Fabrizio Rondolino, da D’Alema alla campagna: "Seguo ancora la politica, ma attraverso gli animali"
di Nicola Mirenzi , di Nicola MirenziPoggio Mirteto (Rieti). Il 20 giugno del 2017 Fabrizio Rondolino ha cambiato vita: "Lascio l'impegno pubblico e l'attività politica", scrisse in un post Facebook, "non mi diverte (più) e, soprattutto, ha saputo tirar fuori il peggio di me". Oggi vive nella campagna laziale, in una casa che guarda il monte Soratte, cuore della Sabina e luogo sacro degli antichi romani. "Ma non sono diventato un vecchio saggio" racconta camminando dal giardino verso l'ingresso di casa, insieme ai suoi tre pastori maremmani. "Continuo a essere un vecchio ragazzo spregiudicato, sebbene in lotta per non lottare più".
Giornalista dell'Unità, poi consigliere di Massimo D'Alema nell'ascesa al governo, infine vicino al Matteo Renzi che conquista il Pd e arriva al quaranta per cento: dal giorno dell'addio alle armi, Rondolino ha scritto tre libri: un racconto sentimentale, per immagini, del Pci; uno ancora più…
Poggio Mirteto (Rieti). Il 20 giugno del 2017 Fabrizio Rondolino ha cambiato vita: "Lascio l'impegno pubblico e l'attività politica", scrisse in un post Facebook, "non mi diverte (più) e, soprattutto, ha saputo tirar fuori il peggio di me". Oggi vive nella campagna laziale, in una casa che guarda il monte Soratte, cuore della Sabina e luogo sacro degli antichi romani. "Ma non sono diventato un vecchio saggio" racconta camminando dal giardino verso l'ingresso di casa, insieme ai suoi tre pastori maremmani. "Continuo a essere un vecchio ragazzo spregiudicato, sebbene in lotta per non lottare più".
Giornalista dell'Unità, poi consigliere di Massimo D'Alema nell'ascesa al governo, infine vicino al Matteo Renzi che conquista il Pd e arriva al quaranta per cento: dal giorno dell'addio alle armi, Rondolino ha scritto tre libri: un racconto sentimentale, per immagini, del Pci; uno ancora più personale su Enrico Berlinguer; e l'ultimo, da poco in libreria, sui cani e i gatti della sua vita, Compagni di viaggio (Rizzoli), per lui fonte inesauribile di meditazione sull'esistenza, la natura, i comportamenti umani.
"A volte" dice "osservare gli animali può essere molto più istruttivo che leggere alcuni saggi di politologia". In realtà anche la politica è stata spesso pensata attraverso l'immagine animale. Per Hobbes l'uomo è lupo all'altro uomo. Per Machiavelli il Principe deve essere volpe e leone. Per Orwell la società totalitaria comunista era al meglio raffigurata da una fattoria. "Ma per me gli animali non sono una metafora", dice Rondolino, "al contrario, aiutano a comprendere cosa siano veramente le persone al di sotto della propria sovrastruttura culturale, nella loro essenza". Dopo tanti anni passati in mezzo agli uomini, oggi vive a distanza dal mondo con tre cani e cinque gatti. "Per me ha il sapore di un ritorno", scrive nel libro, dopo aver ricordato la propria infanzia in campagna. La sua tesi è che tutta la nostra vita - non solo la civiltà occidentale - sia inscritta nel segno dei poemi omerici: la prima parte è lotta (l'Iliade), la seconda è ritorno a casa (l'Odissea)".
Come ha capito che era finito il primo tempo?
"Non voglio criticare il "sistema", quantomeno perché non amo fingermi ingenuo, ma ero stanco della comunicazione frenetica e lapidaria creata dai social e dalla televisione, stufo di un dibattito pubblico basato prevalentemente sull'insulto, dal quale sono uscito intossicato".
Ha fatto del male anche lei?
"Ho avuto una carriera, e le carriere si fanno a gomitate. Ho colpito e ferito non per il gusto di colpire e ferire, ma per sopravvivere alla selezione naturale, dentro cui anche noi uomini siamo immersi, nonostante detestiamo ammetterlo. Il male richiede l'intenzione. Io non credo di aver mai avuto l'intenzione di farlo".
Ha lottato a malincuore?
"Sono stato e sono ancora una persona molto ambiziosa, ma non amo la lotta. La considero un enorme spreco di energia. I grandi predatori come i lupi calcolano attentamente le forze che servono per uccidere la preda e quelle che si ricavano uccidendola. Attaccano solo se il saldo è positivo. Gli uomini invece sono come gli scimpanzé, uccidono anche se non ne ricavano niente. E perciò non di rado si ritrovano attorcigliati in conflitti estenuanti, da cui non ottengono che poche briciole".
A chi pensa in particolare?
"Potrei fare il nome di Matteo Renzi. Ho iniziato a credere in lui quando ho visto dipingersi il terrore negli occhi di tutti i conservatori italiani, pensando che finalmente anche noi avremmo avuto il nostro Mitterrand, il nostro Blair. Invece le cose sono andate diversamente. Renzi è stata una delusione profonda. Ancora oggi non riesco a perdonarmi di non aver capito, come altri, che non poteva essere ciò che ambiva ad essere. Mi sono illuso sulla base di un'analisi politica sbagliata, e questo, per un analista politico di professione, è doloroso da mandare giù".
Che cosa avrebbe dovuto capire?
"Che Renzi è come un gatto che dà la caccia a ogni topo che gli passa davanti, senza tenere in alcuna considerazione le conseguenze, convinto che non ci sia alcun domani davanti a sé, prigioniero dell'istante".
Invece chi è un leader?
"Dal punto di vista etologico è il capobranco, colui che riesce a riscuotere una fiducia piena e incondizionata delle persone che guida, le quali si affidano a lui sentendosi parte di qualcosa che li oltrepassa. Nemmeno Berlinguer era un uomo privo di difetti personali, ma era straordinariamente capace di coinvolgere le persone".
E Giorgia Meloni che animale è?
"Mi sembra troppo presto per dirlo".
Fa il prudente?
"Non è prudenza. Ci sono ancora troppi pochi elementi. Vedo una donna che fortunatamente ha spazzato via la tiritera della società civile, giustamente draghiana in economia, ma con un partito in preda a sussulti identitari grotteschi, come se della tragedia del fascismo Fratelli d'Italia volesse recuperare soprattutto il lato farsesco, le baracconate".
Be', almeno non si corrono pericoli.
"Ma la grande fortuna dell'Italia è essere un Paese a sovranità limitata: siamo liberi di far tutti i casini che vogliamo, ma difficilmente potremo far danni, rimanendo dentro l'Unione Europea e la Nato".
Ama giocare a fare il cinico?
"La vita sociale è inevitabilmente un gioco di ruoli. Tutti interpretiamo delle parti, tutti mentiamo. È come in battaglia: è necessario indossare l'armatura, ma prima o poi arriva il tempo di togliersela".
Per lei non è ancora arrivato?
"Ulisse nell'Odissea combatte per non combattere più, per raggiungere finalmente Itaca e ritrovare sua moglie Penelope e il suo cane Argo".
Lei sua moglie quando la ritrova?
"Nel fine settimana. Ci incontriamo qui in campagna o, meno spesso, per fortuna, a Roma".
Argo invece l'ha ritrovato.
"Più d'uno. Tre cani e cinque gatti. Per il momento posso considerarmi soddisfatto".
E in questa casa è la sua Itaca?
"No, Itaca non l'ho ancora ritrovata completamente".
Ma è possibile che qualora la raggiungesse si stancherebbe subito e ripartirebbe?
"Come l'Ulisse di Dante?".
Più o meno.
"No, dovessi trovarla, sono sicuro che mi fermerei lì per sempre.
Sul Venerdì del 21 aprile 2023