C'era una volta la Milano da bere, oggi c'è la Milano del Bosco Verticale (e di Porta Nuova, di Gae Aulenti, di CityLife) ma il senso è un po' lo stesso: l'edificio di Stefano Boeri (al centro nell'immagine in alto) riassume in un'immagine, in uno slogan, la percezione – e l'autopercezione – di una città che non ha paura di cambiare, moderna, dinamica, motore economico del Paese ma anche incubatrice di nuovi diritti (vedi la recente polemica sul riconoscimento dei figli delle coppie gay) e via celebrando. Grazie alla funzione "vedi altre date", Google Street View permette poi di viaggiare nel tempo con un clic: ecco qui sotto la stessa inquadratura in una schermata di soli 15 anni fa, quando il Bosco era solo nella mente del suo ideatore e il parchetto oggi immaginificamente battezzato "Biblioteca degli Alberi" solo un cantiere. Al di là della casualità del meteo – si direbbe che sulla Milano di oggi splenda sempre il sole – poche città italiane possono vantare una trasformazione così rapida e impetuosa.
Una trasformazione che riguarda anche realtà più piccole: nel suo reportage sul Venerdì del 24 marzo Riccardo Staglianò cita la zona di NoLo (North of Loreto, un nome inesistente fino a una decina di anni fa) e un locale oggi punto di riferimento della comunità Lgbt+
che nel tempo ha sostituito un salone di massaggi cinese e assimilato un ruspante Bar dello Sport.
Si chiama gentrificazione, e porta con sé aumento vertiginoso del costo della vita, boom delle case affittate a B&B, fuga degli abitanti che non possono più permettersi 1.700 euro al mese per un bilocale... un groviglio di interessi contrastanti, di visioni diverse su cosa sia e cosa possa essere una città moderna, che Staglianò – anche con un video – prova a districare.