Tetris, il gioco diventa un film. Di spionaggio
di Marco Consoli , di Marco ConsoliUn'ossessione. Non c'è nessuno tra quelli a cui sia capitato di mettere le mani, già dagli anni Ottanta, su Tetris, che non ricordi come quel videogioco proveniente dalla lontana Unione Sovietica si trasformasse ben presto in un'ossessione. Iniziava tutto davanti a un pc, nel tentativo di risolvere quel buffo rompicapo che invitava a incastrare al meglio tra loro vari pezzi geometrici in caduta libera in un pozzo: bisognava riempirne il fondo, senza lasciare spazi vuoti, per far sparire le righe e continuare a giocare.
All'inizio c'era lo stupore, la curiosità, poi subentrava l'assuefazione. Ma il sortilegio avveniva quando si spegneva il computer: bastava chiudere gli occhi per continuare a vedere quei blocchi, di notte, di giorno, in sogno, nel tentativo di sistemarli e porre fine al caos.
A quel gioco che l'anno prossimo compirà 40 anni è ora dedicato l'omonimo film Tetris in uscita il 31 marzo su Apple Tv+. "…
Un'ossessione. Non c'è nessuno tra quelli a cui sia capitato di mettere le mani, già dagli anni Ottanta, su Tetris, che non ricordi come quel videogioco proveniente dalla lontana Unione Sovietica si trasformasse ben presto in un'ossessione. Iniziava tutto davanti a un pc, nel tentativo di risolvere quel buffo rompicapo che invitava a incastrare al meglio tra loro vari pezzi geometrici in caduta libera in un pozzo: bisognava riempirne il fondo, senza lasciare spazi vuoti, per far sparire le righe e continuare a giocare.
All'inizio c'era lo stupore, la curiosità, poi subentrava l'assuefazione. Ma il sortilegio avveniva quando si spegneva il computer: bastava chiudere gli occhi per continuare a vedere quei blocchi, di notte, di giorno, in sogno, nel tentativo di sistemarli e porre fine al caos.
A quel gioco che l'anno prossimo compirà 40 anni è ora dedicato l'omonimo film Tetris in uscita il 31 marzo su Apple Tv+. "Non sono mai stato un appassionato di videogame, né ho mai apprezzato le varie trasposizioni arrivate al cinema", spiega Jon S. Baird, regista scozzese di Filth, tratto da Irvine Welsh, e Stanlio & Ollio. "Spesso queste infatti si limitano a reinventare per il grande schermo le meccaniche del gioco e a riproporne senza costrutto i personaggi". Il riferimento è ai tanti adattamenti non indimenticabili, da Resident Evil a Mortal Kombat a Sonic The Hedgehog e così via. "Quel che mi ha colpito invece della sceneggiatura (scritta da Noah Pink, già autore della serie tv Genius, ndr) è che qui il videogame resta sullo sfondo ed emerge una vicenda a metà tra il thriller e la spy story".
Oltre la cortina di ferro
La curiosa storia dietro il videogame più amato di sempre, con i suoi 520 milioni di copie vendute nel mondo, riguarda proprio la battaglia per l'acquisto dei diritti utile a fargli superare la cortina di ferro e trasformarlo da un prodotto di proprietà del Soviet Supremo a una capitalistica macchina mangiasoldi. Il film ruota attorno alla figura di Henk Rogers (Taron Egerton), un programmatore di videogiochi che nel 1988, alla fiera della tecnologia di Las Vegas, gioca su un computer a Tetris e cerca di comprare i diritti per il Giappone, dove ormai vive.
Scopre così che ad averli acquistati da Elorg, l'agenzia sovietica per il commercio, è stato un piccolo uomo d'affari, Robert Stein (Toby Jones), che li ha poi rivenduti al magnate britannico dei media Robert Maxwell (Roger Allam) e a suo figlio Kevin (Anthony Boyle), che ne dirige la divisione videogiochi. Nel tentativo di entrare in affari col gigante giapponese dell'intrattenimento elettronico Nintendo, che sta per lanciare sul mercato la console portatile Gameboy, Henk si mette in testa di acquistare almeno i diritti per questa nuova fascia di prodotti e vola così a Mosca pur di incontrare il capo di Elorg Nikolai Belikov (Oleg Shtefanko), ma finisce nei guai con gli agenti del Kgb guidati dal minaccioso Valentin Trifonov (Igor Grabuzov).
Pronto a tutto pur di spuntarla, con l'aiuto di una interprete (Sofia Lebedeva), Henk riesce a contattare il creatore originale del videogame, Alexey Pajitnov (Nikita Efremov), e cerca di convincerlo ad aiutarlo. Ma nel frattempo Stein e Kevin Maxwell arrivano a Mosca per cercare di ottenere il diritto a sfruttare la gallina dalle uova d'oro. Anche se Belikov e il Kgb sembrano avere piani differenti.
"La storia, i personaggi e gli accadimenti sono reali", spiega Baird, "anche se abbiamo riscritto parzialmente la sceneggiatura per accentuare la suspense e l'atmosfera da thriller di quella che in larga parte resta una commedia. Per evitare di non esagerare con la fantasia abbiamo avuto come consulenti Henk e Alexey (oggi detentori dei diritti di Tetris, ndr). Per me è quest'ultimo il vero eroe della vicenda: colui che ha da guadagnare di meno, visto il divieto di Stato di incassare royalty sulla propria creazione, e rischia di più esponendosi".
Il motore incredibile di questa storia è però Henk, un imprenditore che non è disposto a fermarsi per nessun motivo. "Quando l'ho conosciuto", dice Baird, "mi sono reso conto che è esattamente come viene descritto nel film, anche se Egerton forse lo ha reso un po' meno nerd rispetto alla realtà. Quando si mette in testa una cosa è disposto ad andare fino in fondo, e non mostra nessuna paura rispetto a qualsiasi difficoltà incontri o ad eventuali minacce".
Altro che Rocky
La pellicola catapulta lo spettatore in quel clima di Guerra fredda, risvegliato di recente dalla guerra in Ucraina, in cui i russi sembravano i cattivi per antonomasia. Qui però il regista tratta i personaggi con più sfumature rispetto all'ovvio, evidenziando le contraddizioni non solo del rigido statalismo sovietico ma anche del cialtronesco liberismo capitalista. "Se questo film fosse stato girato negli anni Ottanta avrebbe dipinto i protagonisti in modo manicheo e i russi sarebbero stati cattivi cattivi come Ivan Drago in Rocky IV", dice Baird. "Ma gli spettatori ormai sanno che la realtà non è così, per questo abbiamo cercato di far vedere che dalla parte dei villain non ci sono soltanto alcuni russi, ma soprattutto i magnati britannici". Quanto allo stile che ogni tanto contamina le immagini e ricorda i videogiochi anni Ottanta, Baird commenta: "Ci ha dato una mano soprattutto per evocare le location come Tokyo, Mosca e Seattle, visto che non è stato possibile andarvi a girare il film. In fondo abbiamo usato lo stesso trucco dei game designer dell'epoca, che avevano a disposizione pochissimi pixel, eppure ti facevano immaginare mondi incredibili".
Sul Venerdì del 10 marzo 2023