, pronuncia la sua sentenza: "Ma non basta mica, quest'acqua. Il fiume resterà basso". Il tizio inzuppato dice la verità nella bufera, ma in questo viaggetto bisogna andare per ordine, raccontando le disgrazie della Food Valley italiana, che nasce e vive intorno al grande fiume, ora grande fiume a metà, che si chiama Po. Alle ore 11 di questo 22 novembre, nel pieno del ciclone denominato Poppea, vengono a galla tronchi marci, carcasse di nutrie, le magagne di un territorio enorme, afflitto da alte temperature, precipitazioni scarse come non mai, varie morìe animali e vegetali, siccità, cuneo salino, futuro incerto.
Po, il grande fiume tra siccità e bombe d'acqua
Si comincia da Livraga, provincia di Lodi. Cascina de' Livraghi, una corte gigantesca dove dal 1500 si allevano bovini e cavalli, restano ancora le teste antiche incise nella pietra, sui muri alti di mattoni. E qui, nella Bassa lombarda, Mario Ciserani vive con moglie, figlio, un cugino, in compagnia di mille tra vacche e manze di razza Frisona che se ne stanno tranquille sotto le loro tettoie, aspettando l'inverno, producendo latte che andrà metà al Caseificio Zucchelli per produrre il Grana, metà alla Galbani. Il Ciserani ammette che ad agosto ha avuto cattivi pensieri, tipo "ridurle, portarne qualcuna al macello. Ma sarebbe un peccato. Poi, io ci sono affezionato". Ma come si fa senz'acqua per far crescere il foraggio, che fa crescere i vitelli e rende buono il latte padano, "questa estate ho dovuto scegliere: o bagnare i prati o il mais".
L'acqua era così scarsa, poi è intervenuto il Consorzio di Bonifica Muzza Bassa Lodigiana, che porta giù quella del lago di Como "centellinandola, sui 75 mila ettari che serviamo", dice il presidente Ettore Grecchi, "perché da primavera scorsa non è più piovuto in maniera apprezzabile. Quindi, quantità ridotte ma uguali per tutti, e così abbiamo salvato il primo raccolto, e mitigato i danni sul secondo". Spiega anche che "il bestiame da latte ha sofferto enormemente, la sofferenza da caldo è come quella umana. In più, c'è il calo della produzione, sia in carne che in latte".
Muggiti di sete
Di acqua, qui ne serve un'enormità. Passeggiando tra i recinti, l'alimentarista Roberto Pellegrini dice che "di norma una vacca beve 120 litri di acqua al giorno. Poi, patisce la sommatoria tra temperatura e umidità. Quindi, è meglio avere 35 gradi e il 40 per cento di umidità, che 25 gradi e l'80 per cento", e in condizioni estreme "la vacca mangia meno, riposa male, va in stress". Qui, calo del 30 per cento della produzione. Nel Cremasco anche peggio. E hai voglia di ventilarle e spruzzarle (altra acqua che se ne va), e di lavarle prima della mungitura. Quando si arriva ai 35 gradi e più, e anche l'umidità sale e sale, altro che cattivi pensieri, mentre mille bovini si lamentano e il gran muggire si sente fino a Lodi.Poi, tutto questo latte finisce dove si fa "il formaggio", che sta per Grana Padano, e sull'altra sponda del Po si chiama Parmigiano Reggiano.
Al Caseificio Europeo di Bagnolo San Vito, provincia di Mantova, arriva Renato Zaghini, presidente del Consorzio Grana Padano. Fa strada tra le grandi caldere di rame, e l'area dove un operaio rivolta i formaggi del mattino dentro gli stampi, poi si passa tra le vasche della salatura e si entra nel capannone di maturazione. Un magazzino tipo Ikea, però pieno di forme fino al soffitto. Per arrivare qui, servono tonnellate di foraggio per nutrire migliaia di vacche e ottenere milioni di litri di latte. Ma senza la materia prima, come si fa? "Serve una vera stagione delle piogge, che non c'è più. L'acqua è vita, e non è uno slogan. Invece, persino i laghi sorgivi sono vuoti, i terreni asciutti. I danni economici e per l'ambiente, enormi".
Nella Food Valley viene prodotta la metà del latte italiano, 30 milioni di quintali l'anno che finiscono in Grana Padano e 20 in Parmigiano Reggiano. "Ma tutto è così secco che non abbiamo neanche seminato. I nostri vecchi dicevano che bisognava aspettare il 20 ottobre, noi aspettiamo ancora la prima pioggia", e tra un po' è Natale.
Foraggio sempre più caro
"Sa quanto beve una vacca?". Centoventi litri al giorno. "Io ne ho 640, tutte vacche brune: 25 mila quintali di latte all'anno, per 5.500 forme di Parmigiano Reggiano", dice Giovanni Serra dell'azienda Valserena di Gainago, e siamo in provincia di Parma. Una tenuta di 450 ettari sulla via Emilia, dove "chi aveva l'acqua, dei pozzi o della rete di bonifica, si è salvato. Ma siamo tutti preoccupati. Le falde si abbassano, e la neve che non viene...". Tutti gli allevatori vivono rivolti verso le montagne lontane, e la neve non c'è, e se c'è è sempre poca. "Sono anni che piove poco, e poi dipende da come piove. Più volte ma poco. Così il terreno lo incamera e l'acqua va in falda. Sa quanto costa il foraggio? Il 50 per cento in più. L'anno scorso il fieno veniva 13 euro al quintale, ora è a 26".
Il frutteto è collassato
A Reda di Faenza si sente un gran rumore di motoseghe in azione, all'ingresso dei terreni di Nicola Servadei. Agricoltore di 50 anni, vice presidente regionale Confagricoltura per la sezione Frutticola, coltiva per lo più albicocche, kiwi e nettarine, ma sta abbattendo gli alberi. "E come me quanti, in Emilia Romagna, nel Ferrarese, e a Modena...". C'è un buon profumo di segatura fresca, ma la cosa non rallegra. "Il calore ha bruciato le piante".
Il padre Nerio mostra l'interno di un tronco, l'anima è asciutta e si sbriciola. "Quest'estate il frutteto è collassato. Ha solo 12 anni, di solito arriva a venti, produttivo". Intanto ne toglie 5 ettari, tutto a pesche, cioè 5 mila piante. "Faccio la micro irrigazione, quella interrata. Ma serve comunque troppa acqua per raffrescare", e spiega gli impianti che nebulizzano acqua sulle foglie, "basta abbassare di un grado la temperatura e l'albero si salva. Ma poi abbiamo superato i 40 gradi, e i 41... Lì la pianta va in stress, cerca di salvarsi e non pensa più a fare la frutta". Quelle che crescono vicino alla strada, cotte dal calore che emana l'asfalto bollente. "E se arriva un acquazzone, o una bomba d'acqua, le radici marciscono, muoiono cioè di asfissia". Si riprende a segare, un filare via l'altro, Servadei ammette che "tagliare fa male, al cuore".
Finalmente il verde
I campi di Gino Ghirardello invece sono verdissimi, e non usa i pivot che pure si vedono parcheggiati nei campi di tutta la regione. Qui a Migliarino è un pioniere, perché "nella provincia siamo solo tre, a usare questo metodo". Seminare un miscuglio di trifogli, senape bianca e brassicacee, lasciarle lì a decomporsi, poi seminarci sopra il mais e la soia. Sotto però c'è un potente sistema di sub irrigazione, che dà acqua alle radici, ed è così che ha salvato il raccolto. "Ogni giorno e per 60 giorni ho dato 5 millimetri di acqua. Le piante stavano bene, eppure c'erano quei 41, 42 gradi. Eh, se aspetti che piova...". Il Po non è lontano, "e qui comincia a dividersi" nei molti Po che fanno la foce, il Po di Venezia, della Donzella, di Spina, di Adria...
Da lì in avanti, piove, e siamo proprio al fondo della Pianura Padana. Ma è tutta acqua che va persa nel mare. Il fiume resta dimezzato. Giancarlo Mantovani, direttore generale del Consorzio di Bonifica Delta del Po, se ne sta a Taglio di Po e da qui valuta che "dovrebbe essere a 1.000 metri cubi al secondo, invece è a 700. E badi che la portata media statistica è 1.500... La siccità c'è ancora". Dovrebbe piovere per qualche mese, e tutti i giorni, per tornare ai livelli di un tempo. Nell'estate le misurazioni a Pontelagoscuro sono state tremende, inferiori ai 100 metri cubi al secondo. Perciò il cuneo salino, cioè il mare che si insinua nel fiume troppo basso, è risalito fino a Loreo, 40 chilometri all'interno, bruciando tutto quello che incontrava, e si sa che sulla terra salata non cresce più niente, e per un bel po'.
Al circolo Acli di Canaro c'è Carlo Salvan, agricoltore e vicepresidente Coldiretti del Veneto. Controlla da remoto la sua centralina, a Frassinelle: "Al momento siamo a 400 millimetri di pioggia. Buono. Ma domani sarà bello", un giorno di acqua non salva i campi. "Abbiamo seminato sul secco, dato il caldo che faceva. I semi sono poi germinati a macchia di leopardo...", e poi "i terreni sono impoveriti da 30 anni di chimica", il mea culpa non era scontato, e lui produce solo bio. E nei campi di Federica Vidali, a Scardovari, "vedi, è tutto a chiazze. La mia erba medica... Si riprenderà? Io non lo so". Mostra gli apiari, il pregiato miele del Delta è però scarso "perché i fiori sono sì fioriti, ma non avevano nettare. Molte api mi sono morte di siccità. Avevo 40 arnie, ma 10 sono morte". E persino Federica, che ha solo 29 anni e una certa passione, ha un lampo di sconforto. "Piove, ma è tardi".
Si va sull'argine, l'uomo fradicio è poi Salvan, e all'ignorante che osserva l'acqua grande, controbatte che è poca, e che "le onde vanno pure all'incontrario". In effetti, lo scirocco spinge il fiume a monte. È il mondo che va alla rovescia, è come l'alluvione del Polesine del '51, ma allora la portata era di 10 mila metri cubi al secondo. Quindi, non si sa se benedirla o maledirla, questa stessa acqua che viene dal cielo.
Sul Venerdì del 9 dicembre 2022