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Scandalo sul podio: la direttrice è molesta. Cate Blanchett candidata all'Oscar per 'Tár'

Cate Blanchett, 53 anni, nei panni della direttrice d’orchestra Lydia Tár (Cortesy of Focus Features) 
Pioggia di premi per l'attrice per il ruolo di artista tirannica e accusata di abuso di potere sulle orchestrali. "Se lei avesse rifiutato avrei rinunciato al progetto", racconta il regista Todd Field. Il film è in corsa come migliore pellicola
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LONDRA. Nell'estate dopo aver concluso in tre mesi la sceneggiatura di Tár, suo terzo film da regista (in sala dal 9 febbraio con Universal Pictures), Todd Field si è ritrovato immobile, impossibilitato a prendere una decisione. Il 58enne regista californiano aveva in mente da un decennio il personaggio di Lydia Tár, rinomata e carismatica direttrice d'orchestra che cade in rovina dopo uno scandalo, e lo aveva scritto pensando a Cate Blanchett. Tuttavia non riusciva a trovare il coraggio di proporglielo: "Se avesse rifiutato, avrei rinunciato a girare il film. Ecco perché, dopo aver messo la parola fine sul copione, sono rimasto fermo per un mese. Mia moglie diceva: 'Hai intenzione di chiamarla o no? È probabile che non accetterà mai se non ti decidi a farle una telefonata'. Le rispondevo che lo avrei fatto, ma continuavo a rimandare", confessa il filmmaker dietro i grandi occhiali da vista, quando lo incontriamo in u…

LONDRA. Nell'estate dopo aver concluso in tre mesi la sceneggiatura di Tár, suo terzo film da regista (in sala dal 9 febbraio con Universal Pictures), Todd Field si è ritrovato immobile, impossibilitato a prendere una decisione. Il 58enne regista californiano aveva in mente da un decennio il personaggio di Lydia Tár, rinomata e carismatica direttrice d'orchestra che cade in rovina dopo uno scandalo, e lo aveva scritto pensando a Cate Blanchett. Tuttavia non riusciva a trovare il coraggio di proporglielo: "Se avesse rifiutato, avrei rinunciato a girare il film. Ecco perché, dopo aver messo la parola fine sul copione, sono rimasto fermo per un mese. Mia moglie diceva: 'Hai intenzione di chiamarla o no? È probabile che non accetterà mai se non ti decidi a farle una telefonata'. Le rispondevo che lo avrei fatto, ma continuavo a rimandare", confessa il filmmaker dietro i grandi occhiali da vista, quando lo incontriamo in un hotel di Londra. Dopo averle inviato la sceneggiatura, ha acceso candele e pregato perché il responso della sua musa fosse positivo. Il resto è storia.

Il regista californiano Todd Field, 58 anni. Tár è il suo terzo lungometraggio. In veste di attore è stato diretto da Woody Allen e Stanley Kubrick (Getty Images) 

"Credo che Blanchett offra una delle performance più superlative mai viste al cinema, paragonabile a Marlon Brando quando ha interpretato Don Vito Corleone nel Padrino, o a Robert De Niro nei panni del pugile Jake LaMotta in Toro scatenato" afferma, a ragione. Alla 79ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia l'attrice ha vinto la Coppa Volpi e, di recente, ha ricevuto un Golden Globe come miglior attrice in un film drammatico e un Critics' Choice Award. Nelle sue mani questo personaggio di finzione diventa così credibile e potente che spesso il pubblico, pensando che sia ispirato a una persona reale, inizia a fare ricerche su Google al termine della proiezione.

Venezia 79, 'Tár', Cate Blanchett è diretta da Todd Field

A caccia dell'Oscar

Il prossimo 12 marzo, secondo i critici, sarà lei a salire sul palco degli Oscar per ritirare la sua terza statuetta: la prima fu come non protagonista per The Aviator di Martin Scorsese, la seconda per Blue Jasmine di Woody Allen. "È raro ricevere una sceneggiatura così perfetta su ogni fronte, da un punto di vista linguistico, visivo e ritmico", ammette l'interprete, che per il ruolo ha studiato il tedesco, imparato a suonare il pianoforte e a dirigere una vera orchestra.

Cate Blanchett in una scena di Tár (Cortesy of Focus Features) 

 

Una questione di potere

Ambientata nel corso di tre settimane, la pellicola ruota attorno a Lydia Tár, impegnata a registrare la Sinfonia N. 5 di Gustav Mahler: crudele, egoista e piena di contraddizioni, è la prima donna della storia ad essere diventata direttrice di una delle più importanti orchestre tedesche. Ha una moglie (la interpreta Nina Hoss) e una figlia, denaro e fama, nonché Emmy, Oscar, Grammy e Tony Award. Tuttavia Lydia, che concede o nega favori dall'alto di una posizione di privilegio, ha approfittato per anni del proprio ruolo per insidiare le donne che dipendono da lei. Uno scandalo ne deraglierà la carriera. "Ha sacrificato tutto pur di essere considerata la migliore, è una persona tormentata che non conosce più se stessa. È convinta di poter fare ciò che vuole, ma credo anche che, una volta raggiunta la cima della montagna, l'unica via che rimane sia quella che ci riporta giù. In lei c'è un forte impulso creativo, ma anche una grande capacità distruttiva", prosegue Blanchett. Nonostante la pellicola sia ambientata nel mondo della musica classica, Field era interessato soprattutto a esplorare il tema del potere e la sua natura corruttrice: la storia poteva svolgersi in uno studio di architettura o in una multinazionale e le cose non sarebbero cambiate granché. "La gerarchia è piuttosto chiara nel mondo dei direttori: essere alla guida di un'orchestra è la cosa più vicina all'essere una divinità sul Monte Olimpo che lancia fulmini sui comuni mortali. La domanda centrale riguarda il potere: chi lo detiene? Averne troppo può distruggerci? È pericoloso raggiungere la vetta, perché è quasi impossibile resistere al suo fascino" aggiunge il cineasta, spiegando quanto fosse importante che in una storia su una figura che abusa del proprio ruolo la protagonista fosse una donna, anziché un uomo. "Conosciamo tutti il dilemma della condizione umana e viviamo da secoli in una società patriarcale, che ruota da sempre attorno ai maschi. Non credo che il potere abbia un genere, riguarda uomini e donne in modo indistinto: chiunque lo tocchi finisce per restarne travolto perché è seducente. Non ero interessato a mettere un uomo al centro della storia perché è una cosa comune, a cui siamo abituati: volevo, piuttosto, affrontare l'argomento attraverso una lente diversa", dice Field.

Tra blockbuster e autori

Tár, il suo primo copione originale dopo due adattamenti di successo (In the Bedroom fu candidato a cinque Oscar, Little Children a tre), rappresenta il suo trionfale ritorno al grande schermo dopo ben 16 anni di assenza. Dal 2006 ad oggi Field si è occupato principalmente di pubblicità, ma senza smettere di pensare al tipo di cinema che ama, quello in grado di sollevare domande e far riflettere il pubblico. C'è ancora spazio per film come questo nel panorama cinematografico attuale, in cui a fare incasso sono principalmente supereroi e grandi blockbuster? Field è convinto di sì: "In America gli effetti del Covid sono ancora presenti. Di solito una pellicola come Tár viene proiettata nei cinema destinati ai film d'autore: durante la pandemia il 40 per cento di quelle sale è stato chiuso e il problema è che il pubblico che le frequenta non va nei multiplex. Tuttavia le reazioni sono state straordinarie ovunque: ogni giorno vengono pubblicati almeno tre articoli che ne analizzano i temi proprio perché Tár ha dato il via a numerose discussioni su come guardiamo al potere e su chi ne trae dei vantaggi. Perché nessuno può avere tanto potere senza dei complici". Pur interpretando una donna all'apice della carriera che perde il contatto con se stessa e la capacità di relazionarsi con il prossimo, Blanchett si è guardata bene dal giudicare il proprio personaggio: "La mia opinione sulle sue azioni cambiava di giorno in giorno. In un certo senso, tuttavia, non credo che abbiamo davvero delle opinioni su noi stessi", interviene l'attrice. "Siamo sempre gli eroi o le eroine delle nostre stesse narrazioni: ci reputiamo brave persone e crediamo che le nostre azioni siano nobili, sono sempre gli altri a fraintenderci. Penso che Lydia creda di essere in cerca dell'eccellenza: come tanti grandi artisti, è irrequieta e molto esigente, anche con se stessa".

Noémie Merlant (Cortesy of Focus Features) 

Né vittime né carnefici

Tár non offre volutamente risposte, né soluzioni rassicuranti. Proprio come le storie che piacciono a Field come lettore: "Quando vado al cinema voglio avere la possibilità di decidere come interpretare ciò che vedo. Lydia è la villain oppure è vittima della cancel culture? Non sono interessato a nessuno di questi termini, francamente. Gli spettatori devono essere la giuria, l'ultima parola spetta a loro".