✕

Promessi sposi? Il libro no, ma ho visto il film. Tutte le parodie del capolavoro di Manzoni

Il Trio (Tullio Solenghi, Anna Marchesini, Massimo Lopez) nella parodia televisiva dei Promessi Sposi (1989). mondadori portfolio 
Per tanti italiani il capolavoro manzoniano è solo uno spiacevole ricordo scolastico. Funzionano meglio le parodie. Peccato. In alternativa c’è sempre l’Adelchi
3 minuti di lettura

Manzoni, chi era costui? Per la maggior parte delle generazioni di italiani viventi: un ricordo scolastico. Un libro obbligatorio, I Promessi Sposi. Tre anni con Dante e due con quello. Una divina commedia e un’umana tragedia, entrambe inevitabili. Letture forzate, di conseguenza poco amate. «Per giovedì, il capitolo ventuno, conoscerete l’Innominato». Una contraddizione in termini. Un salto indietro nel tempo, sebbene preceduto da assicurazioni ex cathedra: «Vi ci ritroverete, perché è uno di quei libri universali». Certo, come no: convincete sedicenni che non leggono o che avevano invece già affrontato García Márquez, Hemingway, Nabokov. “Attualità del Manzoni”, un tema inesorabile. Seguito a “Attualità di Omero” (c’è sempre una guerra o qualcuno che smarrisce la strada di casa), “Attualità di Dante” (Collocare nei vari gi…

Manzoni, chi era costui? Per la maggior parte delle generazioni di italiani viventi: un ricordo scolastico. Un libro obbligatorio, I Promessi Sposi. Tre anni con Dante e due con quello. Una divina commedia e un’umana tragedia, entrambe inevitabili. Letture forzate, di conseguenza poco amate. «Per giovedì, il capitolo ventuno, conoscerete l’Innominato». Una contraddizione in termini. Un salto indietro nel tempo, sebbene preceduto da assicurazioni ex cathedra: «Vi ci ritroverete, perché è uno di quei libri universali». Certo, come no: convincete sedicenni che non leggono o che avevano invece già affrontato García Márquez, Hemingway, Nabokov. “Attualità del Manzoni”, un tema inesorabile. Seguito a “Attualità di Omero” (c’è sempre una guerra o qualcuno che smarrisce la strada di casa), “Attualità di Dante” (Collocare nei vari gironi infernali i personaggi famosi del presente), di Leopardi, Carducci, Verga.

Non uno che sia stato prigioniero del suo tempo. Non uno che non scrivesse sotto metafora, allusivo. Ricordarsi che il Manzoni raccontava il Seicento, ma descriveva il suo Ottocento: Don Rodrigo è l’usurpatore straniero. Sottolineare l’aspetto profetico (la letteratura come intuizione): dalla peste al coronavirus.

Come sempre si partiva con gran foga. Tutti ricordiamo il ramo del lago di Como. Qualcuno sostiene che sia circondato da una selva oscura in cui si ritrovò, nel mezzo del cammin, un prete di nome don Abbondio. Grande attenzione agli incipit, memorabili i bravi per via del nome contrastante con la funzione e il matrimonio che non s’ha da fare. Consegnate al futuro per infinite variazioni quella e altre frasi famose, disgiunte dal contesto. La sventurata rispose. Il vaso di coccio tra vasi di ferro. E quell’alibi concesso alla codardia di troppi: «Chi non ha il coraggio non se lo può dare». Una scusa utilizzata a ripetizione, per ogni circostanza in cui era richiesto un salto di qualità, un sacrificio, un richiamo alla coscienza. Scusate, non ho coraggio e quindi non me lo posso dare. E chi lo dice? Non so, l’ho studiato a scuola.

Da un certo punto in poi, più o meno dalla peste, dall’apparizione futuribile degli untori e dei monatti, la storia si sfaldava, la concentrazione (perfino degli insegnanti) calava. Se chiedi a qualcuno come finiscono i Promessi Sposi è facile ricevere risposte sbagliate. Il ripetente di un liceo romano così riassunse la sua esperienza di lettore: «Professore’, a me ‘sto libro m’è piaciuto, ma una cosa nun ho capito: perché Renzo insegue per tutti ‘sti capitoli qua’ moscia de Lucia». La classe ebbe un attimo di sospensione mentale poi fece scrosciare un applauso della consistenza e durata di quello seguito al commento di Fantozzi sulla Corazzata Potemkin.

Il punto è che molti libri, forse tutti, fanno una diversa impressione a seconda dell’età in cui li si legge. Chi mai rilegge i Promessi Sposi da adulto? Resta conficcato là, nell’adolescenza che poco volle saperne.

«Non l’ho letto, ho visto il film», si sente spesso dire. Lo sceneggiato (al tempo non si diceva fiction o mini-serie) tratto dal romanzo di Manzoni si incasellò in quella tv d’epoca, un po’ ingenua, tra la Cittadella di Cronin (che rivelò Alberto Lupo), il Circolo Picwick di Dickens (che Gregoretti rielaborò con fantasia) e l’Odissea omerica introdotta da Ungaretti. Passò alla storia, ma come lo fece un soprammobile di vetro poggiato su un centrino, sopra l’apparecchio. Bravi tutti: Nino Castelnuovo, Paola Pitagora, Luigi Vannucchi, Massimo Girotti, ma forse proprio per questo molti si convinsero che quei Promessi Sposi fossero di Sandro Bolchi, non Manzoni.

Né aiutarono le parodie: dal Monaco di Monza con Totò, Macario e Celentano a quella del Trio Solenghi-Lopez-Marchesini. Perfino la mia classe al liceo ne mise in scena una e fu la volta in cui più studiammo il testo. Quando ricomparve, poi, il Manzoni? Come un fiume carsico: sulle banconote da centomila lire, nel bel romanzo di Alessandro Zaccuri (Poco a me stesso) in cui l’autore gli concede di aprire una sliding door e vivere una vita alternativa.

Una clamorosa rivincita nel tempo Manzoni se l’è presa grazie a un errore di prospettiva: quello di considerarlo sempre e soltanto per la sua opera maggiore. Invece del romanzo studiato al liceo a me sovviene una tragedia affrontata (parzialmente)  addirittura alle scuole medie, quando mi venne chiesto di imparare a memoria il secondo coro dell’Adelchi, tragedia dedicata al figlio del re longobardo. Il titolo è Dagli atrii muscosi. La ricordo (e la recito per me stesso, pur non essendo Carmelo Bene) ancora oggi: “Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti, dai boschi, dall’arse fucine stridenti, dai solchi bagnati di servo sudor un volgo disperso repente si desta...”. È un canto dolente, racconta di gente che aspetta invano la liberazione per mano di un esercito straniero. Ha immagini forti, versi indimenticabili (“con l’agile speme precorre l’evento”) e si adatta a molte vicende dei secoli a venire, perfino contemporanee. Dall’Europa dell’Est all’Iraq. Eccola, dunque, innegabile, “l’attualità del Manzoni”: “Tornate alle vostre superbe ruine”, o scettici che ne avete dubitato.

Sul Venerdì del 5 maggio 2023