La famiglia giusta non esiste
di Michele Serra , di Michele SerraCaro Michele Serra, sono d’accordo con lei quasi su tutto, ma non sono convinta della sua risposta al lettore Pagani in merito al tema dell’utero in affitto. A parer mio le scelte, anche quella di disporre come si vuole del proprio corpo, sono veramente libere solo se affrancate dal bisogno o dalla coercizione a vari livelli come nel caso delle prostitute, spesso sfruttate e vittime di ignobili tratte, o di molte madri surrogate che spesso non hanno mezzi sufficienti per vivere dignitosamente e accettano di sottoporsi a questa pratica solo per ricavarne un sostentamento. Continuo a pensare che i bambini frutto di tali pratiche vadano tutelati ma che sarebbe meglio evitarle perché pongono molti problemi etici.
Patrizia Porcaro
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Caro Michele Serra, lei fa notare che …
Caro Michele Serra, sono d’accordo con lei quasi su tutto, ma non sono convinta della sua risposta al lettore Pagani in merito al tema dell’utero in affitto. A parer mio le scelte, anche quella di disporre come si vuole del proprio corpo, sono veramente libere solo se affrancate dal bisogno o dalla coercizione a vari livelli come nel caso delle prostitute, spesso sfruttate e vittime di ignobili tratte, o di molte madri surrogate che spesso non hanno mezzi sufficienti per vivere dignitosamente e accettano di sottoporsi a questa pratica solo per ricavarne un sostentamento. Continuo a pensare che i bambini frutto di tali pratiche vadano tutelati ma che sarebbe meglio evitarle perché pongono molti problemi etici.
Patrizia Porcaro
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Caro Michele Serra, lei fa notare che le perplessità sull’utero in affitto “non autorizzano nessuno a vietare per legge condotte liberamente scelte”. Ora, se lei fosse un paladino del neoliberismo non ci sarebbe nulla di strano – anche se, presumibilmente non sarei stato un suo affezionato lettore. Ma se lei crede, come credo io, che vi è autentica libertà solo quando non si è costretti dal bisogno, allora come dobbiamo definire queste condotte? Due mesi fa sono stato a Los Angeles a trovare degli amici; questi, pur essendo fierissimi difensori dei diritti LGBT, ammettevano serenamente che le donne che si prestano a fare da madre surrogata appartengono agli strati ai margini della società. È questo che vogliamo definire “condotta liberamente scelta”?
Claudio Calabrese
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Caro Serra, un’idea (sicuramente balzana) mi è balenata nella mente riguardo al riconoscimento dei figli delle coppie arcobaleno e alla polemica che ne è scaturita su maternità surrogata e utero in affitto. Se ricordo bene, anche Dio scelse per suo figlio questa pratica. Il buon falegname Giuseppe, che aveva rispettato la verginità di Maria, non era il padre naturale di Gesù ma fece assieme a Maria un lungo viaggio per poter partecipare al censimento della sua famiglia. Riflettevo ancora (ho una certa età e a volte sono un poco confusa) che non ho mai capito quale sia il sesso degli angeli ma non me ne preoccupo più di tanto; l’importante è che svolgano bene il compito per cui siano stati creati.
Laura Barbato Gambardella
Bel dibattito. Vero, non vi è “autentica libertà” se si è spinti dal bisogno. E sicuramente le donne che portano a termine una gravidanza per conto terzi sono, in larghissima parte, costrette dal bisogno. Già il termine “utero in affitto” è decisamente antipatico: si affittano i bilocali, non gli uteri. Ma non sono forse spinte dal bisogno anche le madri che lasciano il neonato in ospedale (recente il caso del bambino Enea, a Milano)? E non è forse largamente prioritario, nel caso di un bambino concepito da un corpo e poi destinato a essere allevato da altre persone, proteggere il bambino, considerarlo uguale agli altri, non criminalizzare le condizioni anomale, eppure tutt’altro che rare, nelle quali è nato?
La gravidanza “per conto terzi”, tra le tante pratiche – ben più obbrobriose e cruente – che discendono dalla mercificazione del corpo (traffico di organi, schiavitù sessuale, pedofilia, prostituzione non liberamente scelta) ha come fine la nascita, e già questo suggerisce qualche esitazione nel giudizio, e molta prudenza nel legiferare. Chi nasce, nasce e basta, è prima di tutto a lui che si deve portare rispetto. Il dibattito sull’utero in affitto, sulla sua liceità etica, sulla sua non sottesa natura “classista”, è poi perfettamente legittimo. Ma non me la sentirei proprio di dichiarare fuori legge, o socialmente stigmatizzabile, qualunque nascita non convenzionale. Dobbiamo batterci per l’autodeterminazione di tutte le persone e prima di tutto delle donne, il cui corpo è sottoposto da millenni alle più varie e oppressive pratiche di sottomissione.
Ma dobbiamo farlo senza codificare in partenza il giusto concepimento, la giusta maternità, la giusta famiglia, in breve “il giusto amore”. A quello già pensa, facendo il suo mestiere, la destra.