Luci e ombre sul nuovo stadio di Milano. Si farà?
di Piero Colaprico , di Piero ColapricoNo, tu no. Attenti a San Siro e all'effetto che fa. Tra lo stadio vecchio, impastato di cemento e memoria, che non si abbatte, o non ancora, e lo stadio nuovo, mix di tecnologia e immagine, che però non si costruisce, Milano sta sbandando come mai nella storia recente. La città-locomotiva, la metropoli internazionale che nella fretta crea, lavora, produce e si diverte, è irriconoscibile. Il retaggio di Expo, le università, le innovazioni industriali, le Fondazioni, la Moda, il settore dell'audiovisivo, la pubblicità, la sanità rendono ancora Milano un'eccellenza.
Ma sarebbe un grave errore, sociale e politico, e anche industriale e commerciale, minimizzare la stecca che si leva proprio dalla "Scala del calcio". Non risuona tra gli spalti il classico coro meneghino, quel va pensiero produttivo che è la cifra della city. Su San Siro si levano invece tante, forse troppe voci isolate, contraddittorie, dissonanti. Non …
No, tu no. Attenti a San Siro e all'effetto che fa. Tra lo stadio vecchio, impastato di cemento e memoria, che non si abbatte, o non ancora, e lo stadio nuovo, mix di tecnologia e immagine, che però non si costruisce, Milano sta sbandando come mai nella storia recente. La città-locomotiva, la metropoli internazionale che nella fretta crea, lavora, produce e si diverte, è irriconoscibile. Il retaggio di Expo, le università, le innovazioni industriali, le Fondazioni, la Moda, il settore dell'audiovisivo, la pubblicità, la sanità rendono ancora Milano un'eccellenza.
Ma sarebbe un grave errore, sociale e politico, e anche industriale e commerciale, minimizzare la stecca che si leva proprio dalla "Scala del calcio". Non risuona tra gli spalti il classico coro meneghino, quel va pensiero produttivo che è la cifra della city. Su San Siro si levano invece tante, forse troppe voci isolate, contraddittorie, dissonanti. Non esiste un minimo comun denominatore tra i comitati dei cittadini e i consiglieri comunali, tra i portavoce delle squadre e le Belle Arti, tra i verdi "signornò" di Carlo Monguzzi e gli architetti che scrutano il futuro. L'infinito e sterile batti e ribatti può essere letto come una preoccupante doppia spia. Sia della crisi del modello Milano, metropoli che non sa più andare in gol quando serve. Sia della voracità di un mercato immobiliare, sempre più disposto a farsi valere non in trasparenza, ma dietro le quinte, alzando la voce e aprendo il portafoglio.
Prima della pandemia
Era il lontano settembre 2019 quando lo studio Populous lasciò intravedere il progetto del nuovo San Siro: sarebbe nata una, parole loro, "cattedrale di luce". Quasi un rimando al "sacro" del suolo dove Sandro Mazzola e Gianni Rivera, calciatori bandiera, si davano la mano. Populous aveva vinto sul competitor, Manica Sportium, che proponeva un nuovo stadio con i due anelli sghembi e affascinanti. Comparve pure un progetto dell'archistar Stefano Boeri: sul modello del Bosco Verticale, San Siro si trasformava in un rigoglioso e gigantesco cespuglione. Molto pittoresco, con alberi e arbusti tali da lasciare però perplesso un vecchio frequentatore di stadi: metti che un razzo delle curve finisca tra le ricche fronde?
In ogni caso, almeno a sentire le squadre, che insieme sognavano di gestire un impianto moderno e più redditizio, "la cattedrale" aveva le caratteristiche per diventare lo stadio "più bello del mondo". Sarebbe nato "poco più in là", verso gli attuali parcheggi. Costruito il nuovo, e finito il trasloco di Milan e Inter, a San Siro (chiamato anche Giuseppe Meazza) sarebbe stato attribuito l'onore delle armi, prima di abbatterlo.
Non che tutti fossero immediatamente d'accordo, nel radere al suolo il luogo dove le generazioni dei tifosi si sono succedute nella gioia e nella sofferenza, nell'esultanza per interposto gol e nel presunto disonore. Sul primo dibattito piombò d'improvviso il Covid. La pandemia, però, com'era arrivata a sconvolgerci, oggi fa molta meno paura. E nella città che tira, si tirano su caseggiati dovunque, svettano le gru e su dieci quartieri più costosi d'Italia, otto sono qui, intorno al Duomo. Il mattone cresce dovunque, dai quartieri coma Bovisa a Lambrate, a San Siro invece no.
L'opzione dei casciavit
L'imbarazzo, crescente, è diventato più palpabile grazie all'ultima delle mosse pubbliche di Beppe Sala. Il sindaco è al secondo mandato, ha stravinto sul centrodestra nell'ottobre 2021 con quasi il 58 per cento dei voti e la sua notevole carriera politica poggia anche sulla fama da manager conquistata durante l'Expo 2015. Da uno come Sala ci si aspetterebbe decisionismo a dosi massicce e parole di fuoco sulle squadre. Invece, lo scorso 3 marzo, il sindaco ha diffuso un podcast-riassuntone. "Vorrei dire la mia con calma", è l'esordio. Una calma apparente, forse. Sala spiega che, dopo i 20 anni di Silvio Berlusconi con il Diavolo e i 16 di Massimo Moratti alla Beneamata, le proprietà - americana per il Milan, cinese (chissà sino a quando) per l'Inter - non vogliono il vecchio stadio, manco gratis, e sul nuovo marciano oggi sull'orlo della separazione: "Il Milan " riassume Sala "sta valutando la nuova opzione di un'area chiamata La Maura, che è privata".
E qui, al di là del tifo e delle opzioni della politica, occorre mettere qualche puntino sulle i. Intorno all'attuale San Siro ci sono sia parcheggi, sia trasporti pubblici (jumbo tram e metropolitana linea 5). Ci sono anche (soprattutto?) le grandi aree verdi della Snaitech, società che gestisce gli ippodromi. Uno di questi, il vecchio e affascinante Trotto, è già stato - ricordiamolo - abbattuto; e al suo posto ci saranno condomini, villette, un centro commerciale, palestre.
E proprio nell'area della Maura - che è sempre di Snaitech - si trova il nuovo anello del Trotto. Con tanto di stalle e zone per far allenare i cavalli. Si tratta di un rettangolone di verde inserito dentro il Parco Sud, e cioè dentro il verde pubblico protetto. Questo è il contesto. Il Milan - attraverso il famoso boiardo di Stato Paolo Scaroni, del fondo Elliot, ex proprietario, e Gerry Cardinale, di RedBird, nuovo acquirente - che cosa intende dunque realizzare alla Maura? Avviare una procedura speciale per innalzare i suoi spalti abbastanza lontano dal trasporto pubblico e sin troppo vicino alle case private? E perché mai il Comune dovrebbe dire sì a questa violazione del parco Sud se, appena pochi anni fa, sempre in nome della difesa del verde pubblico, ha negato a un compianto imprenditore come Leonardo Del Vecchio la possibilità di creare nuove strutture sanitarie? Sa o può sapere e forse fare qualcosa Boeri?
L'architetto e presidente della Triennale ripete il classico "No comment" ai giornalisti. Ma se Snaitech si liberasse (non gratis) anche dell'area della Maura, se un acquirente (investendo forte) si facesse avanti, se un progetto di stadio autorevolmente ecologico tornasse a galla, ecco l'impossibile diventare meno impossibile: un'altra area verde diventa un'area d'oro. Con il vantaggio per chi, esattamente?
Snaitech ha confermato di aver solo "sottoscritto un accordo preliminare di compravendita per l'area che include l'ippodromo Snai La Maura". A comprare sarebbe Federico Consolandi, di Fmca immobiliare. Il rogito non dovrebbe avvenire prima dell'estate.
E quella dei bauscia
L'Inter, da parte sua, gioca di rimessa. Da una parte sottolinea, con l'ad Alessandro Antonello, che "il piano A resta San Siro col Milan". Dall'altra, sta (starebbe) cercando di trovare spazio in uno dei latifondi della gentile e potente famiglia Cabassi, tra Rozzano e Assago. E davvero il Milan resterebbe in città e l'Inter (70 mila spettatori nella partita contro il Lecce) andrebbe fuori porta? Quanto c'è di bluff in questi rilanci?
A complicare ogni ritardo nella scelta, aleggia sullo stadio attuale il vincolo delle Belle Arti. Sinora, nonostante le sortite vagamente autoreferenziali di Vittorio Sgarbi, non esiste. Si avvicina però il 2025: il secondo anello avrà raggiunto allora i suoi 70 anni e in seguito alla "verifica di interesse culturale semplice", potrebbe scattare in effetti, come racconta la nuova sovrintendente Emanuela Carpani, un reale vincolo. Bisognerebbe correre, ma nessuno sa in quale direzione.
Nemmeno le tribù dei rossoneri e dei nerazzurri, dei casciavit e dei bauscia. I tifosi sembrano sudditi ammutoliti. E mentre il pensiero corre a tifosi degli anni belli, come Peppino Prisco, e a quello che ci potrebbero suggerire, al sindaco Sala resta una rassicurazione generica: farà "il possibile" dice "perché le società restino dentro i confini del Comune di Milano". Può essere. Bisognerebbe capire se le società a capitale straniero pensano di restare dentro i confini del diritto amministrativo vigente. O se i nuovi manager sono convinti che con i soldi freschi si possano stravolgere quartieri e persino uno stile di vita che sinora a Milano ha funzionato. Sino al pantano chiamato "nuovo San Siro".
Sul Venerdì del 17 marzo 2023