Quest'estate sono stato in vacanza negli Stati Uniti, Paese guida del capitalismo occidentale, per la precisione a New York, capitale economica e finanziaria del Paese guida del capitalismo occidentale, e ho trascorso una mezza giornata a Coney Island, la spiaggia più frequentata della capitale economica e finanziaria del Paese guida del capitalismo occidentale. È un posto molto popolare, più che per fare il bagno - l'oceano non è granché, subito profondo e spesso vorticoso, e poi in quel periodo c'erano stati diversi avvistamenti di squali - ci si va per prendere il sole, passeggiare e fare sport, o magari per lo storico Luna Park (il Venerdì ne riparlerà presto). Ma la spiagge sono magnifiche, chilometri di sabbia bianca e curatissima costeggiata dall'elegante boardwalk, una passerella di legno ovviamente pedonale, e ogni pochi metri una postazione di bagnini, un bagno-spogliatoio ragionevolmente pulito, persino distributori gratuiti di crema solare. Ombrellone e sdraio se vuoi te li porti da casa o puoi affittarli all'apposito chioschetto, birretta e panini (e forse pure qualche spaghetto alle vongole) puoi comprarli nei ristorantini adiacenti (ma non invadenti) la spiaggia; ma per il resto è tutto gratis e gestito dal Servizio Parchi del Comune di New York. Insomma, è tutta spiaggia libera.
Ho ripensato al mio pomeriggio a Coney Island sentendo la senatrice Daniela Santanché - ministro del turismo e a lungo comproprietaria di uno stabilimento balneare - affermare che le spiagge libere sono regno di tossicodipendenti e rifiuti, e andrebbero date in concessione ai privati. Rafforzando così il record dell'Italia, dove i privati già occupano metà del litorale. Gli altri Paesi, compreso il Paese guida del capitalismo occidentale, regno dell'iniziativa privata e della legittima ricerca del profitto, le spiagge invece preferiscono di solito lasciarle pubbliche. Si vede che il nostro capitalismo è più avanzato del loro.
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