GROTTE SANTO STEFANO (Viterbo). In piazza Unità d'Italia c'è solo una parrucchieria aperta e dentro una cliente. Fuori macchine posteggiate e desolazione: la piazza è stata trasformata in parcheggio e i grottani non hanno più nemmeno il loro centro, e non solo. "Questo è il paese dei non c'è". Ha ragione Patrizia, la titolare dell'hair stylist di fianco alla chiesa di Santo Stefano. Infatti nemmeno il parroco c'è e per trovarlo, don Giuseppe Castagnini, bisogna chiamarlo al numero di cellulare scritto sul portone della canonica.
Questa mancanza di centralità, e se vogliamo anche di baricentro, l'avverti subito quando arrivi dalla strada provinciale Teverina a Grotte Santo Stefano, tagliando i campi seminati a grano. Nella segnaletica della frazione, che conta 4.600 abitanti, non c'è indicato "centro": la direzione che di solito si cerca quando si arriva in un posto nuovo da scoprire. Ma, appunto, come dice Patrizia, non è il solo non c'è di Grotte. Proprio dirimpetto al suo salone la sede comunale: il Tricolore e la bandiera dell'Europa accarezzano gli uffici - chiusi. "Se ha un'urgenza deve andare a Viterbo, qui aprono solo due giorni a settimana", spiega la parrucchiera. Un altro non c'è in meno di un chilometro quadrato. Anche se questo è più un "c'è e non c'è", perché Grotte dal 1928 non è più Comune e sconta il suo destino di frazione di Viterbo. Dice più di un grottano: "Siamo un dormitorio dimenticato dalle istituzioni".
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Arma spuntata
Da qualche settimana il non c'è che impensierisce di più è quello che riguarda la stazione dei carabinieri. La caserma di via Puglia fino a ottobre scorso contava sei militari. Adesso sono in tre. Li chiamano "i carabinieri dimezzati" e in questa citazione di calviniana memoria c'è una punta di amarezza. "Il comandante? Non c'è", risponde uno dei tre da dietro una grata grigia. Marco, Fausto e Massimo li conoscono tutti.
"E certo. Sono il vicecomandante, l'appuntato e il brigadiere che sostengono la baracca con un gran lavoro", racconta il farmacista del paese. In un solo colpo due carabinieri sono andati in pensione e il comandante è stato trasferito di sede. Il maresciallo Marco Fiocchetti è rimasto a comandare una sede vacante e da settembre non è più andato in ferie. Riflette un anziano abitante: "Se volessero assaltare la caserma, dentro ci troverebbero al massimo un carabiniere. Qualcuno ci pensa a questo?". La stazione non è più aperta dalle 8 alle 14 ma dalle 10 alle 13. Chi ha bisogno di un carabiniere oltre l'orario deve rivolgersi alla compagnia di Viterbo: 18 chilometri di distanza, 15 minuti di macchina. Perché quando la coperta è corta da qualche parte si deve pur tirare. Le pattuglie? Una sola, dalle 10 alle 17. E questo non c'è è il più grave. Maria, 20 anni, abita vicino alla stazione con il suo compagno: "Certo bene non va. Non mi sento tutelata".
Dalla sicurezza alla salute. Ecco un altro non c'è, lo racconta un'anziana seduta al sole davanti casa: "Se chiami un'ambulanza per un malore, inizia a farti il segno della croce. Arriva da Viterbo, dall'ospedale Belcolle, e chissà se ti salverà la vita o ti trasporterà già morta". C'è però la clinica veterinaria, per fortuna degli amici a quattro zampe, ma non c'è un ambulatorio pediatrico. Sei anni fa un gruppo di 400 mamme aveva scritto all'Asl, l'appello è rimasto inascoltato. Da giovedì di ogni settimana, poi, meglio non ammalarsi. I medici svaniscono nel nulla e non ci sono ambulatori aperti al cittadino. Così il farmacista Morelli, come un supereroe, si trasforma in medico generico. "Qui arriva di tutto e noi aiutiamo come possiamo", allarga le braccia. Multe? Traffico da regolare? Non è un problema a Grotte perché qui la polizia locale non c'è. La sindaca Chiara Frontini, dalla sua scrivania in centro a Viterbo, rassicura: "Entro fine estate chiuderemo un progetto per il vigile di quartiere. Una pattuglia arriverà a Grotte. Per la caserma dimezzata chiederò un comitato per l'ordine e la sicurezza". Ma c'è chi ribatte: "La sindaca? L'ultima volta l'abbiamo vista in campagna elettorale".
Sta di fatto che nella notte del 3 febbraio la sicurezza dell'alta Tuscia è stata messa in pericolo. Una banda di ladri ha sfondato con un'auto la vetrata dell'unica banca, il Credit Agricolé. La gang ha utilizzato il gas per far saltare in aria il bancomat e portare via 10 mila euro. "Primo colpo in 30 anni", sospira dalla sua postazione uno dei tre bancari della sede, alle sue spalle il muro sfondato.
Addio al bancomat
Forse la voce dei carabinieri dimezzati è già arrivata ai criminali? Il comandante provinciale dell'Arma, Massimo Friano, non sembra preoccupato: "Si sta procedendo alla nomina del nuovo comandante". I testimoni, intanto, raccontano che quella notte il primo ad arrivare è stato Fiocchetti, partito dalla sua casa a 10 chilometri da Grotte. Poi, i rinforzi da Viterbo. "Troppo tardi, quelli già chissà dov'erano", commenta Franca davanti al bancomat murato con una lastra di ferro. Il risultato è che da quasi un mese non c'è più l'unico bancomat. Per prelevare? Si deve andare a Viterbo, ovviamente.
Del botto se ne parla ovunque. Anche al bar Civico 71, di fronte alla stazione ferroviaria che funziona per tre treni al giorno diretti e in arrivo da Roma. La postina Tiziana entra trafelata alle 14,30, afferra una pizza al cartoccio già scaldata per lei. Perché a Grotte da 15 anni non c'è neppure il postino e lei da un decennio fa avanti e indietro da Viterbo per distribuire la posta. Giorgia, da dietro il bancone, è sconfortata: "I carabinieri sono pochi, la postina non c'è, i giovani se ne vanno, diventiamo fantasmi". Difficile darle torto, specie se in sei ore si incontra per due volte la stessa persona a cui chiedere informazioni.
Giorgia è dispiaciuta anche per un altro motivo: "L'auto utilizzata per il colpo alla banca era di un mio amico, gliel'hanno rubata quella notte e distrutta. È rimasto pure senza macchina". Un altro non c'è. Che fa male, però, solo all'amico di Giorgia.
Sul Venerdì del 10 marzo 2023