Il Venerdì

Pensare al futuro è il segreto del successo, i consigli dello psicologo

Pensare al futuro è il segreto del successo, i consigli dello psicologo
Soltanto la specie Homo prevede e programma il domani. Grazie all’area del cervello che assorbe ed elabora i ricordi, che sono la base dell’innovazione. In un saggio i consigli per farlo meglio
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Anche quest'anno inizio la dieta l'anno prossimo...": è un fatto noto che per la maggior parte di noi i propositi per il nuovo anno rimangono lettera morta. Eppure continuiamo a formularli anno dopo anno, convinti che questa volta sarà quella buona. "Individualmente fatichiamo a prevedere come ci comporteremo nei prossimi mesi, eppure la progettazione è stato un vero superpotere per il successo della nostra specie" osserva Thomas Suddendorf, docente di psicologia all'Università di Queensland. Nel saggio The invention of tomorrow: A natural history of foresight (L'invenzione del domani: una storia naturale della previsione, Basic Books) Suddendorf indaga - insieme al collega Jonathan Redshaw, ricercatore in psicologia, e a Adam Bulley, scienziato cognitivo all'Università di Harvard - proprio sulla discrasia tra i successi collettivi e le carenze individuali nella lungimiranza. "Riuscire a immaginarci in situazioni ipotetiche, che esulano dal "qui ed ora", è alla base di ogni innovazione, fin dai nostri lontanissimi antenati: l'Homo erectus già 1,8 milioni di anni fa costruiva asce bifacciali scheggiando delle pietre. Fu il primo essere vivente a impadronirsi dell'idea di futuro: passare ore a scheggiare una pietra per poterla usare in un secondo momento e in un altro luogo, quello della caccia, è molto diverso dal semplice raccogliere un ramo per reagire sul posto all'aggressione di una belva" spiega Suddendorf. "Riuscire a vedere oltre il "qui e ora" è anche alla base di ogni contratto sociale: perché sia possibile un patto tra noi due, e io ti conceda qualcosa oggi, è necessario che io abbia in mente che verrà un momento in cui tu farai la tua parte e il mio "io futuro" ne beneficerà".

 

Il ruolo dell'ippocampo 

Immaginarsi nel futuro è una capacità unica dell'Homo sapiens: "Animali che in apparenza sembrano in grado di farlo, come gli scoiattoli che fanno scorta di noci per l'inverno, in realtà agiscono per puro istinto, in reazione a stimoli ambientali come l'accorciarsi delle giornate" spiega Adam Bulley. "Lo dimostra il fatto che quello è un comportamento comune anche ai giovani scoiattoli che non hanno mai sperimentato prima l'inverno e patito la difficoltà di trovare cibo".
Nel nostro cervello, sorprendentemente, futuro e passato hanno un legame molto stretto: "Se chiediamo a qualcuno di ricordare un episodio dell'anno scorso, e poi di immaginare un evento che potrebbe vivere tra un anno, vedremo che ad attivarsi sono le stesse strutture neuronali" spiega Bulley. "Un ruolo cruciale in entrambi i casi è quello dell'ippocampo: permette ai frammenti di ricordi di combinarsi insieme sia per ricostruire un ricordo nella sua interezza, sia per pensare a un evento futuro". Succede così perché la nostra memoria non incamera ogni singola esperienza come se fosse un filmato iperdettagliato e immutabile: sarebbe poco efficiente. "Invece ciò che conserviamo sono dei "pezzetti" di ricordi (ad esempio il volto di un conoscente, uno scorcio di città, il colore della nostra auto) che vengono riassemblati - grazie all'ippocampo, che agisce come un indice - sul momento, quando vogliamo rievocare un episodio specifico del passato" spiega Bulley. "E usiamo questi stessi "mattoncini Lego" mentali anche per visualizzare eventi che potrebbero coinvolgerci nel futuro".
Iniziamo a padroneggiare quest'arte intorno ai quattro anni di età. Lo suggeriscono diversi studi, come quelli della psicologa Janie Busby Grant, che mostrano come solo il 40 per cento dei genitori credono che, a tre anni, i figli usino correttamente la parola "domani".  Al quarto anno invece i bambini ne colgono il significato. E sempre a quell'età capiscono che il futuro può prendere diverse strade alternative, ed è bene prepararsi: "Lo dimostra anche un nostro esperimento" spiega Suddendorf. "Di fronte a un tubo a "Y" rovesciata nel quale si fa cadere una caramella, solo dai quattro anni in poi si capisce che, invece di cercare di indovinare l'uscita giusta, conviene tenere entrambe le mani sotto le due estremità della "Y", così da avere sempre successo".

Pensieri dominanti

"Pensare a ciò che sarà è così importante per prepararci alle sfide della vita che i suoi meccanismi rientrano nella routine quotidiana del cervello" spiega Bulley. "Il pensiero sul futuro non è associato solo all'ippocampo, ma anche al default mode network, ovvero l'insieme di neuroni che è molto attivo quando la nostra attenzione non è concentrata su un compito preciso. Insomma, quando il cervello è "libero"  è molto probabile che iniziamo a pensare a ciò che dobbiamo fare domani, tra una settimana o più in là".
Però più lontano è il futuro, meno lo sentiamo nostro: alcuni studi mostrano che quando visualizziamo noi stessi in una situazione futura, di qualsiasi tipo, che sia una vacanza o un esame, più la data dell'evento è lontana, più si attivano i neuroni che usiamo per immaginare un'altra persona in quelle circostanze. E non è un bene: "È questa "depersonalizzazione" del futuro più lontano a portarci a sottovalutare l'importanza di precauzioni come le pensioni integrative o la cura del corpo per minimizzare gli acciacchi che avremo da anziani" spiega Bulley. La soluzione? Considerare anche il nostro futuro più lontano come più "vicino" - magari contando il tempo che ci separa da un evento in giorni anziché in anni, come mostra uno studio della psicologa Daphna Oyserman - e anche come più "nostro": uno studio dello psicologo Hal Hershfield sostiene che se ci mostrano un'immagine di noi stessi invecchiata dal computer, siamo più inclini a mettere via soldi per la pensione. E in ogni caso programmare conviene: un recente studio dello psicologo Robert Thorstad, condottosull'analisi dei tweet di 38 mila persone, dimostra che le persone che più twittano riguardo al futuro più distante, e quindi ci pensano di più, sono anche quelle che nel presente prendono decisioni più lungimiranti.
"Però va detto che quando ci proponiamo di visualizzare il futuro lontano possiamo sbagliarci di grosso" spiega Bulley. "Molti studi oggi convergono nel dirci che ci inganniamo soprattutto quando pensiamo a quanto una certa condizione - come dimagrire, vincere alla lotteria - potrà renderci felici o infelici.

L'importanza del contesto

Questo perché, come abbiamo visto, per costruire mentalmente il futuro assembliamo in modo nuovo frammenti già esistenti nei nostri ricordi, ma la nostra memoria può tradirci: sia perché fallace di suo, sia perché inadatta a rappresentare una situazione mai vissuta prima, come appunto una vincita alla lotteria o perfino la nascita di un figlio. Inoltre quando cerchiamo di predire le emozioni che proveremo nel futuro riguardo a un certo evento, le decontestualizziamo: ci basiamo su quelle dell'oggi, trascurando il fatto che il nostro contesto potrebbe cambiare e così le nostre reazioni".
I più lungimiranti - consci che il comportamento dipende fortemente dal contesto, e che quindi il loro "io futuro" può avere intenzioni (come l'impulso irresistibile di controllare i messaggi su Facebook o Instagram) diverse da quelle che hanno nel presente - usano sistemi per assicurarsi che il proprio "io futuro" non soccomba alle tentazioni, come fece Ulisse con le sirene. Ad esempio chi deve consegnare un lavoro e ha poche ore per finirlo, può oggi usare app come Freedom o StayFocusd che bloccano l'uso del web per un tempo prestabilito.

Sul Venerdì del 3 febbraio 2023