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Tinto Brass, le confessioni: "Ho scoperto l’autoerotismo in spiaggia e ai giovani dico: sperimentate. Elly Schlein? Una svolta per la sinistra"

Tinto Brass nella sua casa alle porte di Roma insieme alla seconda moglie Caterina Varzi (Luigi Narici / Agf) 
Il 26 marzo il maestro del cinema erotico compirà 90 anni. Ci ha accolto in casa sua per raccontarci tutta una vita. Infanzia veneziana, esordi engagé, successo, politica, scandali: "L’amore è la sola trasgressione che ci resta"
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ISOLA FARNESE (Roma). È l'ora del tramonto. E in una casa rossa in cima a Isola Farnese, un borgo fuori dal Raccordo anulare, Tinto Brass siede sul suo divano, un plaid sulle ginocchia, mezzo sigaro in bocca, la tv accesa su L'Eredità con Flavio Insinna, il suo programma preferito. Accanto a lui c'è Caterina Varzi, 62 anni, psicanalista, la seconda moglie sposata nel 2017 che, come curatrice del suo archivio, si occupa di un'altra "eredità", quella artistica del maestro del cinema erotico italiano ("Non c'è nient'altro", dice lei sgombrando il campo da illazioni di natura economica).

Alle loro spalle - oltre i vecchi libri su Venezia accatastati per i lavori che hanno trasfigurato la casa, dove ora si può muovere solo su una sedia a rotelle - si scorge un "lato B" ("Che poi è il mio", osserva Caterina) dominare il manifesto elettorale con cui nel 2010 Brass si present…

ISOLA FARNESE (Roma). È l'ora del tramonto. E in una casa rossa in cima a Isola Farnese, un borgo fuori dal Raccordo anulare, Tinto Brass siede sul suo divano, un plaid sulle ginocchia, mezzo sigaro in bocca, la tv accesa su L'Eredità con Flavio Insinna, il suo programma preferito. Accanto a lui c'è Caterina Varzi, 62 anni, psicanalista, la seconda moglie sposata nel 2017 che, come curatrice del suo archivio, si occupa di un'altra "eredità", quella artistica del maestro del cinema erotico italiano ("Non c'è nient'altro", dice lei sgombrando il campo da illazioni di natura economica).

Alle loro spalle - oltre i vecchi libri su Venezia accatastati per i lavori che hanno trasfigurato la casa, dove ora si può muovere solo su una sedia a rotelle - si scorge un "lato B" ("Che poi è il mio", osserva Caterina) dominare il manifesto elettorale con cui nel 2010 Brass si presentò alle elezioni con la lista Bonino-Pannella: "Meglio un culo che una faccia di culo". Siamo qui perché il 26 marzo il regista compirà 90 anni, occasione per ripercorrere la sua avventura fuori dal comune.

Sopravvissuto a una emorragia cerebrale, a un ictus e a due ischemie, a volte inciampa nella memoria, ma a fare opera di maieutica è la moglie, con cui due anni fa ha scritto la biografia Una passione libera (Marsilio). Ne nascono duetti amorevoli, come quando lui la sorprende con un nuovo ricordo: "Ah questa non la sapevo. Sei sicuro?", sorride lei, e Tinto, con voce roca ma mite e gentile, lontana dal personaggio provocatorio e irriverente che si è creato nei decenni, conferma serio: "È così, Caterina, fidati".

Giovanni "Tinto" Brass, è soddisfatto di questi suoi primi 90 anni?
"Assolutamente sì. Nella vita mi sono sempre buttato, non ho rimpianti. L'ho vissuta come volevo, anche nel lavoro, nonostante gli scontri con la censura".

Ha avuto un rapporto tormentato con la sua famiglia. Oggi le torna più in mente suo padre, fascista che la chiuse in manicomio nell'isola di San Servolo, o sua madre "bella ma ottusa"?
"Il mio corpo fa fatica, non riesco a camminare, ma ho ricordi ancora molto vividi. Da piccolo non ricevevo abbracci, carezze o baci, forse anche per questo non ho mai rimpianto di non aver recuperato il rapporto con mia madre. Non andai nemmeno al suo funerale. Mentre con mio padre ci fu un tentativo alla fine. Mi disse: 'Dobbiamo ricominciare a parlare'. Ma poi morì. Ho invece un ricordo più felice dei miei nonni. Mio nonno Italico. Lo vede quel suo quadro lassù, in alto? Ispirò una poesia a un suo caro amico di Venezia..., Ezra Pound, 'For Italico Brass'. Una volta il nonno mi vide disegnare e disse 'Abbiamo un Tintoretto in casa', e divenni 'Tinto'. Con ancora maggiore tenerezza mi viene in mente mia nonna, che era nata a Odessa e con cui ho imparato le lingue. Ricordo le passeggiate con lei a Venezia lungo le Fondamenta delle Zattere. Ho nelle vene sangue russo ed ebreo, grazie a lei".

E lo strumento principe del suo erotismo qual era, da adolescente?
"I film. Anche se l'autoerotismo non lo scoprii subito. Un amico mi mostrò sulla spiaggia al Lido. 'Ah - dissi - è così che si fa?'".

Lei è associato perlopiù a film licenziosi, un po' cochon. Ma prima dei 50 anni ha lavorato con i grandi del cinema e ha girato film tutti da riscoprire. A chi deve di più tra i maestri che frequentò a Parigi negli anni 50 e 60? C'era pure Truffaut, che come lei era un "uomo che amava le donne", ma diversamente da lei preferiva le gambe.
"Ho imparato tutto da Roberto Rossellini, soprattutto l'arte del montaggio mentre lo aiutavo per il suo documentario sull'India. Se aveva passato una bella notte con Sonali Das Gupta era bravissimo, sennò anche lui era svogliato. Con i maestri della Nouvelle Vague tiravamo tardi in brasserie. Il mio Chi lavora è perduto deve qualcosa a Truffaut, mentre L'urlo più a Godard".

Da sinistra: Gillo Pontecorvo, Brass (dietro, con la cravatta), Francesco “Citto” Maselli, Roberto Rossellini, Carlo Lizzani e François Truffaut a Venezia nel 1959 (Archivio Istituto Luce / Contrasto) 
Di Alberto Sordi e Monica Vitti, che lei diresse nel 1964 nel film Il disco volante, che ricordo ha?
"La Vitti era molto espressiva, ma ancora non sapevo che sarebbe diventata una grande attrice. Fui però io a tirar fuori la sua verve ironica, prima di Monicelli. Sordi era formidabile, avrebbe potuto fare tutto, anche i film erotici. Era in un momento complicato perché voleva fare il regista più che l'attore, mentre io, dopo L'urlo, pensavo di aver dato tutto e volevo smettere. Il disco volante invece lo girai solo perché me lo chiese Silvana Mangano, anche lei nel film. Silvana Mangano... (sospira, ndr). Era molto gentile con me, non posso dire altro perché le grandi non si toccano".

Per un pelo non ha girato Arancia meccanica.
"La Paramount me l'aveva proposto, ma rinunciai per L'urlo, e non me ne pento. Il mio vero rimpianto è non aver fatto I Borgia, che doveva far parte della mia trilogia sul Potere insieme a Salon Kitty e Caligola. Avevo anche proposto la parte a Richard Burton, a cui piacque la sceneggiatura. Riteneva però che il ruolo fosse troppo 'fisico'".

Tinto Brass nella sua casa alle porte di Roma (Luigi Narici / Agf) 

Il film di cui va più orgoglioso è L'urlo, con Gigi Proietti, del 1968. Si può recuperare facilmente su YouTube, come l'anarchico Chi lavora è perduto, del 1963. C'è una continuità tra quelle sue opere e le successive pellicole erotiche?
"C'è l'elemento dell'erotismo, che dopo La chiave, del 1983, ho cominciato a coltivare sempre di più. C'è una forma che mi contraddistingue. E poi l'elogio della libertà e la critica all'ipocrisia della cultura borghese. Se ci fa caso, spesso ho affrontato il tema del carcere, dei manicomi e delle strutture repressive della società. Come in La vacanza, film del 1971 con Franco Nero e con Vanessa Redgrave, a cui ero molto legato".

Maestro, forse di qualche suo film erotico si poteva fare a meno?
"No! Ognuno è nato da un'immagine, da una mia ossessione, e fa parte come gli altri del mio percorso".

Una volta prese anche un caffè con Monica Lewinsky...
"Sì, a piazza del Popolo. Mi parve una ragazza fragile. Le avevo scritto una lettera piena di gioia e ammirazione, perché aveva trasformato lo Studio Ovale, cioè il centro del centro del Potere, in una maramalda alcova dove si fanno giochi di mano, lingua e sigari e aperture di patte, traducendo in fatti concreti il mitico slogan del '68: 'Make love, not war'. Però non era adatta al film che avevo in mente".

Un regista italiano che le piace?
"L'ultimo è stato Fellini, avevamo un ottimo rapporto. Si vergognava di confessare che guardava i miei film e così glieli mandavo in anteprima".

Più di una sua pellicola ha come sfondo l'Italia al tempo del fascismo, da La Chiave a Senso '45. Cosa pensa di Giorgia Meloni?
"Nonostante non abbia simpatia per 'Dio, patria e famiglia', e nonostante fossero proprio i missini a volermi censurare, nutrivo speranza in questa donna, pensavo che avrebbe cambiato questa destra reazionaria. Ma in questi mesi si è rivelata incoerente, ha mostrato la tipica caratteristica di chi esercita il potere: la capacità di ingannare, anche se stessi. Prenda la sua posizione sulla guerra. Io sono solidale con il popolo ucraino, che combatte per la libertà, e anche con i soldati russi, che sono costretti a combattere per una guerra assurda, ma non con Zelensky, un comico che è diventato tragico per l'incapacità di impedire il massacro del suo popolo. Non capisco perché gli ucraini non gli si rivoltino contro".

Ora sta parlando quel suo sangue russo?
"Forse. Pensi che il mio bisnonno costruì la Transiberiana. E le svelo una cosa. Caterina ha trovato nei miei archivi la sceneggiatura, revisionata fin nel 1991, di un mio film ambientato nel 1918 nella 'Repubblica popolare ucraina', assediata dai bolscevichi. Era incentrato su un treno, in cui si trasportavano armi, e tra i personaggi c'era anche un comico, come Zelensky. Avrebbe dovuto chiamarsi Odessa ed essere dedicato alla nonna".

Lei è stato vicino ai Radicali, e ha scritto che spesso la sinistra è più "bacchettona e cagasotto" della destra. Oggi per chi vota?
"Per nessuno. Ma mi piace Elly Schlein, una donna che non ha nessuna remora sulla propria vita sessuale e dice di amare le donne e gli uomini ed essere felice. Amare senza distinzione è l'essenza della vita".

Pensa di aver avuto più spettatori di destra o di sinistra?
"Quelli di sinistra hanno saputo apprezzarmi di più. Quelli di destra mi guardavano di nascosto e mi desideravano".

I suoi rapporti con il femminismo sono stati complicati, ad esempio per la sua celebrazione dei bordelli. Nei suoi film, però, si può dire che le donne sono libere, indipendenti e sono alla ricerca del piacere sessuale. Poi lei ha sfidato qualche tabù con protagoniste non più giovanissime, come Stefania Sandrelli e Anna Galiena.
"Le femministe non mi hanno capito. Non ero inquadrabile ideologicamente, ma ho celebrato l'emancipazione delle donne, e su alcuni temi ho anche anticipato certe battaglie, come quella per l'aborto".

Alcune locandine dei suoi film: da sinistra: Il disco volante (1964) L’urlo (1970) La chiave (1983) Così fan tutte (1992) 
Nella sua autobiografia racconta compiaciuto di quando da giovanissimo fece svenire la cameriera Emilietta mettendole le mani tra le cosce. Immagino non sia un paladino del #MeToo.
"Non ho mai molestato un'attrice, su di me non è mai uscito nulla. Se succedeva qualcosa, era sempre in modo consensuale e fuori dal set".

Lei ha segnato più di una generazione. In che modo pensa di aver dato il suo contributo nella trasformazione della società?
 "L'ho dato, se l'ho dato, liberando i sensi".

È noto che è contrario alla fedeltà.
"Un rapporto di coppia che duri non può essere fondato sulla fedeltà, che è una costruzione culturale della società borghese. Però è fondamentale essere sinceri e raccontarsi i tradimenti, anche perché può essere un motore dell'eccitazione. Così facevamo con Tinta (la prima moglie "Tinta" Cipriani, morta nel 2006, ndr), a Parigi ci davamo allo scambismo".

L'Italia di oggi è ancora perbenista e ipocrita?
"Più che mai. È tornato il comune senso del pudore, lo si è visto anche a Sanremo. Mi fa ridere che abbiano denunciato per atti osceni quei due (Fedez e Rosa Chemical, ndr)".

All'estero c'è chi le ha dedicato un brano, i Porcupine Tree, e su Twitter vedo tanti stranieri omaggiarla mettendo addirittura il suo nome o il suo volto nel proprio profilo: ucraini, turchi, pure un iraniano che twitta di Iran e libertà.
"Sì. È stato bello scoprire che in Oriente, nell'Est Europa e nel mondo islamico sono un'icona di libertà. In Corea del Sud mi hanno dedicato una retrospettiva. In Cina mi considerano invece un'icona gay per i tanti falli finti che popolano i miei film. E l'autobiografia è in via di traduzione in russo e romeno".

Con YouPorn & Co. su internet siamo invasi dalla pornografia. Ha ucciso l'erotismo?
"YouPorn? Non so cosa sia. Già nei miei ultimi film avevo però percepito che la società e il pubblico stavano cambiando. E per questo cercai di spingere l'erotismo verso la pornografia d'autore, ma i produttori me lo impedirono".

Come sarà il futuro del sesso?
"Purtroppo non vedo il futuro. Soprattutto non vedo il mio. Ma ho ancora qualche sogno nel cassetto, spero che si sblocchino le trattative per alcuni film. Mentre su Caligola, pellicola dalla produzione maledetta che ho disconosciuto, continuano ad arrivarmi conferme di operazioni truffaldine internazionali che cercano di rimetterlo in circolazione. Io ne sono estraneo".

Ha due figli, Bonifacio e Beatrice. È stato un buon padre?
"Penso di sì. Ho dato loro tutto e non ho chiesto mai niente".

Cosa consiglia ai giovani?
"Di sperimentare. Di pensare con la propria testa. Di essere autentici".

Ha mai pensato all'eutanasia?
"La vita va vissuta fino all'ultimo, ma si ha diritto di scegliere come morire, soprattutto se si è in condizioni irreversibili. Sono stato però molto colpito dal suicidio di Godard, e la prima domanda che mi sono fatto è se al suo fianco ci fosse una donna che lo amasse".

Che cos'è la trasgressione oggi?
"Quella vera non esiste più, è diventata una forma di conformismo. L'unica vera trasgressione ormai è l'amore. Io con Caterina l'ho trovato. E posso dirlo: ho avuto culo".