✕

Ottanta voglia di quei due: Dalla e Battisti hanno fatto cantare l'Italia

Lucio Dalla e Lucio Battisti, due giganti della musica italiana. Erano nati entrambi ottant’anni fa: il primo a Bologna il 4 marzo 1943, ed è morto il 1º marzo 2012; il secondo a Poggio Bustone il 5 marzo 1943, ed è morto a Milano il 9 settembre 1998 (getty images) 
Uno visse il successo con gioiosa visibilità. L’altro scelse di nascondersi dal pubblico. Nati a poche ore di distanza il 4 e il 5 marzo 1943, i due Lucio non potevano essere più diversi. Insieme, ma mai insieme, hanno cantato l’Italia. E non solo con la musica
2 minuti di lettura

Dire "gemelli diversi" non basta a definire l'abissale differenza tra i due Lucio, quello di Poggio Bustone e quello di Bologna, partoriti a poche ore di distanza nel cuore di una guerra terribile, poi cresciuti nell'alacre dopoguerra e nel boom economico, negli anni in cui tutto era ancora da scoprire e tutto doveva ancora accadere. Li unisce, a parte l'anagrafe, solo una qualità, la grande statura artistica; in virtù della quale sono arrivati entrambi a una fortunata ed eccezionale condizione, il successo travolgente e duraturo, la quotidiana presenza nella memoria popolare, destinata a durare ben oltre la morte. Per il resto è difficile immaginare due personalità così divergenti, con due modi quasi opposti di vivere l'arte, e anche di vivere la vita.

Dalla fu un artista pubblico, anche in senso fisico: visse il successo con gioiosa visibilità, favorito anche dalla simbiosi con una città, Bologna, che sa ess…

Dire "gemelli diversi" non basta a definire l'abissale differenza tra i due Lucio, quello di Poggio Bustone e quello di Bologna, partoriti a poche ore di distanza nel cuore di una guerra terribile, poi cresciuti nell'alacre dopoguerra e nel boom economico, negli anni in cui tutto era ancora da scoprire e tutto doveva ancora accadere. Li unisce, a parte l'anagrafe, solo una qualità, la grande statura artistica; in virtù della quale sono arrivati entrambi a una fortunata ed eccezionale condizione, il successo travolgente e duraturo, la quotidiana presenza nella memoria popolare, destinata a durare ben oltre la morte. Per il resto è difficile immaginare due personalità così divergenti, con due modi quasi opposti di vivere l'arte, e anche di vivere la vita.

Dalla fu un artista pubblico, anche in senso fisico: visse il successo con gioiosa visibilità, favorito anche dalla simbiosi con una città, Bologna, che sa essere affettuosa e avvolgente con i suoi artisti, ma altrettanto discreta. A Bologna Lucio era ovunque, in piazza, nei locali, sotto i portici, al basket, allo stadio, nei teatri. In mezzo alla gente. Disperato erotico stomp, quel notturno conversare con una prostituta "ottimista e di sinistra", è quanto di più "dalliano" Lucio ci abbia lasciato: è lui, è proprio lui, è lui nella notte bolognese.

Ed è rimasto ovunque, come un nume urbano ancora ben percepibile, un gattone sui tetti, una voce sotto i portici, un ritmo che batte la pietra antica, uno swing che risale i colli. Loquace, amichevole, disponibile, al tempo stesso maestro e discepolo, capace di ascolto, curiosissimo del lavoro degli altri artisti (dote davvero molto rara in quell'ambiente). Immaginarlo da solo era difficile. In San Petronio, al suo funerale, era come se la città intera lo tenesse in braccio. Dalla e Bologna sono consustanziali, Lucio è diventato Bologna, Bologna non può più pensarsi senza Lucio.

Bologna Marathon dedicata a Lucio Dalla, Gianni Morandi: "Lui non è mai andato via"

Lucio Dalla con Francesco De Gregori al concerto del Primo Maggio 2011 (Archivio Marilla Sicilia/mondadori )
  

 

Battisti fu, sebbene popolarissimo, precisamente l'opposto: un fuggiasco, un assente, un mistero, una star appartata e presto totalmente sprovvista di qualunque dimensione pubblica che non fosse la sua voce e la sua musica. Levati i primi anni di presenza televisiva lui sparì, come se fosse il più aristocratico e sdegnoso degli artisti, proprio lui che era invece così splendidamente "burino", un laziale dell'interno, per niente metropolitano, per niente in arcione all'epoca. Incolto (dicono), certamente non un intellettuale (mentre Dalla, a suo modo, lo era eccome), del tutto estraneo ai moti politico-culturali suoi contemporanei, zero "canzone impegnata", certo non un cantautore in senso classico - non scrisse mai una riga di testo. Un musicista enorme e differente da tutti, genio compositivo inesauribile, forse accostabile al solo Morricone per prolificità, varietà dei temi, imprevedibilità.

 

La seconda parte della sua vita artistica - i cinque LP con i testi di Pasquale Panella - ha se possibile aumentato la distanza tra Battisti e ogni modalità "normale" di essere una pop star. Dischi difficili e affascinanti, irriducibili all'orecchio del pubblico battistiano classico, spesso sconfinanti nei territori della musica colta. Quasi sperimentali mano a mano che si allontanavano dalla forma canzone dentro la quale Battisti era nato, diventandone il re.
Di quegli ultimi cinque dischi parlava con vera e propria devozione Edmondo Berselli, grande esploratore della cultura popolare italiana del Novecento - ci manca molto. Quando uscì il primo, Don Giovanni, scrivevo (anche) di musica sull'Unità, e a quel disco il quotidiano comunista dedicò quasi una pagina intera, che allora era uno sproposito. Per dare un'idea di quanto bizzarra sia la leggenda del "Battisti odiato dalla sinistra", sull'Unità una intera pagina per un disco era stata concessa, due anni prima, solo a Creuza de Mä di De André. Probabile che l'ostracismo a Battisti sia databile solo ai primi Settanta, nel breve periodo del settarismo studentesco, e solo in quegli ambienti. La sinistra popolare ne rimase serenamente all'oscuro, cantando Battisti a squarciagola.

Lucio Battisti con Mina nel 1972 nel famoso duetto avvenuto durante la trasmissione Studio 10. (Gacominofoto / fotogramma) 

L'altro Lucio: 5 marzo in ricordo di Battisti


Condivisi con Berselli la svolta panelliana di Battisti, ma siamo stati decisamente una minoranza. Va dato atto a Mogol che il "vero" Battisti rimane quello di Battisti-Mogol: ma se volete davvero misurare la potenza di Lucio compositore, gli ultimi cinque dischi sono davvero tutta un'altra storia. Peccato che, per le complicate faccende editoriali e fisime ereditarie seguite alla sua morte, l'ultimo Battisti non sia su Spotify. Però lo potete trovare su YouTube. Fa parte anche questo del mistero di Lucio da Poggio Bustone. Vi dico in sequenza, per maggior gloria del Battisti più misterioso e meno afferrabile i cinque titoli: Don Giovanni, L'apparenza, La sposa occidentale, Cosa succederà alla ragazza, Hegel.

 

Sul Venerdì del 3 marzo 2023