✕

L'imprendibile Anita Baker, antidiva del soul-jazz

La copertina dell’album Rapture (1986) di Anita Baker,
che contiene Sweet Love 
SENTI QUESTA Emersa in piena febbre da dancefloor, ha ribaltato le regole della musica con il suo sound sofisticato. Ma dopo appena cinque anni decide di scomparire. E di riapparire solo se e quando vuole lei
1 minuti di lettura

Questa fu una svolta per la musica nera, la liberazione dalla schiavitù disco. In dieci anni, dalla Saturday Night Fever, si erano piegati (quasi) tutti alle esigenze del mercato, dance! dance! dance! Per un’illusione acustica causata dalla febbre, a un certo punto, dopo 1975, sembrò che Donna Summer cantasse meglio di Aretha Franklin, così i veterani (non solo cantanti soul, a dire il vero, in cima alla lista c’erano i Bee Gees!) fecero buon viso a cattivo gioco: Aretha Franklin, Diana Ross, Gladys Knight, persino Barbra Streisand (non ebbe anche David Bowie il suo momento Chic! tra Young Americans e Let’s Dance?)!

Poi arriva lei, Anita Baker (all’epoca, nel 1986, aveva ventotto anni), lunga gavetta (con il gruppo funk Chapter 8) e un negletto LP d’esordio (The Songstress, 1983): l’album Rapture ribalta le regole – tipo Amy Winehouse e Adele, per intenderci – con un sofisticatissimo soul-jazz e una superba voce da …

Questa fu una svolta per la musica nera, la liberazione dalla schiavitù disco. In dieci anni, dalla Saturday Night Fever, si erano piegati (quasi) tutti alle esigenze del mercato, dance! dance! dance! Per un’illusione acustica causata dalla febbre, a un certo punto, dopo 1975, sembrò che Donna Summer cantasse meglio di Aretha Franklin, così i veterani (non solo cantanti soul, a dire il vero, in cima alla lista c’erano i Bee Gees!) fecero buon viso a cattivo gioco: Aretha Franklin, Diana Ross, Gladys Knight, persino Barbra Streisand (non ebbe anche David Bowie il suo momento Chic! tra Young Americans e Let’s Dance?)!

Poi arriva lei, Anita Baker (all’epoca, nel 1986, aveva ventotto anni), lunga gavetta (con il gruppo funk Chapter 8) e un negletto LP d’esordio (The Songstress, 1983): l’album Rapture ribalta le regole – tipo Amy Winehouse e Adele, per intenderci – con un sofisticatissimo soul-jazz e una superba voce da contralto che sfiora le tre ottave. Il singolo Sweet Love fa da apripista, i critici l’adorano, il pubblico si genuflette: otto Grammy Award nel giro di tre uscite, giacché il suo astro, misteriosamente, brilla per poco più di un lustro.

Anita è magra, elegante, raffinata; il suo soul arriva a ondate, riceve anche l’endorsement della grande Nancy Wilson, è inconfondibile. Cinque anni di gloria, poi… scompare e ricompare quando ne ha voglia; non sono riusciti neanche la volenterosa Blue Note (My Everything, 2004) né i commenti appassionati di Viola Davis sui social a salvarla dall’oblio.

Ecco dieci canzoni per riaccendere la fiamma: 1) Giving You the Best That I Got 2) The Look of Love 3) Lately 4) My Funny Valentine 5) Caught up in the Rapture 6) Summertime (con Cyrus Chestnut) 6) Ain’t no Need to Worry (con The Winans) 7) Body and Soul 8) No One in the World 9) Lonely 10) Lead Me into Love.