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Norman Mailer: a cent'anni dalla nascita, ritratto dello scrittore che accoltellò sua moglie

Norman Mailer era nato nel New Jersey il 31 gennaio 1923 ed è morto a New York nel 2007 (Michael Brennan/Getty Images) 
Ritratto di un autore eccessivo, molto osannato in vita e molto disprezzato oggi, mentre torna in libreria il suo "Un sogno americano". Un romanzo che comincia proprio con un femminicidio
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È difficile immaginare oggi l'entusiasmo critico, il rispetto, la fortuna letteraria di cui Norman Mailer godette tra gli anni Quaranta e i Sessanta del Novecento. Diana Trilling, parte del gruppo dei "New York Intellectuals", arrivò a paragonare Mailer al "profeta Mosè, con una sosta dalle parti di Karl Marx". A partire da Il nudo e il morto, il libro che nel 1948 lo lanciò giovanissimo nell'empireo letterario, Mailer snocciola una serie di opere che mirano al cuore della sensibilità americana: il culto della violenza, la guerra, il razzismo, la rivolta, l'ebraismo, il cancro, soprattutto il sesso.

Alcuni suoi atteggiamenti possono in quegli anni apparire triviali, a volte grotteschi: c'era Mailer presunto boxeur, presunto sindaco di New York (si presentò ben due volte, la prima come candidato "esistenzialista", la seconda come "secessionista"), Mailer che cambiava continuamente moglie …

È difficile immaginare oggi l'entusiasmo critico, il rispetto, la fortuna letteraria di cui Norman Mailer godette tra gli anni Quaranta e i Sessanta del Novecento. Diana Trilling, parte del gruppo dei "New York Intellectuals", arrivò a paragonare Mailer al "profeta Mosè, con una sosta dalle parti di Karl Marx". A partire da Il nudo e il morto, il libro che nel 1948 lo lanciò giovanissimo nell'empireo letterario, Mailer snocciola una serie di opere che mirano al cuore della sensibilità americana: il culto della violenza, la guerra, il razzismo, la rivolta, l'ebraismo, il cancro, soprattutto il sesso.

Alcuni suoi atteggiamenti possono in quegli anni apparire triviali, a volte grotteschi: c'era Mailer presunto boxeur, presunto sindaco di New York (si presentò ben due volte, la prima come candidato "esistenzialista", la seconda come "secessionista"), Mailer che cambiava continuamente moglie (ne ebbe sei, e nove figli), che beveva e modellava il suo machismo sugli idoli letterari Ernest Hemingway e John Dos Passos. Eccessi, ingenuità, misoginia non potevano però mettere in discussione una cosa: Norman Mailer era "il miglior scrittore d'America", come scrisse Nat Henfoff, una delle firme storiche del Village Voice (la bibbia della sinistra radicale newyorkese, che Mailer contribuì a fondare). Lo scrittore, che non ha mai avuto il dono dell'autoironia, non poteva che dirsi d'accordo: "Non mi pongo altro limite che quello di provocare una rivoluzione nella coscienza del nostro tempo", scrisse in Pubblicità per me stesso.

Mailer e la seconda moglie Adele nel 1960 in tribunale dopo che lui l’aveva accoltellata: lei non sporse denuncia, e lui subì una mite condanna con la condizionale (Getty Images) 

In nome di questa grandezza, a Mailer si perdonava tutto. Nel 1960, ubriaco fradicio alla fine del party in cui annunciò la sua candidatura a sindaco, accoltellò la seconda moglie Adele allo stomaco e sulla schiena. Nonostante la gravità delle ferite, lei non sporse denuncia e nessuno nell'ambiente letterario e della New Left newyorkese trovò la cosa strana. Scrisse Irving Howe, nume indiscusso di questa sinistra: "Nessuno lo giudicò. Il sentimento generale era che Norman fosse stato guidato dai suoi impulsi, dalla sua follia. Era lui la vittima".

La caduta del dio

Quando, nel 2007 Mailer muore, dopo quaranta libri e due premi Pulitzer, quei trionfi e privilegi sono svaniti da tempo. Il suo ultimo romanzo, Il castello nella foresta, racconto sul giovane Hitler, fa infuriare tutti: gli ebrei americani, che lo considerano sottilmente giustificatorio; e i conservatori, che non tollerano la messa in discussione di un Dio giusto e onnipotente. È del resto con gli anni Settanta che la stella di Mailer si offusca. La critica femminista lo attacca come simbolo di una misoginia esibita e insopportabile. Lui cerca di dire la sua sui diritti della donna con il saggio The Prisoner of Sex, ma dichiarazioni come "Quando la donna si fa una bella scopata, l'aborto poi le rovina il ricordo" (lo disse, nel 1973, ai tempi della legalizzazione dell'interruzione di gravidanza) non aiutano a dissipare l'accusa di machismo.

Il suo io, un tempo considerato infallibile nel registrare traumi e ambiguità dell'America, perde intanto slancio. Il Vangelo secondo il figlio, un libro del 1997 in cui Mailer/Gesù parla in prima persona, è accolto con imbarazzo e qualche dileggio. La destra, che l'ha sempre detestato per aver "liberato tensioni dionisiache nella vita degli americani" (definizione di un vecchio conservatore come Joseph Epstein), ne mette in discussione il valore letterario e soffia su antichi aneddoti. Come quello della editor di Harper's, che nel rivedere il testo di Le armate della notte si lasciò scappare: "Mi chiedo che cosa scrive quando è sobrio" (fu licenziata).

Negli anni, la sua fortuna editoriale si è dissolta. Nel 2021, secondo NPD Bookscan, i quattro romanzi più popolari di Mailer hanno venduto negli Stati Uniti soltanto 4.000 copie. Anche il centenario dello scrittore (era nato nel New Jersey il 31 gennaio 1923) è già diventato occasione di polemiche. Random House ha deciso di non ripubblicare uno dei suoi titoli più celebri, The White Negro, che alla sua apparizione, nel 1957, aveva sollevato accuse di primitivismo, esaltazione della violenza, stereotipi sulla sessualità dei neri.

Nell'anno del centenario, Mailer viene celebrato in Italia dalla casa editrice La nave di Teseo con un progetto di ripubblicazione di tutte le sue opere. Il prossimo tassello sarà proprio Il castello nella foresta; dal 27 gennaio torna invece in libreria Un sogno americano, nella traduzione di Ettore Capriolo per la prima edizione italiana del 1966.

1969: lo scrittore, candidato sindaco a New York, fa campagna elettorale con la quarta moglie Beverly (ne ebbe sei in tutto) (Fred W. McDarrah/MUUS Collection via Getty Images) 

Coast to coast

Il romanzo, il quarto di Mailer, fu pubblicato in otto puntate sulla rivista Esquire, poi rivisto per l'edizione definitiva a stampa. Mailer lo scrisse di ritorno da un viaggio coast to coast con la quarta moglie Beverly, in cui i due avevano, tra le altre cose, fatto visita a un vecchio commilitone di Norman in Arkansas, assistito al match di pugilato tra Sonny Liston e Floyd Patterson a Las Vegas e vissuto tra i beatnik di San Francisco. Di ritorno a New York, Mailer si mise al lavoro al big novel cui per tutto il viaggio aveva pensato. Un sogno americano è in effetti la quintessenza del "mito Mailer": un protagonista monumentale; il sesso come grande motore sociale; uno stile ipnotico, barocco, ricco di immagini e metafore che rendono la pagina palcoscenico per il narratore-mago; la dissezione impietosa dell'instabile identità americana e della sua vana promessa di felicità. Rileggerlo oggi, con il beneficio del tempo trascorso e delle polemiche sopite, aiuta a tornare a Mailer senza il peso del mailerismo.

La storia, raccolta in 32 vertiginose ore, è quella di Steven Rojack: laurea a Harvard, eroe di guerra, amico di Jack Kennedy, deputato democratico, professore di psicologia esistenziale, personalità televisiva, attore, figura pubblica (Mailer riconobbe le forti assonanze autobiografiche, precisando però che il suo personaggio era "più elegante, più spiritoso, più eroico e al tempo stesso più corrotto di me"). In un accesso di furia alcolica, Rojack strangola la moglie Deborah, fa sesso con la cameriera di lei, quindi scaraventa il cadavere fuori dalla finestra per simulare un suicidio. Inizia così la sua discesa in una New York allucinata, tra jazz club, mafiosi, inconfessabili accordi di potere, scazzottate. Rojack fa sesso con Cherry, una cantante di night-club, e se ne innamora; resiste ai pressanti tentativi della polizia di farlo confessare; parte per Las Vegas, vince una fortuna al tavolo dei dadi, prende la strada di Guatemala e Yucatán. Scritto come un thriller, secondo le regole di un apparente naturalismo, Un sogno americano è in realtà un'allegoria fantastica e visionaria - a un certo punto Rojack riceve dall'aldilà i saluti telefonici di Marilyn Monroe - l'immagine di un'America in cui i confini tra realtà e immaginazione appaiono sempre più labili.

Euforia omicida

All'epoca, il romanzo fu criticato per il suo cocktail di sesso, violenza, ambiguità morale. La Partisan Review arrivò a definirlo "un libro molto sporco". La storia di Rojack non era infatti soltanto un crimine senza punizione. Era qualcosa di più; era l'idea che l'omicidio può essere un'esperienza estatica, una forma di rinnovamento. "Nell'omicidio, in fondo, c'è dell'euforia", confessa Rojack, che prova "una nera libidine", un nemmeno troppo nascosto desiderio sessuale quando le sue mani si stringono attorno al collo della moglie.

In altre parole, l'omicidio è ciò che libera Rojack. Fino ad allora, lui era stato solo "un attore. La mia personalità era edificata sul nulla". L'omicidio lo fa rinascere. Gli dà un'identità. Era questo che molta critica e lettori non accettarono ai tempi della pubblicazione - e che rende probabilmente Mailer un autore così controverso, irritante, inquietante ancora oggi. La grande letteratura americana ha spesso raccontato la caduta del sogno americano. In An American Dream, e in buona parte della sua opera, Mailer fa un passo in più. Insinua il sospetto che il sogno americano non sia mai esistito, che non ci sia giustizia terrena o ultraterrena, che la vita inizi con un atto terribile e selvaggio come l'omicidio.

Sul Venerdì del 20 gennaio 2023