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Amazon, entra il sindacato grazie a Chris Smalls

New York, 24 aprile 2022, Chris Smalls (34 anni) tra un gruppo di lavoratori Amazon a Staten Island. the new york times 
È nato nel ghetto e voleva fare il rapper. oggi Chris Smalls è riuscito là dove tutti avevano fallito: portare un sindacato americano dentro Amazon. E ora? «Punto alla Casa Bianca» VIDEO
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Staten Island (New York). Immaginatevi una riunione nella casa discografica di un rapper. A capotavola c'è la star, cinque anelli d'oro alle dita, grandi come monete da un quarto di dollaro, un bracciale Versace e un altro con decorazioni ellenizzanti, più una collana a forma di denti di leone, tutto 14 karat gold, meno prezioso ma più giallo, come piace ai ragazzi del ghetto. Immaginatevi Landini vestito come Sfera Ebbasta o Salmo, se potete, perché è così che va in giro Chris Smalls, la stella che illumina quest'anonima stanza in una palazzina che ospita anche un laboratorio di urologia in quella terra desolata che è Staten Island.

Il sindacalista che ha battuto Amazon

Unico vantaggio: essere a sette minuti d'auto dal JFK8, il primo magazzino  Amazon d'America in cui un sindacato sia mai riuscito a entrare. Più precisamente l'Amazon Labor Union …

Staten Island (New York). Immaginatevi una riunione nella casa discografica di un rapper. A capotavola c'è la star, cinque anelli d'oro alle dita, grandi come monete da un quarto di dollaro, un bracciale Versace e un altro con decorazioni ellenizzanti, più una collana a forma di denti di leone, tutto 14 karat gold, meno prezioso ma più giallo, come piace ai ragazzi del ghetto. Immaginatevi Landini vestito come Sfera Ebbasta o Salmo, se potete, perché è così che va in giro Chris Smalls, la stella che illumina quest'anonima stanza in una palazzina che ospita anche un laboratorio di urologia in quella terra desolata che è Staten Island.

Il sindacalista che ha battuto Amazon

Unico vantaggio: essere a sette minuti d'auto dal JFK8, il primo magazzino  Amazon d'America in cui un sindacato sia mai riuscito a entrare. Più precisamente l'Amazon Labor Union (Alu) che Smalls ha fondato nell'aprile del 2021, un anno dopo il suo licenziamento e uno prima dall'apertura della storica crepa aperta nel quasi trentennale carapace cresciuto intorno al gigante del commercio elettronico. Il tutto senza alcuna esperienza pregressa nell'organizzazione di battaglie per i lavoratori, nella più totale assenza di collaborazione da parte dei sindacati tradizionali o da forze politiche, gli uni e le altre poi rimasti attoniti davanti allo specchio a ripetere un unico, assillante interrogativo: com'è stato possibile?

È la domanda che, oggi, gli rivolgono tutti. Perché Amazon, che solo l'anno prima aveva speso 4,3 milioni di dollari per reclutare consulenti specializzati nel dissuadere i magazzinieri dall'iscriversi a qualsivoglia associazione, era rimasta l'ultima, inespugnabile Stalingrado tra le grandi aziende statunitensi. Fin quando questo trentaquattrenne del New Jersey, figlio di un'infermiera e di un padre che ha visto essenzialmente da dietro al vetro delle visite in carcere, non ha trovato la formula magica che ora in tanti vorrebbero replicare. Glielo chiedo anch'io mentre sembra decisamente più interessato a recuperare un biglietto di treno per Philadelphia, dove dovrà andare a parlare ad altri attivisti, che a esaudire le curiosità del cronista straniero.

Per qualche anno ha provato davvero a diventare qualcuno nel mondo dell'hip-hop. Poi gli sono nati due figli da un matrimonio precoce e ha cercato un lavoro meno aleatorio, nel settore più in turbo-espansione: la logistica. Dopo un paio di esperienze particolarmente infelici è passato ad Amazon. E gli è piaciuto. Superando in scioltezza la media di 250 merci che l'algoritmo si aspetta che un picker raccolga all'ora, l'hanno promosso supervisor. Ricorda: "Controllavo un gruppo di circa 500 persone. Lavoravamo duro ma in armonia. Poi, quando col Covid siamo diventati migliaia, e da 250 la soglia è stata portata a 400, l'atmosfera è cambiata e tutto è andato in frantumi. A quel punto non importava più quanto comode fossero le scarpe che usavi per trottare, perché alla fine diventavano tutte dei mattoni".

Lo strappo avviene quando un superiore lo convoca per dirgli che, nella sua squadra, c'è stato un tampone positivo ma meglio far finta di niente per non bloccare la produzione. Chris non ci sta. Si consulta con quattro amici e decidono di chiedere all'azienda di sanificare i locali e mandare i lavoratori a casa, in congedo pagato per due settimane. In quarantena invece ci finisce lui. A quel punto chiama il New York Post per avvertire che il lunedì successivo un centinaio di persone avrebbe protestato per la prima volta davanti allo stabilimento. Cento persone, in una fabbrica dove di solito nessuno fiata, è un'asticella alta. Ma c'è il trucco: per quel giorno il meteo prevede bel tempo e quindi, tra i due turni all'ora di pranzo, ci sarà comunque un sacco di gente nel parcheggio. Oltre a lui e agli altri fedelissimi per mantenere la promessa fatta ai giornalisti. La protesta, riuscita, è appena terminata quando riceve comunicazione del licenziamento per avere interrotto senza giustificazione la quarantena imposta. Ops.

Frittelle e thermos

Non resta che alzare il livello dello scontro. "Abbiamo cominciato a manifestare davanti alle varie ville di Jeff Bezos, compreso il superattico da 140 milioni di dollari che ha a Manhattan, più altre quattro sparse per il Paese. E i giornali si sono accorti di noi" dice indicando Derrick Palmer, suo braccio destro. Del fronte esterno Chris era ed è rimasto il centravanti di sfondamento. Sul fronte interno (dentro al magazzino) a fare proselitismo c'erano Derrick e altri tre. Ancora il nostro: "Per più di un anno, con sole, pioggia o neve, sono rimasto fuori dai cancelli per spiegare quanto fosse ipocrita un'azienda che diceva di tenere al benessere dei lavoratori salvo poi insabbiare il caso di un malato che poteva contagiare tutti gli altri".

La sua auto, una Chevrolet Suburban su cui alcuni articoli non particolarmente benevoli hanno ironizzato ("Grande come una barca"), diventa il quartier generale. Thermos di caffè, frittelle, ma anche proteine più sostanziose per intavolare discussioni che puntano a educare i suoi ex colleghi sul tanto che non va e su quello che potrebbero fare per migliorarlo insieme. "All'inizio, per paura di rappresaglie, quasi nessuno si fermava" ammette, "ma alla lunga ero diventato una presenza fissa impossibile da ignorare". Primo appunto per i nostri Confederati: esserci. Anche se fuori fa sotto zero. Sempre. Bene, dico, ma non possono essere state solo le centinaia di alette di pollo che offrivate nella pausa pranzo ad aver fatto la differenza, no? "È la "nuova scuola" che rappresentiamo, a fare la differenza.

Che consiste nel capire esattamente di cosa hanno bisogno i lavoratori. E dunque un pasto caldo non guasta per gente che spesso è costretta a ricorrere agli Ebt, i buoni alimentari federali per sfamarsi. Serve capire che hai davanti gente che a casa non accende né Cnn né Fox (rispettivamente emittenti di sinistra e di destra, ndr) perché è troppo stanca per seguire la politica. E a cui, se anche portassi Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders qui, dovrei prima spiegare per bene chi sono e cosa rappresentano".

La piattaforma Alu sta tutta sul retro di un volantino e, all'osso, chiede un salario minimo di 30 dollari l'ora (dai 19 attuali); di abolire il sistema di valutazioni dei lavoratori da parte dell'algoritmo; pause più lunghe; miglior tfr; fine degli straordinari obbligatori. Chi ha votato Biden o Trump può non andare d'accordo su niente tranne che su un punto: raddoppiare la paga è una battaglia che vale la pena combattere. Anche se a guidarla c'è uno che si compiace della sua estetica gangsta-rap ("Mi vesto così da una vita, non cambierò certo ora per fare contenti i miei critici"). E comunque, dal momento che tre quarti dei magazzinieri sono o neri o latinos (contro un magro 8 per cento di dirigenti), c'è un'ottima probabilità che la mise piaccia assai. Anzi, sia proprio parte della ricetta vincente. Uno di loro, vestito come vorrebbero vestirsi loro.

8.300 membri

Il primo aprile 2022 l'Alu gioca quindi ad Amazon uno scherzo inimmaginabile. Con il 55 per cento delle preferenze dei magazzinieri che vanno a votare, diventa la prima sigla "autorizzata" (certified, come spicca in bianco sulle T-shirt rosse che gli attivisti ora indossano) dentro a un magazzino statunitense. Nonostante le ingenti risorse economiche investite, l'azienda ha sottovalutato l'avversario. "Non è intelligente né articolato" è la formula con cui un'informativa interna discussa in un incontro tra manager, cui avrebbe partecipato anche Bezos, liquida Chris. Lui ora se la ride: "Hanno provato a raccontarci come una banda di teppisti, ci hanno deriso con affermazioni razziste, tappezzato i muri dello stabilimento con manifesti che ci diffamavano. Ma, evidentemente, il nostro messaggio ha risuonato più dei loro allarmi".

Tra le accuse, anche quelle di due compagni della prima ora: sostengono che i quarantamila e rotti dollari di donazioni sarebbero andati, con una contabilità come minimo disinvolta, a sostentare essenzialmente il leader. La cui passione per il bling, tutto ciò che luccica, lo rende bersaglio facile di chi vuol farlo passare per una Lady Soumahoro d'oltreoceano.

Lui non si scompone: "Abbiamo fatto la storia e, con circa 8.300 membri, è normale che qualcuno non apprezzi la mia gestione. A chi pensa che avrebbe saputo fare meglio, però, dico una cosa: fatevi avanti e vi renderete conto che non è così facile sostenere questi ritmi. Andare in giro senza tregua e vedere i propri figli giusto nei ritagli di tempo".

All'indomani del miracolo i media si contendevano un pezzettino del santo. Il New York Magazine con una copertina dal titolo The Organizer, l'organizzatore. Time chiedendosi "È Chris Smalls il futuro del sindacato?" e mettendolo in una lista di personalità influenti mentre lui posava, super-fashion, su un tappeto rosso per cui più d'uno ha storto la bocca. Difficile, però, sostenere che questa formidabile esposizione non sia parte della sua forza. C'è solo da capire se dentro non ci sia anche il seme di un'eventuale debolezza.

Viaggi stellari

A un mese dal risultato storico, l'Alu tenta il bis nell'LDJ5, altro magazzino di Staten Island. Stavolta però non sfonda. Troppo presente in tv e troppo poco sul campo, come sibilano i critici? "Ma no, era una storia diversa. Siamo intervenuti in corsa in un magazzino dove molti lavoratori erano assunti part-time e avevano una coscienza di classe più blanda. Non ho difficoltà ad ammettere, però, che abbiamo vinto una battaglia fondamentale ma la guerra è ancora lunga. E proprio a questo ci stiamo preparando, aiutando a sindacalizzare magazzini in California, Minnesota, Ohio, New Jersey". Gli chiedo che impressione gli abbia fatto sentire l'agghiacciante notizia di un magazzino in Colorado che ha continuato il turno nonostante che un lavoratore fosse morto stecchito d'infarto.

"Purtroppo sono stato desensibilizzato a storie come queste perché ne ho sentite troppe. Ho visto anch'io un collega morire, durante una pausa. Ma allora facevo parte dell'ingranaggio e ci ho messo del tempo per capirne la barbarie". Della gaffe interstellare di Bezos, quando scendendo dal suo razzo ha ringraziato clienti e dipendenti Amazon per aver pagato per quella breve gita, invece ha pensato che "confermava la disconnessione dalla realtà di uno che rivendicava un'impresa da oltre 5 miliardi non solo pagata grazie al sudore dei suoi lavoratori ma anche con i soldi dei normali contribuenti" (sull'ultima parte non sono sicuro che abbia ragione, ma a segnalare la monumentale insensibilità della frase di Bezos basta e avanza il fatto che i suoi 4 minuti nello Spazio siano costati quanto un suo operaio farebbe in 183 mila anni di stipendio). E se l'avesse davanti, il fondatore, cosa gli direbbe? "Di sedersi al tavolo della trattativa e fare la cosa giusta".

Perché toccare terra in un magazzino è stato un grande passo per l'Alu ma ancora un piccolo passo per l'universo dei lavoratori amazoniani. Era la premessa necessaria ma non sufficiente per negoziare vari miglioramenti delle loro condizioni di lavoro. Magari le unions storiche, che ora sembrano fare a gara nel simpatizzare con gli ultimi arrivati, potrebbero dare una mano. È una prospettiva che non scalda Smalls quasi per niente: "Prenderemo tutto l'aiuto che viene, ma non è dalla "vecchia scuola" che potremo imparare il mestiere, perché hanno già abbondantemente dimostrato di non essere in grado di insegnare alcunché, con il loro burocratismo e la distanza dai lavoratori che talvolta sfocia in una vera e propria differenza antropologica. Noi andiamo per la nostra strada". Lo stesso vale per i politici, compresi i più teoricamente progressisti ("Hanno avuto decenni per fare qualcosa, e non l'hanno fatto"). Joe Biden, che ci terrebbe a passare alla storia come il presidente "più favorevole ai sindacati", l'ha invitato alla Casa Bianca per congratularsi con lui a favore di fotografi. A quanto pare, mentre gli stringeva la mano avrebbe sussurrato, "sei un bel guastafeste, figliolo".

Ma ad averlo deluso per davvero sarebbe stato il commento pronunciato con le migliori intenzioni dalla vicepresidente Kamala Harris ("Tutto il mondo sta guardando ciò che state facendo ad Amazon!"). "Ma che cazzo, Kamala, il mondo guarda anche voi!" avrebbe voluto dirle. Come se presidente e vice fossero semplici spettatori e non l'uomo e la donna più potenti del Paese, anzi del mondo. "No, i politici non mi piacciono. Non mi piacciono quelli che parlano e non fanno un cazzo! Non più tardi di dicembre Biden ha tradito i ferrovieri facendo passare una legge che ne ha impedito lo sciopero. Immaginatevi se non fosse stato pro labor...".

Quanto a lui, in un mix difficilmente quantificabile tra provocazione e serietà, non esclude niente: "Candidarmi? Perché no. Anche per la Casa Bianca. Risolverò tutto io". Quando ancora non aveva rinunciato al sogno del rap, in un pezzo intitolato Work giocava così con il "piccolo" del suo cognome: "Sono Chris Smalls, palle grandi". Se ha piegato il secondo datore di lavoro del Paese, espugnando lo stabilimento dove nel 2019 c'era una quota di feriti maggiore che tra i minatori, nell'azienda che ha un tasso di incidenti gravi doppio degli altri addetti alla logistica, cosa può spaventarlo?